People mover, la lente dei pm sulla giunta

Articolo di Gianluca Rotondi pubblicato mercoledì 30 dicembre 2015 dal Corriere di Bologna.

People mover, la lente dei pm sulla giunta

Nuova inchiesta (contro ignoti) sul via libera ai cantieri. Le ipotesi: abuso d’ufficio e favoreggiamento. Nel mirino gli atti e le delibere di Palazzo d’Accursio. Sentito il segretario comunale Uguccioni. L’input: a innescare l’inchiesta la richiesta di sequestro dei cantieri dei No People mover. È del 30 ottobre il contratto fra Comune e Marconi Express che dà di fatto l’ok ai lavori

Ora l’inchiesta bis sul People mover c’è davvero. I pm Giuseppe Di Giorgio e Antonella Scandellari, gli stessi magistrati che hanno istruito il processo in corso sulla presunta gara illecita per l’aggiudicazione della monorotaia che dovrebbe collegare aeroporto e stazione, hanno aperto un nuovo fascicolo d’indagine che ruota attorno al contratto integrativo sottoscritto lo scorso 30 ottobre dal Comune e da Marconi Express e che di fatto ha dato il via libera ai lavori dopo anni di empasse. Il fascicolo ipotizza contro ignoti l’abuso d’ufficio e il favoreggiamento ed è legato a doppio filo alla recente richiesta di sequestro preventivo dei cantieri e dei finanziamenti — la Regione ha stanziato 27 milioni — presentata dall’avvocato Domenico Morace per conto dell’associazione «Primavera urbana», e quindi del comitato No People mover, che da anni si batte contro l’opera e che nel processo è parte civile. Il 9 novembre, come raccontato dal Corriere di Bologna, i finanzieri del nucleo di Polizia tributaria sono andati ad acquisire la documentazione relativa al nuovo accordo sottoscritto tra Comune e Marconi Express, la società chiamata a costruire e gestire l’opera e composta da Consorzio Cooperative Costruzioni (75%) e Tper (25%), per modificare la concessione del 2009. Ma solo nei giorni scorsi l’attività d’indagine è confluita in un fascicolo autonomo. Come è noto la gara per la monorotaia sopraelevata è ritenuta irregolare dalla Procura che ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio per le accuse a vario titolo di abuso d’ufficio e turbativa d’asta dell’ex sindaco Flavio Delbono, dell’allora assessore comunale Villiam Rossi, dell’ex presidente di Atc Francesco Sutti, dell’ex presidente di Ccc Piero Collina e di tre dirigenti di Palazzo d’Accursio. Nel mirino della Procura stavolta c’è la giunta Merola che con atti e delibere ha deciso di tirare dritto e dare attuazione agli accordi seguiti all’aggiudicazione della gara. Pur sapendo, è questo il cuore della nuova inchiesta, che quel contratto è sub iudice e potenzialmente nullo. Il Comune, che sulla questione ha incassato pareri legali favorevoli, si ritiene invece vincolato al rispetto del contratto e ha deciso di andare avanti nella realizzazione dell’opera anche per non incorrere in penali milionarie. Lo ha spiegato agli inquirenti il segretario generale del Comune Luca Uguccioni, sentito come persona informata sui fatti il 10 novembre. Per il comitato No People mover l’amministrazione avrebbe invece dovuto attendere l’esito del processo o un eventuale provvedimento del giudice sulla regolarità del contratto. Sull’infrastruttura ha peraltro acceso da tempo i riflettori anche la Corte dei Conti che ha citato a giudizio la giunta Delbono per un danno erariale valutato in 14 milioni di euro. I cantieri non sono ancora partiti ufficialmente ma l’accordo integrativo ha già modificato durata della concessione, tariffe del servizio e curve di traffico, con la previsione di un ulteriore prezzo in favore del concessionario. Nel frattempo sono anche cambiati i patti parasociali tra Ccc, Marconi Express e Tper oggetto dell’inchiesta madre, un nuovo scenario che ha inciso su struttura finanziaria della società di scopo e modalità di trasferimento delle azioni. Ora gli inquirenti dovranno vagliare tutta la documentazione acquisita per stabilire se nel comportamento dell’amministrazione siano o meno ravvisabili illeciti. Presto saranno sentiti funzionari, dirigenti e, a salire, i vertici delle parti in causa. Nel nuovo fascicolo sono parti offese lo stesso Comune, Primavera Urbana e le imprese Ghella e Acciona che avevano partecipato in cordata alla gara poi vinta da Ccc.

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