Marconi Express: «Mettiamoci al lavoro. Ma il People Mover funzionerà solo a partire dal 2018»

Intervista di Daniela Corneo a Rita Finzi pubblicata domenica 3 agosto 2014 dal Corriere di Bologna.

Marconi express: «Mettiamoci al lavoro. Ma funzionerà solo a partire dal 2018»

La società di gestione: «Allungarlo verso il Caab e la Fiera? Tocca ad altri costruire le condizioni». Finzi: «A breve un pre-finanziamento, i lavori cominceranno a gennaio»

Nelle ultime settimane di finanziamenti e prospettive future non aveva voluto parlare. Rimasta quasi letteralmente «congelata» dalle parole del sindaco Merola, la presidente di Marconi express, Rita Finzi, temeva che ogni frase pronunciata si potesse ritorcere contro un progetto a cui sta lavorando da molti anni e che, ancora prima di venire alla luce, ha già dovuto attraversare una serie di ostacoli talmente lunga da far impallidire altre infrastrutture bolognesi.

Eppure, Finzi, questa apertura netta di Banca Imi adesso alleggerisce un po’ il peso delle parole. E soprattutto dà una prospettiva al People mover, finalmente. Le parole del sindaco dieci giorni fa avevano fatto tutt’altro che sperare.

«Evidentemente questa è una condizione su cui non si può che dare un giudizio positivo: l’impegno di Banca Imi è determinante, sta lavorando alla strutturazione del finanziamento. A breve ci sarà quello che in termini tecnici si chiama term sheet, ovvero il foglio delle condizioni, un pre-finanziamento a cui arriveremo a breve. Con questo pre-impegno poi ci sarà il tempo necessario per la redazione di tutti i documenti, che sono davvero moltissimi. La prima scadenza è quella che prevede che le banche vadano in comitato crediti per l’approvazione del finanziamento, nel frattempo continuano gli incontri serrati tra gli istituti di credito e Marconi Express per la negoziazione delle condizioni del finanziamento».

Ma c’è anche un’altra novità importante per il People mover, profilata da Banca Imi: il prolungamento della navetta fino a Fiera e Fico. Cosa comporta questa prospettiva?

«Io rappresento la concessionaria che sta lavorando alla tratta stazione-aeroporto, ma è comprensibile e intuitivo pensare a un prolungamento del People mover. Non è lo scopo della nostra concessione, ma ci sono altri soggetti che possono costruire le condizioni per l’allungamento, che a quel punto è più immediato e più semplice: per questo i dirigenti di Fico fanno il tifo per il People mover».

Come si procederebbe a quel punto con la seconda tratta? Quali passi bisognerebbe fare?

«A quel punto il soggetto promotore del prolungamento può fare una gara per le sole opere civili, assumendo invece la tecnologia esistente che diventerebbe vincolante nel bando di gara. Marconi Express intanto cerca di portare a casa la prima tratta, stiamo perfezionando ancora alcuni aspetti».

Finzi, ma quando lo vedremo in funzione il People mover? Quanto bisognerà ancora aspettare, se tutto andrà come deve andare?

«Abbiamo presentato un cronoprogramma che prevede che i lavori partano nel gennaio del 2015. La costruzione dell’opera dura 36 mesi, questo significa che il cantiere chiude a dicembre del 2017 e la navetta inizia a funzionare nel 2018. A gennaio del 2015 siamo disposti a partire anche se l’iter del finanziamento non si è ancora completamente concluso, l’importante è che sia irreversibile la decisione presa dal pool delle banche».

Quest’opera ha visto una serie lunghissima di «stop and go». Tra ricorsi, inchieste giudiziarie e una politica che, proprio nelle fasi finali, ha alzato le mani, forse proprio per le recenti vicende giudiziarie. Se l’aspettava così difficile?

«Sinceramente no. È stata una partita dura, anche perché probabilmente la complessità dell’opera non ne rende immediata la comprensione. E una delle ragioni principali è che la collaborazione tra pubblico e privato nel project financing non è ancora matura, è una consapevolezza che si sta lentamente formando, ma c’è ancora molta strada da fare».

E suppongo che intenda che a dover fare ancora molta strada sia il pubblico…

«È così. È ancora molto dura far passare il concetto del project financing, perché al privato è richiesta la capacità di definire nuove procedure, nel momento in cui c’è un’attenzione parossistica di Autorithy e Corte dei conti che ancora intimorisce la pubblica amministrazione e la irrigidisce, facendola chiudere in posizioni conservative. Ma quello della finanza di progetto è un tema che ci riguarderà sempre di più, bisogna farci i conti o si rischia di realizzare le opere fuori tempo massimo».

Se lo aspettava l’irrigidimento finale dell’amministrazione? Ha più parlato col sindaco?

«Non me lo aspettavo e i motivi possono essere stati tanti, ma in fondo non ho ancora capito il perché. Merola non l’ho più né visto né sentito».

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