RIGORE, EQUITA’ E CRESCITA PER LA DIFESA DEI BENI COMUNI

Il naufragio del Civis, ed ora l’imminente flop del People Mover, dimostrano come Bologna – comuni metropolitani inclusi – sia affetta da una malattia grave che potremmo ormai definire “recidivante oltraggio ai beni comuni“.

Scegliere di dissipare denaro pubblico (180 milioni di euro per il Civis e 110 milioni di euro per il People Mover) in opere sbagliate, inutili e dannose non è visto dalla classe dirigente attuale come un atto criminoso da perseguire, ma al contrario è uno sfoggio di modernità e un’operazione di marketing di puro autocompiacimento.

Per fortuna Bologna è ricca di forze e di risorse umane capaci di tutelarla.

I progetti Civis prima e People Mover ora hanno fatto registrare uno stop grazie all’intervento della magistratura, ma molto probabilmente questo non sarebbe avvenuto se non si fosse sviluppato un movimento di cittadini che con RIGORE, e senza sosta, si sono battuti per fermare queste opere.

Le energie civiche in campo si muovono attorno ad un comune sentire di EQUITA’ e SOLIDARIETA’; vogliamo ricordare solo alcuni esempi che riteniamo significativi.

La lotta degli studenti, degli insegnanti e del Nuovo Comitato Articolo 33, a tutela della scuola pubblica e contro il precariato, e del comitato Acqua Bene Comune, che si batte a livello locale contro la politica di Hera e la privatizzazione di un bene comune primario.

La salvaguardia di brillanti spazi culturali quali Bartleby, che continua a resistere nei locali di via San Petronio Vecchio nonostante la minaccia di uno sgombero imminente, e XM24, che rischia di vedersi sottratti spazi vitali a causa della speculazione edilizia selvaggia nell’area dell’ex mercato ortofrutticolo.

Gli inquilini della palazzina di via Achillini, che più di quattro mesi fa hanno deciso di cambiare la loro situazione abitativa, occupando insieme ad Asia/USB uno stabile vuoto, lasciato da 20 anni in mano all’incuria e a disposizione quindi degli speculatori edilizi.

Il collettivo Làbas che, occupando la Caserma Masini, ha recentemente restituito alla comunità spazi inutilizzati da troppo tempo, sottraendo al tempo stesso beni demaniali alla svendita e alla speculazione.

Arriviamo infine alle singole lotte dei lavoratori, passate spesso sotto silenzio. Come quelle dei lavoratori del Tecnopolo, di cui si discute da molti anni e nel quale si sono già buttati molti soldi pubblici per un progetto mai nato nell’ex Manifattura Tabacchi. E come quelle dei facchini di Coop Centrale Adriatica: lavoratori sotto ricatto, ai quali è stato impedito di entrare in assemblea sindacale per esprimere un voto contrario al nuovo contratto di lavoro impostogli, che li vedrà scivolare verso la precarietà e la disoccupazione: Anzola Emilia come Pomigliano, una cooperativa come una multinazionale.

La forza di Bologna ruota tutta attorno al mondo del lavoro, dell’attivismo e dell’associazionismo, vero antidoto contro il declino, per una CRESCITA di consapevolezza e di partecipazione vera alla vita politica del nostro territorio.

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