La storia infinita dei cantieri tra false partenze e ultimatum: otto anni di annunci a vuoto

Articolo di Enrico Miele pubblicato sabato 26 luglio 2014 da Repubblica – Bologna.

La storia infinita dei cantieri tra false partenze e ultimatum: otto anni di annunci a vuoto

“I cantieri aprono domani”. Tutte le false partenze del trenino

Lastricata di ultimatum, di rinvii e ritardi è la strada che conduce al People mover. Oltre che di comitati, aumenti dei costi e ricorsi in tribunale, la travagliata vicenda della monorotaia abbonda pure di ingiunzioni dal sapore ogni volta definitivo. «Andare oltre il mese di febbraio sarebbe assurdo», tuonarono perentori i cooperatori a fine 2011. E ogni volta, in effetti, la città in questi otto anni è sembrata sul punto di posare la prima pietra. Salvo poi restare sempre in attesa di un “ultimo parere”, di volta in volta diverso. Dai dubbi delle banche, tuttora irrisolti, a quelli dei magistrati, contabili e penali, passando per i francesi di Ratp (che nel frattempo si sono pure dileguati). Il progetto è figlio degli anni in cui le giunte bolognesi sognavano di collegare stazione e aeroporto. La città allora pensava in grande («il People mover non sarà in alternativa, ma in
aggiunta alla metropolitana», dettagliò l’ex sindaco Cofferati), poi però tutto rimaneva al palo. Eppure, nel frattempo, lo scalo Marconi è passato da 3,5 a 6 milioni di passeggeri e Piazza Medaglie d’Oro è diventata una delle capitali dell’Alta Velocità. Ma della navetta sopraelevata non c’è ancora traccia, benché il suo percorso sia stato allungato fino alla Fiera (e alcuni già parlano di Fico) e la città abbia litigato a lungo sul costo del futuro biglietto. E i festeggiamenti per lo sblocco «quasi» definitivo dell’opera sono andati in scena sotto le Torri decine di volte. Tra i primi, nel 2006, esulta l’assessore Maurizio Zamboni, dopo aver incassato l’ok dell’allora ministro Di Pietro: «Sfido a trovare in Italia un’amministrazione che nel giro di tre anni abbia pensato, progettato e avviato un’opera di questa consistenza», rivendicò, con scarsa lungimiranza, l’esponente del Prc. In mezzo, pure gli appelli permanenti («diamoci una mossa») di coop “rosse”, industriali e commercianti, fino all’ultima uscita di Gianpiero Calzolari, che di recente in un’assemblea è sbottato contro i magistrati: «Qui, appena uno alza un dito, si apre un fascicolo». La prima, vera, tabella di marcia di Palazzo d’Accursio, approvate le varianti urbanistiche, fissa il taglio del nastro all’estate 2010 (ma il primo bando va deserto). Il nodo dei fondi, delle banche e del ruolo di Atc, accompagnato da una pioggia di ricorsi al Tar, però non viene mai sciolto. Delbono ha solo il tempo di promettere agli elettori «un People mover lungo fino alla Fiera». Sul tira e molla col governo sui soldi, ad esempio, perentoria nell’estate 2009 è l’assessore comunale Simonetta Saliera: «La nostra pazienza si esaurisce a San Silvestro». Pure Rita Finzi, ancor oggi alla guida di Marconi Express, lancia negli stessi mesi il suo avvertimento: «Basta ritardi o non conviene più farlo». E così si è andati avanti, un ultimatum dopo l’altro. Dopo l’assegnazione dell’appalto al Ccc, appena insediata la sua squadra, Merola decide di indicare la fine del 2011 come data d’inizio dei lavori. Poi si passa all’anno successivo («il via a gennaio», promette allora la giunta) e non se ne fa nulla, visti i tira e molla sul piano di sostenibilità economica dell’opera (più volte riaggiornato) e i gravi ritardi dei cantieri dell’Alta Velocità. «Sul People mover temo il diluvio di chiacchiere», la profezia di Luca Rizzo Nervo, all’inizio del mandato come titolare dei Lavori pubblici. Presagio che si somma nel tempo alle voci su soci stranieri, le critiche dei comitati sempre più agguerriti e le prime indagini della procura sul bando d’appalto. A difendere l’opera negli anni, in realtà, è rimasto solo il Pd. Dopo una riunione di fuoco a Palazzo d’Accursio, il sindaco Merola se la prese coi dubbi improvvisi di Sel e Idv: «Il People mover si farà. È deciso e io non torno indietro», tuonò minaccioso verso gli alleati. L’aut aut più recente, quasi a chiudere il cerchio, è allora proprio il suo. Quello del sindaco, che fissa addirittura in una sola settimana il termine ultimo («a giorni siamo in attesa di una risposta»), definendo, con lugubre ottimismo, la navetta «su un binario un po’ più morto». Almeno fino al prossimo ultimatum.

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