«I lavori per il Civis non dovevano iniziare»

dal Corriere di Bologna del 26 dicembre 2011

BOLOGNA – I lavori del Civis non sarebbero nemmeno dovuti cominciare. A dichiarare abusiva la posa della prima pietra del discusso tram a guida ottica è la perizia affidata dai pm Valter Giovannini e Antonello Gustapane all’avvocato Francesco Gualandi, esperto di diritto amministrativo, e al professor Giulio Maternini, docente di diritto dei trasporti a Brescia.

I consulenti bocciano senza appello Comune e Atc che nonostante l’assenza del via libera sulla sicurezza del mezzo, decisero lo stesso di far partire i cantieri: «Appare rilevante che si sia consentito, in assenza di una previa validazione del progetto, con l’ottenimento del prescritto nulla osta definitivo, il concreto avvio dei lavori – scrivono i periti – con il rischio, poi concretamente verificatosi, di una possibile bocciatura del sistema “innovativo” proposto da parte della commissione di sicurezza, con tutti gli evidenti ed inevitabili inconvenienti derivanti dal fatto che medio tempore si sia proceduto ad effettuare la fornitura e a realizzare le opere civili».

Un via libera non solo avventato, «di grande impatto sulla città e sostanzialmente irreversibile», ma anche contrario alle norme su sicurezza e regolarità dei trasporti. Eppure, si sottolinea nella perizia depositata il 12 dicembre in vista della chiusura dell’inchiesta della Procura, «nonostante chiare previsioni di legge e atti di gara, e nonostante si fosse pienamente consapevoli che la tecnologia non era standard e che le forniture e il sistema di via guidata in genere avrebbe potuto risultare inutilizzabile in assenza del nulla osta del Ministero sulla sicurezza, il contratto di appalto è stato stipulato prima del rilascio definitivo e senza alcuna certezza circa l’ottenimento in via definitiva».

Ma a finire sotto accusa è tutto l’iter che ha portato all’assegnazione dell’appalto e alla realizzazione del Civis. Ai consulenti bastano poche righe in fondo alle 80 pagine della perizia per «affermare con un sufficiente grado di certezza, che le procedure seguite presentino profili di contrasto con i principi dell’azione amministrativa (imparzialità e buon andamento), nonché eccessi di potere per illogicità e sviamento». Non si capisce poi perché il Comune abbia delegato ad Atc attuazione del sistema e gestione della gara, peraltro violando la normativa regionale. Così facendo ha abdicato dal ruolo di garante dei cittadini, sulle cui teste sarebbero ricaduti costi e disagi.

Per i consulenti, «non si evince l’interesse pubblico che si è voluto soddisfare delegando ad Atc l’elaborazione del sistema, e dunque la scelta fra le varie soluzioni possibili, riservando agli enti, primo fra tutti il Comune, solo un potere di approvazione di decisioni già assunte, malgrado la loro estrema rilevanza per la città». Non mancano rilievi nemmeno sulla commissione di pre-qualifica (di cui fece parte Claudio Comani) che doveva valutare i requisiti delle 5 imprese che avevano presentato domanda di partecipazione alla gara. Tra queste, la Apts Bv-Garboli fu l’unica a non ricevere la lettera di invito. Fu fatta fuori dalla commissione per mancanza di requisiti. Per i periti però «l’esclusione appare eccessiva, dato che la commissione ben avrebbe potuto/dovuto ammettere il concorrente e richiedere un’integrazione documentale». Del resto, per la Procura, quel bando aveva un vincitore annunciato.

Daniela Coreno
Gianluca Rotondi

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