Quel progetto corretto in corsa e il balletto del rischio di impresa

A seguire riproduciamo integralmente un articolo di Valerio Varesi pubblicato sabato 12 luglio 2014 da Repubblica – Bologna. E’ singolare la linea editoriale scelta dalla redazione bolognese del quotidiano di proprietà dell’ing. Carlo De Benedetti, tessera numero uno del Partito Democratico, a fronte delle richieste di rinvio a giudizio per la vicenda della gara d’appalto del People Mover. Anche se l’assetto societario di Marconi Express è cambiato, non è mai cambiata la verità di fondo:

– gli amministratori del Comune di Bologna hanno cercato pervicacemente di addossare tutti i rischi d’impresa legati alla realizzazione e gestione del People Mover a carico di un’azienda pubblica (ATC, poi confluita in TPER);
– se non ci sono riusciti è solo perché forze esterne e la pressione dell’opinione pubblica e dei comitati di cittadini glielo hanno impedito, e comunque il 25% di rischio grava ancora sulle spalle del pubblico (Comune e Regione);
– la concessione del People Mover, partita come operazione di project financing, senza costi a carico del pubblico, è stata trasformata in maniera consapevole in un appalto qualunque.

 

Quel progetto corretto in corsa e il balletto del rischio di impresa

Nel caso del “People mover”, l’iter giudiziario è in ritardo rispetto alle modifiche societarie in seno a “Marconi express”, la società mista pubblico-privata che dovrebbe realizzare e gestire la sopraelevata destinata a collegare la stazione Centrale all’aeroporto. L’esposto di Daniele Corticelli (allora appartenente a “La tua Bologna”) si riferiva a un assetto azionario che nel frattempo è completamente mutato così com’è mutato uno dei componenti della società stessa, vale a dire Atc, confluita nel più grande raggruppamento dei trasporti Tper. “Marconi express”, infatti, si presentò inizialmente con un assetto che prevedeva un pacchetto di maggioranza del 75% in mano al consorzio cooperativo Ccc e un restante 25% in possesso di Atc. I patti, tuttavia, prevedevano che alla fine del primo anno di gestione, le percentuali si ribaltassero con Atc che diventava maggioritaria al 75%. Inoltre, nel giro di 8 anni, Ccc avrebbe progressivamente ceduto prima il 15% e infine il 10% svincolandosi interamente da “Marconi express”. Sulla base di ciò, si fondarono le perplessità del ricorso paventando che un eventuale bilancio in passivo avrebbe gravato in gran parte sulle spalle del Comune di Bologna proprietario al 60% di Atc. Le stesse ragioni, in un primo tempo, hanno spinto anche l’Autorità di vigilanza sugli appalti a eccepire. Tuttavia, come detto, nel frattempo sono intervenuti due fatti nuovi. Il primo è stato il confluire di Atc dentro al raggruppamento regionale dei trasporti Tper con conseguente diluizione del rischio per il Comune di Bologna. Il secondo, maturato un anno fa, è rappresentato dalla modifica dei patti societari. Il Ccc, infatti, ha deciso di salire di nuovo al 75% in “Marconi express” e di restare presente nel pacchetto azionario per tutta la durata della concessione, vale a dire 40 anni. Tper, invece, è scesa al 25%. Di questo 25%, il Comune possiede il 30%, quindi una quota largamente minoritaria. Ne consegue che il caposaldo principale dell’esposto, vale a dire il rischio per il bilancio di palazzo d’Accursio, si è abbassato al rango di trascurabile. Va poi aggiunto che potrebbero arrivare nuovi soci i quali, portando capitale fresco, alleggerirebbero ulteriormente le quote dei due azionisti principali. Uno è già quasi sicuro e si tratta della società Sab che gestisce l’aeroporto Marconi. Altri sono pronti a entrare. Si parla di fondi d’investimento molto interessati. L’opera partirebbe comunque con una dotazione di 25 milioni erogata a fondo perduto dalla Regione.

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