Civis, sequestrati 77 milioni Beni bloccati a Ccc e Irisbus

Maxioperazione della Finanza. Colpiti anche gli ex Atc Vestrucci e Comani. Il fermo garantirà il risarcimento in caso di condanna per corruzione

da Il Corriere di Bologna on line del 7 marzo 2012

 

Il Civis

BOLOGNA – La cifra è da capogiro: 77 milioni di euro. È il valore complessivo dei beni che ieri sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza al Ccc (Consorzio Coop Costruttori), a Irisbus e a due ex consiglieri di Atc, gli ingegneri Paolo Vestrucci e Claudio Comani. Il decreto di sequestro, firmato dal gip Andrea Santucci, è stato chiesto dal procuratore aggiunto Valter Giovannini e dal pm Antonello Gustapane, che indagano sul Civis, in relazione all’ipotesi di accusa di corruzione.

Si tratta di un sequestro preventivo finalizzato alla confisca, uno strumento che serve a garantire la rifusione del danno in caso di condanna.

Nel dettaglio: al Ccc sono stati sequestrati beni per 41,5 milioni di euro, a Irisbus per 34,5 milioni fra cui l’intero stabilimento di Avellino; a Vestrucci beni per 872 mila euro e a Comani per 315 mila. Nel caso del colosso cooperativo e dell’azienda torinese del gruppo Fiat, il valore dei beni a cui sono stati messi metaforicamente i sigilli (in realtà viene fatta un’annotazione presso i pubblici registri per impedirne la vendita o altre operazioni) equivale alla cifra fino a questo momento percepita dalle due aziende per la realizzazione del progetto Civis: i cantieri stradali, per il Consorzio costruttori, e i mezzi, per Irisbus. Soldi pubblici, versati dagli enti che hanno potuto commissionare il Civis grazie ai finanziamenti della legge numero 211/1992 per gli «Interventi nel settore dei sistemi di trasporto rapido di massato». Soldi che Ccc e Irisbus avrebbero incassato — secondo l’accusa — indebitamente perché frutto di un contratto stipulato sulla base di un precedente accordo corruttivo.

Le cifre sequestrate ai professori Comani e Vestrucci sono invece, ad avviso della Procura, il prezzo della loro corruzione: quello che avrebbero incassato — indirettamente, tramite società a loro collegate o sotto forma di consulenze o collaborazioni — da Ccc e Irisbus perché approvassero il progetto del Civis. L’ipotesi di corruzione riguarda anche l’ex sindaco Giorgio Guazzaloca e l’ex numero uno di Atc Maurizio Agostini: anche per loro la Procura aveva chiesto il sequestro preventivo, ma Santucci non l’ha concesso ritenendo che il reato per entrambi si sia già prescritto. Accusati di corruzione sono anche i cinque soci della concessionaria Fiat bolognese Maresca e Fiorentino, la cui posizione è stata però stralciata nei mesi scorsi per effettuare ulteriori indagini. A Guazza e agli altri, invece, è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini.

E ieri, il colpo di scena maturato nell’arco di tre mesi: il maxisequestro era stato chiesto a dicembre e il decreto è di tre settimane fa. Ieri, dunque, i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria hanno bussato nella mattinata alle porte del palazzo del Ccc a Borgo Panigale, mentre a Torino e ad Avellino e in altre località del Centro Nord i loro colleghi facevano la stessa cosa. Naturalmente, i legali delle persone fisiche e delle aziende colpite da questo provvedimento non staranno con le mani in mano.

Di sicuro faranno ricorso al Tribunale del Riesame per chiedere il dissequestro degli immobili e delle società. E se Ccc e Irisbus dovessero avere ragione e dovessero decidere di rivalersi su chi l’appalto l’ha firmato, cioè sulle pubbliche amministrazioni, per queste amministrazioni si aprirebbe un problema serissimo di conti. Un problema che potrebbe diventare drammatico se si tiene conto anche delle riserve (i costi in più dovuti ai ritardi dei lavori), che a oggi sono già arrivate a 86 milioni di euro. Anche su questo punto l’Ati (associazione temporanea di imprese capeggiata da Ccc e Irisbus) ha sempre detto che i ritardi sono da ascrivere all’amministrazione comunale e ad Atc, che hanno apportato numerose modifiche al progetto iniziale. Atc e Comune, dal canto loro, incolpano le aziende che, sostengono, hanno prolungato a dismisura i tempi della progettazione.

Daniela Corneo
Amelia Esposito

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