Indignati e monorotaia spaccano la giunta – A Bologna Pd sempre più distante dagli alleati

di David Marceddu

da Il Fatto Quotidiano On Line

La grande opera che dovrebbe collegare la stazione all’aeroporto rischia di non vedere la luce. Sel e Italia dei Valori sono contrari, il Movimento 5 Stelle guida da tempo una battaglia per il no. A sostenerla resta il Pd che non vuole fare torti al Ccc, il Consorzio cooperative costruzioni che si è aggiudicato l’appalto e la gestione per almeno 35 anni

La maggioranza al Comune di Bologna, col Sì del solo Partito democratico tira dritto e tra le contestazioni dei cittadini, vota perché i lavori del People mover vadano avanti. Dunque ora i cantieri potrebbero partire a gennaio, ma la compagine di centrosinistra si divide e l’opposizione ribattezza l’opera “Pd Mover”.

Oggi infatti in consiglio comunale, di fronte a un ordine del giorno del Movimento 5 Stelle che chiedeva lo stop ai cantieri in partenza a gennaio, Sinistra ecologia e libertà si è astenuta e l’Italia dei Valori non ha partecipato al voto, mentre l’opposizione ha votato a favore della sospensione. A seguire la seduta c’erano una ventina di cittadini del comitato No People mover, che al momento della votazione e della non approvazione hanno contestato la maggioranza al grido di “Vergogna” forti della recente raccolta firme contro l’opera. Dopo il voto, la seduta dell’assemblea è stata sospesa.

Con quello sul People mover i punti di contrasto tra le componenti della maggioranza che sostiene il sindaco del Pd Virginio Merola diventano due, dopo le divisioni evidenziatesi la scorsa settimana sugli sgomberi degli indignati. Dieci giorni fa il sindaco aveva usato parole dure contro le occupazioni di due edifici nel pieno centro cittadino a pochi metri da Piazza Maggiore: “Hanno piacere a finire sui giornali con le occupazioni illegali? Ci finiranno anche per gli sgomberi”. Le parole del primo cittadino avevano fatto fibrillare gli alleati di Sel che subito avevano ribattuto: “Lavoreremo in consiglio comunale per fermare lo sgombero”. In poche ore Merola aveva tuttavia fatto una parziale marcia indietro. Prima aveva trovato un accordo (e una nuova sede comunale) per una parte degli occupanti, gli indignati più vicini a Sel, ma contemporaneamente non aveva mosso un dito per evitare lo sgombero dei giovani di Santa Insolvenza, che avevano occupato un vecchio cinema. Ora il nuovo scontro: nessun voto contrario, ma la rottura del centrosinistra sulla questione della monorotaia potrebbe essere solo rimandata.

I 4 consiglieri di area vendoliana già avevano espresso il loro scetticismo nei confronti della grande opera, presentando nei giorni scorsi una sorta di interrogatorio alla giunta guidata dal sindaco Virginio Merola. Gli esponenti di Sel avevano concesso al primo cittadino un massimo di 15 giorni per avere risposte “esaustive e convincenti circa l’opportunità e la sostenibilità dell’opera”. Da qui la scelta odierna dell’astensione: “Le risposte comunque dovranno arrivare”, ha detto il consigliere Lorenzo Sazzini.

L’ordine del giorno presentato dal consigliere Massimo Bugani, impegnava la giunta “a sospendere ogni operazione (…) fino alla conclusione dell’istruttoria pubblica e comunque fino a che non sarà trovato un nuovo assetto di finanziamento dell’opera che veda un coinvolgimento degli enti pubblici o delle società a partecipazione pubblica fortemente ridotto”. Poi Bugani ha concluso: “Colleghi del Pd, lo avete capito benissimo che in quest’opera c’è qualcosa non va. È inutile che tentiate di nasconderlo”.

Ma niente da fare. Nonostante le molte incognite dell’opera non ancora chiarite dalla Marconi express (la società di progetto che dovrà realizzare la monorotaia Stazione-Aeroporto), Palazzo d’Accursio non si ferma. La società Marconi Express, formata da Consorzio cooperative costruzioni (Ccc) e l’azienda trasporti bolognese (Atc), ha peraltro chiesto al Comune mercoledì scorso un allungamento della concessione in project financing da 35 a 40 anni. “Il riequilibrio si è reso necessario a causa dell’importante variante alle strutture richiesto da Rete ferroviaria italiana e anche dall’inasprimento dei parametri finanziari che le banche hanno voluto ridefinire”, aveva ammesso Rita Finzi, presidente di Marconi Express e dirigente Ccc.

Il People mover da mesi mostra una serie di contraddizioni e criticità che stanno portando l’opinione pubblica cittadina a prenderne le distanze. Secondo i detrattori ci sono criticità strutturali, visto che si potrebbe sostituire facilmente con un trenino già esistente e una stazione vicina. Ci sono poi criticità contrattuali: la società Marconi express, infatti, costituita al 75 % da Ccc e al 25 % da Atc, entro pochi anni diventerà al 100 % di Atc, l’azienda trasporti comunale. Il Comune di Bologna diventerebbe in pratica con Atc concessionario di sé stesso in un’opera che, invece, dovrebbe essere gestita da un privato. Si è insomma creato un paradosso e ora Ccc e il Comune da settimane cercano disperatamente nuovi soci che sgravino Atc.

Due giorni fa il comitato No people mover aveva presentato 3.700 firme raccolte in 20 giorni con una petizione popolare per l’apertura di una istruttoria pubblica (la sottoscrizione era stata firmata dagli stessi consiglieri di Sel oggi astenuti). L’istruttoria sarà un momento ufficiale di confronto pubblico dovuto ai cittadini da parte del Comune, il quale a sua volta dovrà indirla entro due mesi.

Tuttavia, anche se i conti non tornano e la città si muove (è contraria anche la Cgil, nonostante la promessa di centinaia di posti di lavoro con l’apertura dei cantieri), lo stesso assessore alla Mobilità del Comune, Andrea Colombo, proteste o non proteste, istruttoria o non istruttoria, ha detto che non ci si ferma: “Questa città non può eternamente discutere”.

A portare le firme a Palazzo d’Accursio sabato era stato il comitato cittadino No People mover, lo stesso che oggi in Consiglio ha inscenato una protesta durante la discussione. I manifestanti indossavano tutti una magliettina con lo slogan “3.700 firme in 20 giorni. La città vi sta osservando”.

Ormai i tempi per fermarsi sono sempre più ristretti. Tuttavia, a cantieri non ancora avviati e con i contratti con le banche non tutti ancora firmati, uno stop ai lavori è ancora possibile senza grosse penali.

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