People mover, Merola incalza i pm: «Diteci presto se l’opera è illegittima»

Articolo di Beppe Persichella pubblicato martedì 5 gennaio 2016 dal Corriere di Bologna.

People mover, Merola incalza i pm: «Diteci presto se l’opera è illegittima»

Lo sfogo del sindaco: «Ci lasciano in mezzo col cerino acceso. C’è insofferenza per i tempi della giustizia». Il primo cittadino è sbottato: «Noi prendiamo sempre botte da tutti»

Fate presto sul People mover, dice Virginio Merola ai magistrati. Palazzo d’Accursio non sa più come fare. E rischia ora di restare davvero «in mezzo col cerino acceso». Insomma, il sindaco vuole sapere se il contratto che ha dato il via ai lavori, finito sotto la lente della Procura, sia legittimo. Perché se non lo fosse, cambierebbero tutto. Solo a quel punto, spiega Merola, il Comune potrebbe bloccarlo. Prima no. Mentre adesso si fa sempre più strada l’incubo di dover interrompere i lavori molto più avanti, quando si troveranno in uno stadio assai più avanzato. Il nuovo sfogo del sindaco verso la Procura arriva poco prima della commemorazione dell’anniversario dell’eccidio del Pilastro per mano dei killer della Uno bianca. Merola approfitta di un momento di attesa per l’arrivo dell’arcivescovo Matteo Zuppi per rendere pubblica tutta la sua «insofferenza rispetto ai tempi» della giustizia che «confliggono con l’operatività delle istituzioni». Potrebbero bastare queste parole a descrivere il gelo tra Merola e il procuratore aggiunto Valter Giovannini, ma un altro elemento lo rende (se possibile) ancora più chiaro. Anche il magistrato è presente alla commemorazione e quando i due si incrociano, proprio nel momento dei saluti tra le istituzioni presenti, decidono reciprocamente di ignorarsi. Letta la notizia sull’apertura di una nuova inchiesta che tocca ancora una volta Palazzo d’Accursio, Merola ha riflettuto a lungo in questi giorni se e come intervenire. Dopo un iniziale silenzio, la decisione di lanciare un appello alla Procura: «Vorrei che un giorno qualcuno dicesse, invece di lasciarci in mezzo a queste cause ed esposti, se quest’opera è illegittima. Ce lo dicano in fretta, così non abbiamo più il problema di pagare penali alla controparte che ci fa causa se non adempiamo al contratto». È mai possibile, continua Merola, «che non ci sia nessuno che ci dice se l’opera è illegittima, così noi siamo fuori dal problema delle cause dei primi, o dobbiamo sempre prenderci le botte da tutti e stare in mezzo con il cerino acceso?». Perché la situazione in cui si trova adesso Palazzo d’Accursio è la peggiore. Da una parte non può stracciare il contratto stipulato con il concessionario dell’opera per non rischiare di pagare una multa milionaria. Dall’altra vede avanzare i lavori che potrebbero bloccarsi da un giorno all’altro per via dell’inchiesta in corso. E allora è preferibile, continua Merola, sapere subito quale fine scrivere per il People mover, perché solo così «il Comune sarebbe meglio tutelato». Una posizione che fa trasparire tutto il suo fastidio verso un’inchiesta contro ignoti in cui si ipotizza il reato di abuso d’ufficio e di favoreggiamento legato al contratto siglato a fine ottobre e che ha dato il via ai lavori (pochi giorni dopo la Finanza si è presentata in Comune chiedendone una copia). Ma oltre a tutto questo, traspare anche la scarsa fiducia che Merola ripone nell’opera stessa, che va avanti solo per evitare penali salatissime. Sta di fatto che ora il sindaco si trova in una situazione scomoda, «tra l’incudine e il martello, dove uno fa l’esposto — osserva —, l’altro fa causa e la magistratura indaga. E io non posso disdire un contratto perché c’è in corso un’inchiesta». Fino alla sentenza, il Comune non ha strumenti per fermare l’iter. «Abbiamo applicato tutte le norme che dovevamo e siamo tranquilli. Ma non sono tranquillo sui tempi». La speranza del sindaco è di capirne di più a febbraio, in vista della sentenza che riguarda l’altro filone, quello della gara d’appalto per l’affidamento dei lavori. Del resto, «siamo andati avanti 4-5 anni sul Civis e ora sono tutti assolti», l’ultima stoccata che il sindaco riserva ai pm. A saperlo prima, dice, «avremmo avuto meno problemi».

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