Interviste a Delbono e Collina dopo il rinvio a giudizio (dal Corriere di Bologna di sabato 12 luglio)

A seguire la riproduzione integrale di tre articoli pubblicati sabato 12 luglio 2014 dal Corriere di Bologna. Tra questi anche due interviste, rispettivamente realizzate da Gianluca Rotondi e Daniela Corneo, all’ex sindaco Flavio Delbono e al presidente del Ccc Piero Collina.

Comune e Tper vengono indicate dalla Procura come parti offese. Si accettano fin d’ora scommesse sul fatto che decidano di costituirsi come parti civili nel processo…

People mover, verso il processo Delbono e altri 7

Chiesto il giudizio per le presunte irregolarità post aggiudicazione. L’avvocato del Comune risponde di false informazioni al pm. Abuso d’ufficio e turbativa d’asta: coinvolti Collina (Ccc), Sutti (ex Atc) e l’ex assessore Rossi

di Gianluca Rotondi

Con qualche sostanziale aggiustamento in corsa il People mover, la controversa monorotaia soprelevata pensata per collegare aeroporto e stazione, magari un giorno vedrà la luce ma intanto rischiano di andare a processo otto tra ex amministratori, manager, tecnici comunali che hanno seguito l’iter dell’opera e il numero uno del Consorzio cooperative costruzioni, già coinvolto nell’inchiesta sul Civis. Interrogatori e memorie difensive non hanno cambiato le cose. La Procura tira dritto e chiede di mandare a giudizio l’ex sindaco Flavio Delbono, l’ex assessore al bilancio Villiam Rossi, l’ex numero uno di Atc Francesco Sutti, il presidente del Ccc Piero Collina, oltre a dirigenti e tecnici comunali. La richiesta di rinvio a giudizio riguarda anche la dirigente del settore avvocatura del Comune Giulia Carestia che deve rispondere di false informazioni al pm per essersi rifiutata di rispondere alle domande dei magistrati adducendo il segreto professionale, «insussistente» per la Procura. Tutti, tranne l’avvocato Carestia, sono accusati a vario titolo di abuso d’ufficio e turbativa d’asta nell’inchiesta dei pm Antonella Scandellari e Giuseppe Di Giorgio, coordinati dai procuratori Roberto Alfonso e Valter Giovannini, nata dall’esposto dell’allora consigliere guazzalochiano Daniele Corticelli. Il nodo dell’inchiesta è sempre lo stesso da allora. I patti parasociali sottoscritti nel 2010 da Ccc e Atc in base ai quali l’azienda di trasporto cittadina avrebbe acquisito il 75% della società di progetto Marconi Express, assumendo così gran parte degli oneri e dei rìschi finanziari della gestione.  E ciò nonostante la gara per l’appalto da 95 milioni di euro fosse stata bandita nel 2008 in  project financing, una procedura che prevede che il Comune affidi costruzione e gestione dell’opera al privato senza tirare fuori un euro. Secondo la Procura la gara è stata piegata agli interessi di Collina e Sutti che avrebbero indotto funzionari e tecnici a favorire Ccc. Per questo i pm hanno chiesto il processo per gli ex direttori del settore comunale Lavori pubblici e Mobilità, Patrizia Bartolini e Cleto Carlini, accusati tra l’altro di aver predisposto il bando senza prevedere nulla circa le cessioni delle quote della società da parte dell’aggiudicatario e senza prevedere la partecipazione alla gara e alla società di progetto di una partecipata della stazione appaltante, cioè del Comune, violando così il principio dì parità dì trattamento dei concorrenti. Sutti e Collina sono finiti nei guaì anche per l’accordo occulto stipulato il 2 ottobre del 2008 attraverso il quale veniva stabilita una partnership esclusiva in vista della partecipazione congiunta alla gara, con Ccc nel ruolo di mandataria, inibendo così ad Atc la partecipazione singola o in un’associazione temporanea d’impresa, «prevedendo un reciproco scambio di informazioni relative alla gara». Con la partecipazione «segreta» dì Atc al bando, Ccc, secondo i pm potè «presentare una offerta economica apparentemente più conveniente del concorrente, ma che sì reggeva sugli accordi occulti con Atc in vista del riversamento a quest’ultima dei rischi di gestione». Le contestazioni a Delbono e Rossi riguardano le delìbere di giunta con le quali si dava mandato di approvare la costituzione della società di progetto autorizzando il presidente ad assumere gli atti necessari, compresa la sottoscrizione dei famosi patti parasociali. Dall’inchiesta, che vede Comune e Tper parti offese e quindi possibili parti civili anche se al momento nessuno si è voluto sbilanciare, sono invece usciti la presidente della Provìncia Beatrice Draghetti, il vice Giacomo Venturi e l’assessore al Bilancio Maria Bernardetta Chiusoli. Palazzo Malvezzi segnalò infatti in una nota delle perplessità sui patti parasociali.

L’ex sindaco: “Iniziativa temeraria ma i giudici argineranno i pm”

Delbono risponde anche del mega danno erariale. Appena si comincia a progettare una nuova infrastruttura aprono fascicoli che non portano a nulla, come per il Civis

di Gianluca Rotondi

In pochi giorni ha incassato l’astronomica richiesta di danni dalla Procura presso la Corte dei Conti e la richiesta di rinvio a giudizio da quella ordinaria per il pasticcio del People mover. Almeno la seconda era ampiamente prevista, anche se, dice l’ex sindaco Flavio Delbono, «ancora non riesco a capire cosa vogliano da me».

C’è una delibera della sua giunta e quel paracadute concesso a Ccc con l’affiancamento di Atc. La storia dei rischi scaricati sul pubblico.

«La richiesta di rinvio a giudizio non mi sorprende ma resto esterrefatto oggi come quando ricevetti l’avviso di fine indagine. Non ho mai parlato di questa vicenda con Atc e Ccc, nessuno mi tira in ballo e i patti parasociali non li ho neanche letti. Pensavo si trattasse di un adempimento della gara fatta in precedenza dalla giunta Cofferati. Così non era ma l’ho scoperto dopo. C’è poi un’altra cosa bizzarra in questa vicenda».

Quale?

«Quei patti parasociali sono stati modificati e non produrranno effetti. Si vuole fare un processo a quasi sei anni dai fatti su qualcosa che è stato totalmente cambiato».

Ma Ccc s’era impegnato a costituire una società di progetto per la gestione. E certo Atc ha dato una bella mano…

«Non si capisce perché non avremmo dovuto fidarci di Atc, il migliore interlocutore possibile vista la materia. Anche la favola dei rischi è sorprendente. Se Atc si è proposta per gestire l’opera avrà avuto i suoi buoni motivi, avrà fatto un piano economico-finanziario di profittabilità. Questo si potrà valutare tra dieci anni, invece i presunti rischi diventano perdite. Vengo accusato di aver orchestrato patti parasociali dolosamente ma non ho mai parlato con Atc e Ccc. Ho letto le 15mila pagine dell’inchiesta; c’è solo un revisore dei conti di Atc che immagina che Sutti ne avesse discusso con me. O i magistrati sono in grado di dimostrare che qualcuno ha avuto dei vantaggi con quella delibera, che poi è stata cambiata, oppure parliamo di niente».

Dopo il Cinzia-gate e le dimissioni che effetto le fa dover affrontare un eventuale processo?

«Dopo quello che ho passato parliamo di niente. Non ho dubbi sull’esito dell’udienza anche perché fortunatamente esistono i giudici che arginano le iniziative dei pm. Massima fiducia nei giudici quindi, molto meno nella Procura. Dovrebbe far riflettere tutti il fatto che in questa città quando si comincia a progettare un’infrastruttura si apre subito un fascicolo che poi non porta a nulla. Intanto però si fermano le opere».

Sembra di sentire il presidente di Legacoop Bologna Gianpiero Calzolari. E almeno nel caso di Civis e People Mover non si può dire che le inchieste non abbiano portato a nulla.

«Mah, l’inchiesta sul Civis è partita in modo roboante con accuse di corruzione e il coinvolgimento di Guazzaloca, poi cosa è rimasto? Vedremo che succederà col People mover ma almeno nel mio caso e in quello dei dirigenti coinvolti, quella dei pm è un’iniziativa temeraria. Ho fiducia nei giudici e sono certo che verrà dimostrato».

Mister Ccc: “Siamo i più grandi, per questo ci indagano sempre”

Collina rischia il processo anche per l’affaire Civis. Con tutti questi stop alla fine pagano quelli che lavorano, perché si ferma tutto e gli operai vanno in cassa integrazione

di Daniela Corneo

Dopo la richiesta di rinvio a giudizio per l’inchiesta sul Civis, adesso per il presidente del Ccc Piero Collina è arrivata anche quella per l’inchiesta sulla gara d’appalto per il People mover, la navetta che dovrà collegare la stazione all’aeroporto Marconi, «sbloccata» solo un paio di mesi fa dopo la modifica dei patti parasociali e il via libera del nuovo piano economico-finanziario da parte di Palazzo d’Accursio.

Collina, a distanza di un anno e mezzo dalla richiesta di rinvio a giudizio per il Civis, ora quella per il People mover. Se l’aspettava?

«Da come era impostata l’inchiesta era prevedìbile si arrivasse alla richiesta di rinvio a giudizio, mi auguro a questo punto non si vada oltre. Non saprei che altro dire in realtà, tutto quello che c’era da dire l’ho detto ai pm, la documentazione che dovevo presentare l’ho presentata, le risposte che ritenevo di dover dare le ho date. Io sono tranquillo».

I lavori per il People mover dovevano partire ormai qualche anno fa. Tra intoppi burocratici e lo stop arrivato l’anno scorso dall’Autorità di vigilanza sui contratti e gli appalti pubblici, non si è ancora fatto nulla. Qualche giorno fa la notizia che sul «trenino» sta indagando anche la Procura della Corte dei Conti. Crede che l’inchiesta avrà conseguenze sul progetto della navetta?

«Spero che tutti sappiano valutare che gli ostacoli che potevano esserci per il proseguimento del progetto, ovvero i problemi relativi alla gara e alle modalità di partecipazione, nel frattempo sono stati superati. Tutto il resto riguarda la prosecuzione di un’indagine giudiziaria che si va a concludere e che coinvolge diverse persone. lo da parte mia spero di risolvere tutto in fretta, perché ho già portato gli argomenti che possono chiarire la situazione».

Collina, secondo i pm lei e l’ex presidente di Atc Francesco Sutti eravate d’accordo con i tecnici comunali per far assicurare a Ccc l’aggiudicazione della concessione senza farle assumere i rischi connessi alla gestione del servizio, addossandoli su Atc.

«Bisogna capire che il project financing è uno strumento per fare opere infrastrutturali. Il costruttore avvia l’operazione e individua il gestore che poi fa quello che gli compete, ovvero gestire quello che è stato costruito. Il costruttore, finita l’opera, poi esce, è così da quando esiste il project financing. È un modo per dare il via a investimenti che il pubblico non ha le risorse per fare».

Ma alla fine, Collina, tra un’inchiesta e l’altra, il Ccc è sempre in mezzo. Come lo spiega?

«Succede perché esistiamo, abbiamo un fatturato di 1,2 miliardi, siamo una realtà ben radicata soprattutto in Emilia, la nostra sede è a Bologna. In città altre imprese così grandi non ce ne sono e noi abbiamo a cuore il nostro territorio. Anche lo slancio per realizzare il People mover è nato dal fatto che abbiamo le cooperative che hanno bisogno dì lavorare. E invece con tutti questi stop alla fine chi paga sono quelli che lavorano, perché si ferma tutto e gli operai vanno in cassa integrazione».

 

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