Lo sciopero che fece paura

Probabilmente è ancora impresso nella memoria degli amministratori lo sciopero degli autisti che senza preavviso e senza l’appoggio dei sindacati confederali bloccarono completamente il trasporto pubblico nella provincia di Bologna il 14 marzo scorso. In questo articolo Olivio Romanini spiega quanto abbia influito sulla trattativa per la privatizzazione di Tper il timore di scioperi selvaggi. Timori fondati evidentemente su un’intima consapevolezza del fatto che le privatizzazioni comportino un peggioramento delle condizioni lavorative.

http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/cronaca/2013/9-luglio-2013/rischiavamo-tsunami-tper-ombra-scioperi-raffica-2222067514205.shtml

«Rischiavamo lo tsunami». L’ombra di scioperi a raffica che ha spaventato Merola

Il retroscena. Il sindaco non ha voluto aprire un nuovo fronte a sinistraLa Cgil: «Adesso un confronto vero»

Cosa è successo nel week-end per giustificare un così clamoroso passo indietro sulla necessità da parte di Comune e Regione di vendere le loro quote in Tper dando il via alla privatizzazione della società? La verità è piuttosto semplice: il blocco di forze che senza incertezze voleva scongiurare questa eventualità si è dimostrato più forte e più unito. Un ruolo rilevante l’ha giocato senza dubbio la Provincia che detiene il 18,79% e che non è mai stata sfiorata dal dubbio di vendere. Un notevole contributo per portare a casa il risultato l’ha fatto anche l’opposizione di Sinistra e Libertà in Comune, un partito che in questi primi due anni è passato sopra a molte cose ma che non avrebbe potuto passare sopra la privatizzazione dell’azienda dei trasporti. Ma la parte rilevante l’ha fatta il sindacato, il vero vincitore di questa contesa durata lo spazio di un week end. Oggi, come ha spiegato il segretario regionale della Camera del Lavoro, Cesare Melloni, Cgil, Cisl e Uil presenteranno un documento sulla situazione dell’azienda e sulle sue prospettive. Ma nel weekend i telefoni sono squillati
parecchio e la parola più ricorrente pronunciata al telefono è stata «sciopero». Inutile girarci intorno: «Diciamo – spiega il rappresentante di uno degli azionisti di Tper – che si è evitato uno tsunami. All’ordine del giorno c’era il concreto rischio di scioperi selvaggi senza alcun preavviso». Un’eventualità che Melloni non smentisce: «E’ chiaro che quando si fanno degli annunci si apre una prospettiva di incertezza per tutti i lavoratori con tutte le cose che poi queste situazioni si portano dietro». Il sindacato in ogni caso non si accontenta dello stop ma chiede il rilancio dell’azienda e un piano serio. «Vogliamo – aggiunge Melloni – un confronto strategico anche perché ora c’è da chiarire qual è la prospettiva anche in vista della gara per l’affidamento del trasporto ferroviario regionale. Ci sono molti aspetti che richiedono un confronto e bisogna arrivare ad un assetto il più chiaro possibile. Riassumeremo tutte le nostre posizioni in un documento congiunto». Ha festeggiato per il passo indietro anche la Federazione della Sinistra, visto che proprio un’interrogazione del capogruppo Roberto Sconciaforni all’assessore Peri aveva aperto indirettamente il caso. Riassumendo, il fronte istituzionale-politico-sindacale ha convinto probabilmente il sindaco Merola che non era il caso di avventurarsi in questa partita. La vice Silvia Giannini, che ieri non ha partecipato all’incontro, aveva probabilmente un’altra idea ma in questa vicenda hanno avuto la meglio le considerazioni di carattere politico a quelle di carattere economico. Non è sempre detto che il buonsenso stia dove sta la maggioranza ma di sicuro con la scelta di bloccare tutto il sindaco ha fatto felice tutto il consiglio: dai grillini fino al Pdl tutti hanno convenuto sul fatto che il buon senso alla fine ha prevalso.

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