Civis, i vertici di Atc condizionarono l’appalto

Il Riesame: importante il ruolo di Agostini, ma l’ex presidente non fu corrotto

da Repubblica Bologna del 29 aprile 2012

La gara per aggiudicarsi la costruzione del Civis venne condizionata dai vertici di Atc, ma non ci sono elementi per dire che l’ex presidente dell’azienda di trasporti, Maurizio Agostini, sia stato corrotto. A stabilirlo sono i giudici del tribunale del Riesame, che scrivono: «Le ripetute e continue violazioni riscontrate durante le varie fasi della procedura che ha portato all’aggiudicazione dell’appalto all’Ati Irisbus Italia spa – CCC scarl, proseguite anche dopo tale aggiudicazione, non possono trovare altra spiegazione se non nella ferma e ostinata volontà dei vertici di Atc di garantire l’assegnazione all’indicata Ati dell’appalto-concorso». I giudici motivano così il rigetto dell’appello del pm Antonello Gustapane contro la decisione del gip di non concedere il sequestro preventivo di beni per circa 80 mila euro dell’ex presidente di Atc Maurizio Agostini. La misura fu chiesta dalla Procura nell’ambito dell’inchiesta per corruzione sul Civis. Ma per i giudici manca il «fumus della dazione di denaro ad Agostini». «Il nutritissimo elenco di irregolarità constatate — si legge ancora nelle motivazioni — è un indicatore
univoco del perseguimento di interessi particolari che sono da identificare con quelli propri dell’Ati Irisbus spa-Consorzio Cooperative Costruzioni». E Agostini «ha avuto un ruolo di particolare importanza nella vicenda, in quanto era presidente del cda di Atc spa». Per il Riesame resta però da verificare se sussiste la «prova» del pagamento di 64.512 euro dal Centro di ricerche Fiat (per tramite di Tbridge spa) a Link srl, società amministrata da Agostini; sia sulla natura illecita della somma di 14 mila euro erogata da Irisbus a Cicliutility srl, di cui l’ex Atc era titolare di una quota del 15%. La conclusione è che «manca qualsiasi elemento di prova idoneo a far ritenere che per il tramite di Tbridge spa sia giunto del denaro dal Centro ricerche Fiat a Link srl. Pertanto quanto corrisposto non può essere ritenuto il prezzo della corruzione
di Agostini». Stesso discorso per i 14 mila euro. «Che tale somma possa essere stata parte del prezzo della corruzione dell’appellato — scrivono infine i giudici — non trova alcuna valida giustificazione, anche alla luce del fatto che non è emerso che l’Agostini abbia tratto una qualche effettiva utilità da tale dazione».

(di Alessandro Cori)

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