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People mover, al via processo a Bologna. Ma la Regione finanzia ancora la navetta

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/04/07/bologna-via-processo-people-mover-regione-finanzia-navetta/1569788/

People mover, al via processo a Bologna. Ma la Regione finanzia ancora la navetta

Secondo i pm la gara d’appalto comunale per la navetta su monorotaia che dovrebbe collegare la stazione con l’aeroporto fu pilotata. Tra gli imputati anche l’ex sindaco Delbono. Intanto il presidente Bonaccini ha appena stanziato 20 milioni per l’opera mai iniziata

di David Marceddu

Il processo inizierà il 9 aprile: secondo i pm la gara d’appalto comunale fu pilotata. Nonostante ciò il neo-governatore Pd Stefano Bonaccini ha appena stanziato per la “grande opera” di Bologna, mai iniziata, 20 milioni di euro freschi freschi nel bilancio 2015. Questa che vi racconteremo è la storia del People mover, la navetta su monorotaia da oltre 100 milioni di euro che dovrebbe collegare stazione centrale e aeroporto Marconi in otto minuti e che, come livrea, porterà idealmente la scritta Partito democratico. Nelle ultime settimane se ne torna a parlare insistentemente. E non solo per i milioni messi dalla Regione o perché il sindaco Pd Virginio Merola ha annunciato (per l’ennesima volta) che presto i cantieri partiranno. Sono le vicende giudiziarie del trenino mai nato a tenere banco: a processo andranno infatti l’ex sindaco Pd Flavio Delbono e il capo della coop rossa Ccc, Piero Collina e molti altri nomi grossi in città. Ma ripercorriamo la vicenda.

2004-2006. Tutto inizia 11 anni fa quando a Bologna arriva Sergio Cofferati. La sua giunta comunale annuncia il progetto di un sistema di trasporto automatico (5 chilometri, tutti in sopraelevata), che con un biglietto da 7 euro dovrebbe trasportare i passeggeri che arrivano in aereo e hanno fretta di prendere il loro treno o viceversa. Poche migliaia di passeggeri al giorno insomma, si pensa soprattutto ai viaggiatori d’affari. E gli altri passeggeri più “lenti”? Per loro c’è il bus (il BLQ, tuttora in funzione) o il taxi. Qualcuno fa notare all’assessore Maurizio Zamboni che vicino alla pista di decollo passa già la linea ferroviaria Bologna-Verona: con una diramazione dei binari o con un piccolo bus o ancora con un sistema di tapis roulant (si parla di poco più di un chilometro) la gente arriverebbe in aeroporto al costo di un euro o poco più. Troppo semplice: con l’annuncio del People mover quell’idea viene abbandonata. Intanto le coop rosse edilizie drizzano le orecchie: “Siamo interessati al People mover”, spiega Paolo Cattabiani allora presidente regionale di Legacoop.

2007-2009, i due bandi di gara. A fine 2007 è finalmente pronto il bando: a sentire Zamboni le aziende sono in fila per partecipare. È un appalto in project financing: l’impresa che vince mette i soldi e costruisce l’opera che poi gestirà per 35 anni, ripagandosi le spese. Nonostante le attese però il primo bando va deserto. Troppo rischioso, secondo le aziende. Ma la giunta Cofferati non accetta la figuraccia e ci riprova. Così nel secondo bando le condizioni per l’aggiudicatario vengono migliorate: se nell’anno non si raggiungerà un minimo di passeggeri (850 mila) il Comune dovrà mettere sino a 1,5 milioni di euro l’anno per diversi anni. E per chi vincerà ci sono i 27 milioni di euro della Regione a fondo perduto e i tre milioni stanziati dall’Aeroporto: tutti soldi pubblici. Si presentano due cordate. Una è formata dagli spagnoli di Acciona e dall’impresa romana di costruzioni Ghella. La seconda offerta è quella del Ccc di Bologna, il Consorzio cooperative costruzioni, colosso delle coop rosse edilizie, che si presenta da solo. L’offerta tecnica migliore è quella degli spagnoli, ma il Ccc fa una offerta economica considerata irresistibile. Che cosa, secondo la Procura di Bologna, ci sia dietro questa offerta lo vedremo poco più avanti. Ma intanto il 4 giugno 2009 viene firmata la Concessione a favore di Ccc: il People mover è suo.

2010. È gennaio. Pochi giorni prima che la giunta di Flavio Delbono cada per lo scandalo Cinziagate, Ccc presenta la sua società di gestione per il People mover: una società, prevista dal bando, che diventerà l’unica titolare dei contratti, dei mutui e degli obblighi della concessione. Si chiama Marconi Express, come presidente ha la manager del Ccc Rita Finzi. E qui arriva la sorpresa: come socio al 25% c’è Atc, l’azienda pubblica dei trasporti, di proprietà di Comune e Provincia. “Ma come? – obietta il consigliere di opposizione Daniele Corticelli – non doveva essere un bando in project financing, dove i soldi li mettevano i privati e il comune stava fuori?”. Corticelli va alla Corte dei conti e in Procura della Repubblica a denunciare. Quest’ultima fa partire una inchiesta.

2011. I lavori invece non partono ancora. La giunta regionale di Errani sborsa la prima tranche di 8 milioni di euro. Il sindaco Pd Virginio Merola a maggio vince le elezioni promettendo di fare la navetta, ma subito le opposizioni (su tutti il Movimento 5 stelle) e gli alleati di Sel e Idv vogliono vederci più chiaro. Non c’è infatti solo quel 25% di azioni di Atc. Peggio: i patti parasociali tra Atc e Ccc prevedono che una volta costruita la monorotaia, nel giro di pochi anni il 100% delle azioni della Marconi express passi ad Atc. Insomma il Ccc, dopo avere vinto la gara, nel giro di sei anni si sarebbe sfilato lasciando oneri e rischi di impresa alla azienda pubblica. Inoltre, secondo alcuni studi, il rischio è anche che la navetta viaggi spesso semi-vuota e che, allo stesso tempo, non riesca a smaltire i picchi nelle ore di punta. “Quali picchi?”, chiedono i cittadini. “Non ci sarà anche il BLQ per caricare i passeggeri?” Eh no. Nella concessione del People mover è infatti esplicitamente previsto che il giorno in cui la navetta partirà, il bus sia dismesso: non potrà fare concorrenza al People mover (ma qualunque azienda privata potrà metterci i suoi autobus). La città è in rivolta. Nasce un comitato No People mover.

2012. L’inchiesta dei pm Antonella Scandellari e Giuseppe Di Giorgio a fine anno porta a una decina di indagati per la vicenda dell’appalto. Nell’atto di conclusione indagini c’è la ricostruzione dei pm: il 2 ottobre 2008 Francesco Sutti, numero uno di Atc e Piero Collina, numero uno di Ccc, avrebbero stipulato un “accordo segreto” su una “partnership esclusiva” per il People mover. Per favorire questo accordo, secondo i magistrati, due funzionari comunali avrebbero predisposto un bando di gara che dava più importanza all’aspetto economico che a quello tecnico, “così consentendo a Ccc di presentare l’offerta economica apparentemente più conveniente del concorrente (Acciona-Ghella), ma reggentesi sugli accordi occulti con Atc spa”. Poi i due funzionari al momento di preparare la concessione non avrebbero posto alcun divieto o limite all’ingresso nella società di progetto per le aziende del Comune. “Atc chiedeva di entrare e prima dell’aggiudicazione della gara fissammo la quota che Atc, in caso di una nostra vittoria, avrebbe avuto nella società di gestione: il 25%. Anche noi avevamo comunque interesse ad assicurarci una società competente come Atc”, spiega Collina ai giornali. Eppure alla gara d’appalto aveva partecipato solo Ccc: nessuno sapeva dell’accordo con Atc. Ora a processo Collina e Sutti risponderanno di turbativa d’asta e abuso d’ufficio. L’ex sindaco Pd Flavio Delbono e il suo assessore al bilancio Villiam Rossi sono accusati invece solo del secondo reato per avere dato l’ok alla sottoscrizione di quei patti parasociali tra Atc e Ccc.

2013-2015. Si arriva ai giorni nostri. Il Pd vuole il People mover nonostante l’appalto sia sotto processo. Del resto alcune anomalie sembrano risolte: Ccc si è impegnata a rimanere per tutto il tempo della concessione dentro Marconi Express, mentre Atc (nel frattempo diventata Tper e partecipata in maggioranza dalla Regione) non dovrebbe superare il 25% di azioni. Ma intanto alcune condizioni sono peggiorate: per fare tornare i conti la Marconi Express ha detto che il biglietto costerà da subito 8 euro e ha ottenuto dal Comune un allungamento della concessione a 40 anni. E poi ci sono le banche: mentre scriviamo non hanno ancora dato l’ok e senza i loro soldi non se ne fa niente. Merola però preme e freme perché partano le ruspe e il governatore Bonaccini gli dà una mano con la seconda tranche di quasi 20 milioni di euro: “È una questione di competitività”. E intanto quei binari già pronti della ferrovia metropolitana sono sempre lì, a pochi metri dall’aeroporto.

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La storia infinita dei cantieri tra false partenze e ultimatum: otto anni di annunci a vuoto

Articolo di Enrico Miele pubblicato sabato 26 luglio 2014 da Repubblica – Bologna.

La storia infinita dei cantieri tra false partenze e ultimatum: otto anni di annunci a vuoto

“I cantieri aprono domani”. Tutte le false partenze del trenino

Lastricata di ultimatum, di rinvii e ritardi è la strada che conduce al People mover. Oltre che di comitati, aumenti dei costi e ricorsi in tribunale, la travagliata vicenda della monorotaia abbonda pure di ingiunzioni dal sapore ogni volta definitivo. «Andare oltre il mese di febbraio sarebbe assurdo», tuonarono perentori i cooperatori a fine 2011. E ogni volta, in effetti, la città in questi otto anni è sembrata sul punto di posare la prima pietra. Salvo poi restare sempre in attesa di un “ultimo parere”, di volta in volta diverso. Dai dubbi delle banche, tuttora irrisolti, a quelli dei magistrati, contabili e penali, passando per i francesi di Ratp (che nel frattempo si sono pure dileguati). Il progetto è figlio degli anni in cui le giunte bolognesi sognavano di collegare stazione e aeroporto. La città allora pensava in grande («il People mover non sarà in alternativa, ma in
aggiunta alla metropolitana», dettagliò l’ex sindaco Cofferati), poi però tutto rimaneva al palo. Eppure, nel frattempo, lo scalo Marconi è passato da 3,5 a 6 milioni di passeggeri e Piazza Medaglie d’Oro è diventata una delle capitali dell’Alta Velocità. Ma della navetta sopraelevata non c’è ancora traccia, benché il suo percorso sia stato allungato fino alla Fiera (e alcuni già parlano di Fico) e la città abbia litigato a lungo sul costo del futuro biglietto. E i festeggiamenti per lo sblocco «quasi» definitivo dell’opera sono andati in scena sotto le Torri decine di volte. Tra i primi, nel 2006, esulta l’assessore Maurizio Zamboni, dopo aver incassato l’ok dell’allora ministro Di Pietro: «Sfido a trovare in Italia un’amministrazione che nel giro di tre anni abbia pensato, progettato e avviato un’opera di questa consistenza», rivendicò, con scarsa lungimiranza, l’esponente del Prc. In mezzo, pure gli appelli permanenti («diamoci una mossa») di coop “rosse”, industriali e commercianti, fino all’ultima uscita di Gianpiero Calzolari, che di recente in un’assemblea è sbottato contro i magistrati: «Qui, appena uno alza un dito, si apre un fascicolo». La prima, vera, tabella di marcia di Palazzo d’Accursio, approvate le varianti urbanistiche, fissa il taglio del nastro all’estate 2010 (ma il primo bando va deserto). Il nodo dei fondi, delle banche e del ruolo di Atc, accompagnato da una pioggia di ricorsi al Tar, però non viene mai sciolto. Delbono ha solo il tempo di promettere agli elettori «un People mover lungo fino alla Fiera». Sul tira e molla col governo sui soldi, ad esempio, perentoria nell’estate 2009 è l’assessore comunale Simonetta Saliera: «La nostra pazienza si esaurisce a San Silvestro». Pure Rita Finzi, ancor oggi alla guida di Marconi Express, lancia negli stessi mesi il suo avvertimento: «Basta ritardi o non conviene più farlo». E così si è andati avanti, un ultimatum dopo l’altro. Dopo l’assegnazione dell’appalto al Ccc, appena insediata la sua squadra, Merola decide di indicare la fine del 2011 come data d’inizio dei lavori. Poi si passa all’anno successivo («il via a gennaio», promette allora la giunta) e non se ne fa nulla, visti i tira e molla sul piano di sostenibilità economica dell’opera (più volte riaggiornato) e i gravi ritardi dei cantieri dell’Alta Velocità. «Sul People mover temo il diluvio di chiacchiere», la profezia di Luca Rizzo Nervo, all’inizio del mandato come titolare dei Lavori pubblici. Presagio che si somma nel tempo alle voci su soci stranieri, le critiche dei comitati sempre più agguerriti e le prime indagini della procura sul bando d’appalto. A difendere l’opera negli anni, in realtà, è rimasto solo il Pd. Dopo una riunione di fuoco a Palazzo d’Accursio, il sindaco Merola se la prese coi dubbi improvvisi di Sel e Idv: «Il People mover si farà. È deciso e io non torno indietro», tuonò minaccioso verso gli alleati. L’aut aut più recente, quasi a chiudere il cerchio, è allora proprio il suo. Quello del sindaco, che fissa addirittura in una sola settimana il termine ultimo («a giorni siamo in attesa di una risposta»), definendo, con lugubre ottimismo, la navetta «su un binario un po’ più morto». Almeno fino al prossimo ultimatum.

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Nella parentopoli dell’Idv bolognese spunta il nome di Isabella Claroni, figlia del presidente di Atc Sosta

A seguire trovate l’articolo di Enrico Miele pubblicato da Repubblica – Bologna.  Anche la figlia di Claudio Claroni, attuale presidente di Atc Sosta, è stata “ingaggiata” da Sandro Mandini in Regione con un contratto di 10.600 euro per sei mesi.

Corvi, dossier e veleni ecco la parentopoli dell’Idv
Si allarga la lista degli incarichi attribuiti “in famiglia” dagli esponenti dipietristi di viale Aldo Moro. Ma ormai nel partito è esplosa una vera e propria faida
Lastricata di dossier (anonimi) è la strada che conduce all’ufficio Idv di viale Aldo Moro. Quella che si è aperta tra i dipietristi dell’Emilia Romagna, più che una faida politica, inizia ad assumere i contorni di un romanzo giallo. Condito di “corvi” e carte compromettenti che rimbalzano tra consiglieri, fuoriusciti dal partito, ex delfini e portaborse, tra querele e contro querele. In un complesso intreccio che prende le mosse dall’uso, a volte disinvolto, dei fondi regionali nelle mani degli eletti.

Tanto che la contesa politica si è ormai spostata da tempo nelle stanze della procura dove, solo per citare l’esempio più recente, il consigliere provinciale Paolo Nanni è indagato per peculato. Tra i “vizi”, legati ai suoi trascorsi sui banchi regionali, cene in diversi ristoranti la stessa sera e rimborsi per finti convegni (con un budget a disposizione di 450mila euro in cinque anni). Senza contare le ripetute denunce del consigliere reggiano Matteo Riva e l’ex tesoriere Domenico Morace, che prendono di mira la “zarina” emiliana Silvana Mura, colpevole di «aver messo gente del suo staff nelle società partecipate della Regione». Sulla pubblica piazza sono anche finiti gli estratti conto della carta di credito intestata alla capogruppo Liana Barbati.

Dagli sprechi la faida travolge le famiglie. Quella di Nanni, un tempo fustigatore della “casta”, ma con moglie, figlia e nipote fatte traslocare negli uffici di viale Aldo

Moro dopo la sua elezione. E non è l’unica, se si guardano i nomi di chi ha occupato, in questi ultimi due anni, gli uffici del vicepresidente del consiglio regionale Sandro Mandini (che ha sotto di lui una struttura da 109.686 euro annui). Ad avere un contratto di collaborazione è, ad esempio, Roberto Aramo, agronomo di 33 anni, che lavora lì dal 15 marzo al 15 luglio di quest’anno: «L’ho preso per le sue competenze in campo ambientale», si difende Mandini. Più che il suo compenso (9.950 euro), i dossier definiscono il caso «imbarazzante» perché lui è sposato con Sonia Milani, tesoriera regionale dell’Idv ed ex assistente della Mura. «Le mansioni svolte da me in quell’ufficio non vi riguardano — si irrita Aramo — questa è solo una caccia alle streghe».

Al suo fianco, da gennaio a giugno, viene presa anche Isabella Claroni (percepirà in sei mesi 10.600 euro). Figlia di Claudio Claroni, dirigente storico di Atc, oggi presidente del ramo aziendale “Atc Sosta” e nel 2009 tra i papabili per un assessorato nella giunta Delbono sotto le bandiere dell’Idv («la giunta Pd e Idv è una garanzia» diceva allora Nanni).

La terza famiglia è quella dei Bonazzi che, sempre nell’ufficio di Mandini, riesce a far entrare il figlio Filippo come responsabile dell’ufficio stampa. Un delicato ruolo che ricoprirà dal luglio 2011 fino a tre mesi fa (con una retribuzione di 23.200 euro). Prima di approdare a viale Aldo Moro, Bonazzi lavora per la Contenuti digitali Srl che edita il portale d’informazione 24Emilia. Dopo l’arrivo di Filippo alla “corte” di Mandini, suo padre, l’avvocato Giulio Cesare Bonazzi, a ottobre viene nominato, con tanti auguri da parte della Mura, responsabile giustizia dell’Idv in Emilia Romagna. Ma non finisce qui. Perché il legale di Reggio Emilia è tra gli azionisti della testata online 24Emilia (dove lavora il figlio) assieme ad Aliberti Editore, tra i soci fondatori de Il Fatto Quotidiano. E chi acquista a dicembre 2011 un banner pubblicitario proprio su 24Emilia? L’ufficio stampa della giunta di Vasco Errani, che stacca un assegno alla Contenuti digitali di Bonazzi da 12.100 euro per pubblicizzare il nuovo portale della Regione (negli stessi mesi il figlio Filippo lavora negli uffici dell’Idv).

Gli intrecci familiari verranno sciolti alle porte dell’estate. Il 18 maggio i giornali riportano la notizia delle indagini sul consigliere Nanni. Il mese successivo, le tre collaborazioni in scadenza di Aramo, Claroni e Bonazzi non saranno rinnovate. Poi, a rovinare le ferie dei politici, arriveranno le interviste a pagamento. Ma questa è un’altra storia.

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People Mover, entro fine mese i nuovi conti

da L’Unità 
Il Comune prova ad accelerare sul People Mover. E lo fa nel giorno in cui, davanti alla platea degli industriali bolognesi riuniti nell’assemblea di Unindustria a Casalecchio di Reno,
l’ex premier Romano Prodi rilancia sulla navetta, opera che «va fatta in fretta, anche povera. O il Marconi diventa l’aeroporto di Bologna e Firenze, oppure non reggiamo al confronto col mondo. Abbiamo la necessità di curare le nostre infrastrutture strategiche, per competere a livello internazionale».
IL PIANO ENTRO FINE MESE
Ad annunciare che entro fine mese Marconi Express presenterà il nuovo piano economico finanziario del People mover e vedrà la luce la revisione dei patti parasociali, in sostanza gli ultimissimi passaggi necessari prima dell’avvio dei cantieri, è stata ieri in Consiglio comunale la vicesindaco Silvia Giannini, rispondendo alle sollecitazioni dello stesso Pd perchè l’iter dell’opera venga finalmente completato. «Facciamo presto, la stiamo menando troppo», si è rivolto all’amministrazione il consigliere democratico Tommaso Petrella. «Non è vero che l’amministrazione e gli altri soggetti interessati sono stati fermi, tutt’altro – chiarisce Giannini -, è stato fatto molto lavoro accurato e attento e se ci sono
stati dei ritardi stiamo attenti a capire le motivazioni. Dipendono da alcuni fattori oggettivi, i ritardi delle ferrovie nel completamento della stazione ad Alta velocità e il fatto che
siamo in un contesto economico finanziario molto diverso da quello di alcuni anni fa». Ma alla fine Marconi express, fa sapere Giannini, «si è impegnata a presentare il piano economico finanziario al più presto, confidiamo che entro settembre ciò possa accadere. Sarà oggetto di attenta e accurata valutazione, per valutare la sostenibilità economica ed evitare rischi». A questo punto i democratici chiamano in causa la presidente di Marconi express, Rita Finzi. «Accolgo con favore le parole di Giannini e mi auguro che possano spronare chi di dovere – scandisce il presidente della commissione Mobilità Francesco Critelli – a presentarci al più presto possibile il piano economico finanziario, sono nove mesi che lo aspettiamo».
Nonostante ciò, restano perplessità nella maggioranza sulla realizzazione dell’opera, da parte di Idv e Vendoliani.

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IDV e SEL contro il People Mover, anzi NO

Come preannunciato ieri siamo stati in consiglio comunale per osservare la discussione e la votazione in merito alla proposta di sospendere il progetto. A fronte dell’argomentazione di Marco Piazza questo è stato il risultato:

1) l’OdG presentato da M5S è stato respinto con 19 voti contrari (Pd, Idv e Sel), 10 favorevoli (M5S, Pdl e Lega) e un astenuto (Gattuso del Pdl, che ha votato così per giustificare la sua dichiarazione di voto, tutta a favore dell’OdG, ma chiesta come intervento in dissenso dal proprio gruppo per poter parlare 5 minuti contro il Pd);

2) era presente in aula per la replica la vicesindaco Giannini, che ci ha detto quanto alacremente in questi mesi la Giunta abbia lavorato per perfezionare il progetto P.M. In particolare ci ha consegnato queste notizie: il piano economico-finanziario dell’opera non è ancora pronto ma lo sarà tra poco (forse addirittura entro la fine del mese), mentre i patti parasociali forse verranno cambiati… Non male dopo nove mesi di intenso lavoro!

3) il dibattito sull’OdG è stato veramente deprimente. Per il Pd è intervenuto nel merito Petrella (l’opera è magnifica, smettiamo di essere provinciali, e poi l’Authority per i contratti pubblici ha esaltato il rischio nullo per la cittadinanza) e per dichiarazione di voto Critelli (devastante, ha accusato Marco di abusare del suo ruolo di consigliere perché da mesi ripropone interrogazioni e ordini del giorno sempre sulle stesse cose, quando ormai tutto è già stato sviscerato nei dettagli e ci sono tutte le garanzie possibili dal punto di vista tecnico; noi siamo stati eletti dai cittadini e qui li rappresentiamo, siamo qui per prendere decisioni e agire, basta con tutte queste discussioni). Critelli ha segnalato una volta di più la concezione “proprietaria” della democrazia da parte del Pd, con il paradosso di accusare le opposizioni di far perdere tempo inutilmente, come se svolgere un ruolo di controllo e di garanzia fosse una cosa riprovevole. Per Idv è intervenuto Caviano (votiamo contro anche se l’opera non ci convince, perché è sbagliato chiedere la sospensione dell’opera in assenza del nuovo piano economico-finanziario). Per Sel è intervenuta tre volte La Torre (“il nostro voto contrario di oggi non significa che siamo favorevoli all’opera, anche noi abbiamo molti dubbi, ma l’OdG non è appropriato, non si può chiedere la sospensione ora, aspettiamo prima il piano economico-finanziario e poi valuteremo nel merito, ma condividiamo la richiesta di M5S di far conoscere al Consiglio quale sarebbe il costo da affrontare se si decidesse di rinunciare ora e definitivamente all’opera”). Per il Pdl sono intervenuti Carella e Gattuso (molto critici con la Giunta e con Sel, sottolineano che ci troviamo di fronte ad un nuovo caso Civis), per la Lega Cocconcelli (ha dato ragione su quasi tutta la linea a Marco Piazza, e ha addirittura perorato la causa di quei tremila e più cittadini che avevano raccolto le firme necessarie per l’indizione di un’istruttoria pubblica!).

4) il nuovo piano economico-finanziario verrà esaminato direttamente dalla Giunta, che lo approverà senza alcuna necessità di consultare preventivamente il Consiglio; dunque le giustificazioni di Sel e Idv sono puerili, questa era davvero l’ultima occasione pubblica per esprimere un voto palese contro il progetto.

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People Mover: è tempo di decidere, anche per SEL e IDV

Dopo l’abbandono del progetto Lazzaretto da parte dell’Università, il People Mover – già opera inutile ed economicamente rischiosa – è diventata una vera e propria scommessa perdente, coi soldi degli altri. In Consiglio Comunale l’opposizione ne ha approfittato per promuovere una moratoria alla sua realizzazione, che è stata respinta.

Fin qui nulla di strano, visto che sul tema che ci compete, cioè la mobilità e le infrastrutture, l’incoscienza politica di alcuni e la mala gestione di altri al governo della città, sono una triste costante, come anche il caso Civis insegna.

Veramente incredibile è il modo in cui la mozione è stata respinta (14 a 13): date le assenze del PD sono stati SEL e IDV a salvare il progetto.

Ricordiamo che SEL, da sempre “scettica” (tanto da aver firmato la nostra richiesta di istruttoria pubblica) aveva raccolto in 13 punti le sue perplessità e le aveva consegnate con una richiesta urgentissima: un ultimatum alla Giunta. Questa aveva risposto con uno smacco, cioè dopo settimane, ma approvando prima il progetto definitivo del People Mover con uno stratagemma incredibile: un’approvazione esclusivamente tecnica, in attesa di un piano economico finanziario inesistente, ma indispensabile per l’avvio concreto dei cantieri.

Solo successivamente ha ritenuto di far pervenire le risposte ai 13 quesiti tramite l’Ing. Carlini, strenuo difensore del People Mover, e addirittura fiero oppositore del progetto del Servizio Ferroviario Metropolitano. Risposte che non smontano nemmeno una delle obiezioni sollevate anche in commissione dal nostro e da altri comitati, ma che anzi riconoscono le obiezioni sul tema della capacità, proponendo come eventuale soluzione perfino il raddoppio del People Mover, quindi il raddoppio dei costi sulle già affaticate spalle dei cittadini.

SEL non è nemmeno riuscita a portare a casa un dibattito aperto, informato e garantito in occasione della proposta della giunta – rivelatasi puntualmente un bluff – di andare, entro febbraio, ad un confronto con la cittadinanza in Sala Borsa.

Per ringraziare il PD di tutto questo, SEL vota contro la moratoria sul People Mover!

Il Comitato No People Mover invita pertanto gli stessi consiglieri ad iscriversi al gruppo del PD. Sarebbe una doverosa operazione di trasparenza politica, che farebbe risparmiare per di più i soldi pubblici destinati al loro attuale gruppo.

Nei fatti i consiglieri della lista Frascaroli-SEL non propongono politiche diverse dal PD, non ascoltano la città, ma si limitano a fingere critiche che non si traducono mai in un voto coerente. La misura è colma, se non si è più capaci di decidere autonomamente e di contare politicamente, non rimane altro che prenderne atto e rinunciare alla propria identità.

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MANDINI FRENA IL PRIMO MATTONE: BASTA COI BALLETTI DI CIFRE

(DIRE) Bologna, 27 feb. – Ultimatum dell’Idv sul People mover.
“Prima di posare un qualunque mattone bisogna fare estrema chiarezza: La citta’ e il bilancio del Comune, o direttamente o indirettamente, non si possono permettere di sopportare costi per il disavanzo dei servizi”, avverte il coordinatore bolognese del partito Sandro Mandini. “Questo- scandisce il dipietrista- e’ imprescindibile: o ci sara’ chiarezza oppure continueremo a manifestare tutte le nostre perplessita’”. In attesa del chiarimento di maggioranza sull’opera quasi pronta a partire (e’ stato dato l’ok al progetto esecutivo, manca quello al piano economico-finanziario), l’Idv insomma non da’ segni di resa. Anzi.
“A otto mesi dalle elezioni- annota Mandini, stamattina dalle frequenze di Radio Tau- ancora assistiamo a balletti di cifre, che continuamente si spostano. Speriamo che le ultime che sono state illustrate, 110 milioni di euro, siano quelle effettive e reali”. Come Idv, “abbiamo chiesto due cose e su queste aspettiamo risposte precise: l’esatto costo dell’opera e chi coprira’ quei 12 milioni che ancora mancano rispetto ai 20 milioni in piu’; e che ci siano precise garanzie sulla sostenibilita’ della gestione”. Quanto alla terza navetta, “che sulla carta migliora il servizio trasportistico, a questo punto viene da chiedersi perche’ e’ prevista oggi e non nel progetto iniziale”, quando evidentemente non era considerata necessaria.

(Bil/ Dire)

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I conti del People mover – Un dovere di trasparenza

da Repubblica Bologna on line del 18 febbraio 2012

di Andrea Chiarini

Non appena si torna a parlare di People mover la maggioranza va in fibrillazione, non è la prima volta, non sarà l’ultima. almeno a osservare le dinamiche interne tra Sel, Idv e Verdi da una parte e dall’altra il Pd, che spesso da solo deve fare il lavoro di tutta la coalizione. Ma sul trenino Aeroporto-Stazione, non fosse altro per l’ingloriosa fine del “grande appalto” Civis (e non parliamo del balletto decennale sui fondi del metrò), una parte della città non ha tutti i torti a interrogarsi, a chiedere quel supplemento di istruttoria che finora l’amministrazione comunale non ha concesso.

Il riposizionamento nel centrosinistra qui interessa fino a un certo punto. Si sta infatti valutando un’opera i cui costi sono lievitati di 20 milioni ancor prima di aprire i cantieri (secondo un vecchio vizio italico). Siamo arrivati al momento a 110 milioni. Se le carte sugli aspetti progettuali paiono ormai tutte a posto e l’iter concluso, lo stesso non si può dire della parte finanziaria che coinvolgerà anche neonata newco dei trasporti: Fer-Atc, che nella società che si è aggiudicata i lavori, la Marconi Express, ha il 25% (mentre il restante 75% è del consorzio coop Ccc). Sulla solidità del piano finanziario si è occupato il sito www. lavoce. info (nella redazione ci sono tra gli altri i docenti universitari Tito Boeri, Pietro Garibaldi e il bolognese Francesco Vella) dedicando un capitolo al tema dal titolo “Un fallimento annunciato”. E soffermandosi sui costi di esercizio e

sull’aspetto tutt’altro che secondario del project financing.

Il dubbio sollevato dal sito lavoce. info sui patti parasociali è che “il Ccc potrebbe sfilarsi con obbligo di Atc-Fer di acquisire tutto il capitale”. Con tutti i rischi che ciò comporta per le casse degli enti pubblici in tempi di tagli, sobrietà e rigore. L’ipotesi di un progressivo disimpegno del Ccc è uno dei punti in discussione, così come l’arrivo di nuovi soci al momento solo sulla carta.

Per questo il Comune, la Regione e gli altri soggetti coinvolti a vario titolo, come la società aeroportuale Sab (finora defilata), dovrebbero fare uno sforzo di trasparenza prima e non dopo l’apertura dei cantieri. Palazzo d’Accursio soprattutto dovrebbe sentire questo dovere, indicando tempi certi e trovando l’occasione in consiglio comunale per fornire tutte le spiegazioni, non tanto e non solo alle forze politiche ma a tutta la città. L’assessore comunale alla Mobilità Andrea Colombo a questo proposito ha detto che “prima dell’avvio dei lavori, in ogni caso, la giunta si impegna a promuovere un momento pubblico di informazione e trasparenza sul progetto per chiarire a tutta la cittadinanza ogni profilo sia trasportistico che economico”. Forse è arrivato il momento di fare il punto, in pubblico. Magari insieme alla Marconi Express che – come recita la determinazione dirigenziale firmata dal direttore del settore comunale Mobilità Cleto Carlini, il 14 febbraio scorso – “alla luce dell’incremento dei costi ipotizzato sarà tenuta a presentare, prima dell’avvio dei cantieri, un aggiornamento del piano economico e finanziario”.

 

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COMITATO NO PEOPLE MOVER CON SEL: COALIZIONE ESAUTORATA

“CON IL SI’ ALL’OPERA TASSE E TAGLI A SERVIZI PER ANNI”

(DIRE) Bologna, 16 feb. – Un’amministrazione, quella guidata da Virginio Merola, “indifferente persino nei confronti del Consiglio Comunale e della stessa coalizione di governo, di fatto esautorata da ogni funzione di controllo”. Nella querelle tra giunta e Pd da un lato, Sel e Idv dall’altro, irrompe il comitato No People mover, che sposa in una nota le ragioni dei ‘ribelli’.

“La giunta ha deciso di ‘rispondere’ alle domande specifiche poste da un gruppo di maggioranza”, cioe’ quello legato ai nomi di Nichi Vendola ed Amelia Frascaroli, “in modo del tutto formale e solo dopo aver ufficializzato la decisione di dar vita al piano esecutivo, quindi con una sonora presa per i fondelli”.

Il rischio per la citta’, afferma il comitato relazionando sulla serata del Baraccano (“oltre 150” presenze) e’ che nei prossimi anni arrivino altre tasse e tagli ai servizi. Quei 20 milioni di euro in piu’ di costi, infatti, porteranno allo “stravolgimento di ogni possibile piano finanziario, peraltro finora mai ufficialmente presentato all’opinione pubblica e che
mette di nuovo in secondo piano l’indispensabile completamento del Sistema ferroviario metropolitano”. Un’opera insomma “sempre piu’ inutile e dannosa”, i cui “costi stratosferici” servono” soprattutto per garantire una commessa importante ad un’impresa determinante per gli equilibri politici dell’amministrazione graveranno sulle spalle dei bolognesi con tasse ed aumenti e tagli dei servizi nei prossimi anni”.
Il comitato conferma quindi “ulteriori iniziative”, con l’obiettivo “di impedire l’avvio dei lavori del People Mover mediante la piu’ ampia mobilitazione di coloro che sono contrari a questo progetto e vogliono sia completato il Servizio ferroviario metropolitano, attraverso manifestazioni di lotta civile e democratica, fino alla presenza attiva nei cantieri”.

(Bil/ Dire)

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IDV RESTA SCETTICO E TEME RINCARO BIGLIETTI PEOPLE MOVER

“DAI CONTI MANCANO ANCORA 12 MLN, CHI LI PAGA?”

(DIRE) Bologna, 14 feb. – Il progetto esecutivo del People mover non spazza via i dubbi dell’Idv, anzi. Il timore, ora, e’ che si aumentino i biglietti. Se costa 20 milioni di euro, sei paiono gia’ assorbiti dalla Marconi express e due sono ritenuti sovrastimati, resta pero’ una domanda, scrive oggi il consigliere regionale dei dipietristi, Sandro Mandini: “Gli altri 12 chi li paghera’?”. E poi c’e’ la scelta di aggiungere un terzo convoglio, il che accrediterebbe la tesi dell’Idv, gia’ convinta da tempo che l’opera “fosse consapevolmente in perdita con solo due convogli”. Ora, dunque, a fronte di “tutte queste modifiche e di questo convoglio aggiuntivo, sarebbe doveroso da parte dell’amministrazione chiarire su chi ricadranno i costi e come verranno recuperati”. L’auspicio di Mandini e’ che la cifra resa pubblica sul prezzo del biglietto “rimanga invariata”.

Ma pure sul confronto pubblico annunciato dalla Giunta comunale di Bologna l’Idv ha da ridire, visto che non e’ stato organizzato anticipatamente all’ok del progetto definitivo.

Insomma, i dubbi sui quali l’Italia dei valori vorrebbe risposte concrete sono tanti, conclude Mandini, “sembra di essere davanti a film ricco di colpi di scena” o a uno “gia’ visto e intitolato ‘civis'” conclude il dipietrista.

(Com/Asa/ Dire)

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