Bologna, no al people mover

Appalti. L’Autorità di vigilanza boccia l’operazione da 105 milioni per collegare stazione Fs e aeroporto

da Il Sole 24 Ore del 29 maggio 2013

«Troppi rischi in carico al Comune: tradito il project financing». La società Marconi Express: patti parasociali già in corso di revisione, il socio costruttore Ccc disponibile a rimanere nella gestione

Un project financing trasformato in un semplice contratto di appalto. Una concessione fittizia. Snaturata attraverso la cooptazione di una società pubblica partecipata dal Comune nella società di progetto, da cui è prevista la rapida e graduale uscita dell’unico socio privato costruttore. Così il Comune da concedente ritorna concessionario, con una strana parabola che getta un’ombra sulla parità di trattamento dei concorrenti in sede di gara e riporta i rischi di gestione dell’opera, nominalmente attribuiti ai privati, in mano pubblica. E’ l’accusa che l’Autorità di Vigilanza muove nei confronti dell’operazione «people mover», il sistema di collegamento leggero tra aeroporto e stazione ferroviaria di Bologna. Un investimento dal costo complessivo di 105,3 milioni per 5
km di binari che ora – sulla base della radiografia elaborata dal Consiglio dell’Autorità con la deliberazione 18/2013 – finisce sul tavolo delle procure (Corte di conti e Procura della repubblica di Bologna).
Tutto parte nell’aprile 2009 quando il Comune di Bologna assegna al Consorzio cooperative costruzioni (Ccc) la concessione per realizzare l’opera. Per sostenere l’operazione Ccc, a gennaio 2010, sottoscrive un patto parasociale con l’azienda che gestisce il trasporto pubblico a Bologna e Ferrara, l’allora Atc, poi diventata Tper (Trasporto passeggeri Emilia Romagna). Un’azienda pubblica «partecipata significativamente» dal Comune di Bologna, sottolinea l’Autorità, visto che il capitale è detenuto per il 30,11% dall’amministrazione felsinea e per il 13,79% dalla Provincia. La quota maggiore (46,13%) è in mano alla Regione, il resto suddiviso tra diversi altri enti locali. Il punto, ricordano a Via Ripetta, è che cooptando l’azienda pubblica nella società di progelto
Marconi Express, Ccc sottoscrive un patto parasociale che «una volta eseguite le opere, prevede una rapida riduzione della presenza di Ccc nella società di progetto». «Tenendo indenne Ccc – è la conclusione – da ogni responsabilità o adempimento». Tutto il contrario di quanto dovrebbe accadere in un project financing, dove in capo ai privati dovrebbe rimanere una quota maggioritaria dei rischi derivanti dall’investimento. «Alla cooptazione di Tper SpA nella fase post contrattuale – attacca l’Autorità -, si oppongono motivazioni non superabili». Tra queste il fatto che «operando la cooptazione arbitraria del socio pubblico senza la copertura del bando di gara, si viola il principio della parità di condizioni dei concorrenti». Se si voleva costruire una società di
progetto con una società pubblica, la strada maestra secondo l’Autorità, sarebbe stata quella del partenariato pubblico-privato
istituzionalizzato. È invece «evidente come il comune di Bologna abbia seguito una procedura confusa, affatto coerente con il codice dei contratti pubblici». «In tali condizioni, il project fìnancing viene ad essere snaturato dal suo modello naturale, cioè di un istituto da fìnanziare prevalentemente (o esclusivamente!?) attraverso l’intervento di capitali privati, avendo incautamente assegnato
al Comune il doppio ruolo di concedente e concessionario».
Troppi rischi in capo al Comune, insomma. L’Autorità è scettica anche sulla revisione dei patti che dovrebbero portare all’ingresso di Orizzonte Sgr (Camere di Commercio) nella Marconi Express. Una soluzione che «appare lontano dal concretizzarsi», si legge nella delibera. Dal canto suo Marconi Express risponde che «i patti parasociali sono già in revisione». Quanto alla permanenza nella società di Ccc la società «ha espresso valutazioni giuridiche differenti nelle audizioni istruttorie anche se, sul punto, il socio
costruttore ha già accettato, nella revisione dei patti, di rimanere nella società».

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