Tutto in quarantottore per non perdere 3,6 milioni di fideiussioni

Articolo di Enrico Miele pubblicato il primo novembre 2015 da la Repubblica – Bologna.

Tutto in quarantottore per non perdere 3,6 milioni di fideiussioni

Ecco perché Marconi Express aveva fretta di concludere. ln una nota l’annuncio di inizio lavori già ieri pomeriggio, ma hanno messo solo alcuni paletti

Dal collegamento «di tipo sciatorio» ipotizzato da Romano Prodi alla firma del contratto per realizzare il People mover sono passati dieci anni. Sarebbe bastato un minuto in più per far saltare tutto e parcheggiare, definitivamente, la navetta nel deposito bolognese dei “progetti mai realizzati”. Invece, quel minuto in più non è scoccato, perchè ieri una nota ufficiale ha reso pubblico l’avvio dei cantieri, sia pure, come dimostrano le foto, più simbolico che concreto. La Marconi Express, società a due tra Ccc e Tper, ha vinto nelle ultime ore la sua corsa contro il tempo. Il 31 ottobre scadeva infatti la proroga, concessa in estate da Palazzo d’Accursio, per iniziare i cantieri. Se i finanziamenti degli istituti di credito, in testa Unicredit e Unipol Banca, non fossero arrivati in tempo, la Marconi Express di Rita Finzi avrebbe perso 3,6 milioni. Cifra data in pegno al Comune con una fideiussione in cambio della dilazione dei tempi per sottoscrivere l’accordo. La firma al fotofinish, celebrata nell’ultimo sabato utile, mette, al contrario, la parola fine a un calvario burocratico e politico iniziato nel 2005. Resta però aperto quello giudiziario: il processo sulle presunte irregolarità nell’assegnazione, in cui sono imputati per abuso d’ufficio e turbativa d’asta tre protagonisti: l’ex sindaco Flavio Delbono, l’ex presidente del Ccc Piero Collina e l’ex numero uno dell’Atc Francesco Sutti. Senza dimenticare il risarcimento milionario chiesto dalla Corte dei conti all’ex giunta Delbono (lui compreso). Quelli giudiziari sono una piccola parte degli ostacoli che in questo decennio si sono frapposti tra i promotori dell’opera e la sua realizzazione. Quando in città, al tempo di Sergio Cofferati, si fa strada l’idea di una navetta veloce, i tempi sono stretti. «A fine 2008 si apriranno i cantieri» promette l’assessore Maurizio Zamboni. Ma il primo bando è un flop. «Inadeguato» lo definisce Collina, che assieme alle altre coop “rosse” aveva mostrato interesse. Al secondo tentativo il Ccc la spunta e l’estate dopo firma la convenzione. Poi arrivano i ritardi nella costruzione dell’Alta Velocità, dove il People mover dovrebbe “atterrare”. Nel 2011 parte così il balletto sui costi lievitati, il biglietto da ritoccare e i risarcimenti chiesti alle Fs. II nodo è sempre quello dei soldi. Prima di posare la prima pietra, il Ccc già vuole 10 milioni in più per sanare i ritardi di Rfi. Poi tocca alla giunta Merola: «Cantieri a gennaio 2012». Per ridurre il rischio per le casse pubbliche, si annuncia pure l’arrivo dei francesi di Ratp, dato per «sicuro» dalla Finzi. Invocati come “salvatori”, i parigini non arrivano. Palazzo d’Accursio allora chiede tempo e le coop avvertono: «Ogni mese che passa i costi si alzano». Ma a quel punto si è già mossa la procura, che a fine 2012 manda i primi avvisi di garanzia dopo l’esposto dell’ex consigliere Daniele Corticelli, e il comitato “No People mover”. Si arriva al 2013, quando sulla navetta si abbatte l’Autorità sugli appalti pubblici, convinta che il Comune «sia troppo esposto». Per Collina è «una bomba». Le banche si nascondono e anche Prodi a un certo punto fa capire che il progetto così com’è «costa troppo, la mia idea era più realistica». Tra ricorsi e controricorsi, non manca il Tar. Per Merola ormai l’opera «è su un binario un po’ morto». Quando manca un passo al funerale, e c’è chi chiede di allungare il tracciato fino alla Fiera, la navetta a sorpresa si sblocca. La Marconi Express cambia i patti parasociali e riduce il rischio per i conti degli enti locali (perché Tper non avrà più del 25% delle quote). Il Tar a luglio 2014 dà ragione ai costruttori e definisce la bocciatura dell’Authority «non vincolante». La ruota riparte: la Finzi e Collina ripetono il tour tra gli istituti di credito: Banca Imi, Unipol Banca e Unicredit. Arriva l’intesa con Palazzo d’Accursio: il biglietto sale a 7,5 euro ma metà dei costi in più saranno a carico dei privati. Dagli 85,9 milioni iniziali la navetta sale a 115. Anche al Marconi viene chiesto uno sforzo in più (tirerà fuori in tutto 15 milioni). Idem alla Regione. Mancano solo le banche, che impiegano un altro annetto a dire di sì visto che nel frattempo Imi si sfila e serve il “soccorso” degli istituti locali come Bper e Emiil Banca. E si arriva così alla prima pietra.

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