Articoli con tag Patto occulto

People Mover: il fatto non sussiste. Assolti dopo tre anni tutti gli imputati

Articolo di Gilberto Dondi pubblicato giovedì 8 dicembre 2016 da il Resto del Carlino – Bologna.

People Mover: il fatto non sussiste. Assolti dopo tre anni tutti gli imputati

Delusi i contrari all’opera. Delbono: «La sentenza si commenta da sé»

Finisce con gli abbracci degli imputati e la delusione degli attivisti anti-People Mover, arrivati in tribunale per assistere al tanto atteso verdetto. Una sentenza che segna l’ennesima sconfitta della Procura nei processi su appalti e politica. Si è infatti concluso con un’assoluzione generale il processo che vedeva sette persone, fra cui l’ex sindaco Flavio Delbono, accusate (a vario titolo) di turbativa d’asta e abuso d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta dei pm Antonella Scandellari e Giuseppe Di Giorgio sulla monorotaia che collegherà la stazione all’aeroporto. Per l’accusa, quel bando fu pilotato per far vincere la cordata formata dal Ccc, il Consorzio cooperative costruzioni, e l’Atc (ora Tper), con l’avallo del Comune. Un patto occulto a scapito dei concorrenti spagnoli di Acciona. Ma questa tesi non ha retto e ieri mattina, a 5 anni dall’inizio dell’inchiesta e dopo decine di udienze, il collegio dei giudici presieduto da Luisa Raimondi ha assolto tutti perché il fatto non sussiste, con la formula della vecchia insufficienza di prove. Assolti, dunque, Delbono e l’ex assessore Villiam Rossi (per i quali i pm avevano chiesto un anno e 4 mesi), gli ex presidenti di Ccc eAtc, Piero Collina e Francesco Sutti (un anno e sei mesi), e i dirigenti comunali Francesca Bruni (un anno), Cleto Carlini e Patrizia Bartolini (per loro i pm avevano chiesto l’assoluzione). Dopo il verdetto è partito un piccolo applauso, con abbracci fra gli imputati e i loro parenti e colleghi presenti in aula. Grande sconforto, invece, fra i 15 attivisti del comitato No People Mover. Ora la palla torna alla Procura, che valuterà se fare appello, ma fra pochi giorni scatterà comunque la prescrizione dei reati. Resta poi aperta l’inchiesta bis sulla prosecuzione dei lavori nonostante il processo, ma ora anche quella pare avviata verso un binario morto. «Una sentenza che si commenta da sola – dice Delbono, dimessosi nel 2010 per il Cinzia-gate –. Se dopo tre anni di indagine e uno e mezzo di processo, decine di testimoni e migliaia di carte, il fatto non sussiste per nessuno… Fate voi… Mi sarei sentito più risarcito se il processo non ci fosse mai stato, dato che non c’erano elementi per farlo». Soddisfatto anche il sindaco Virginio Merola: «Questa sentenza chiude positivamente una tormentata vicenda».

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People mover, tutti assolti

Articolo di Gianluca Rotondi pubblicato giovedì 8 dicembre 2016 dal Corriere di Bologna.

People mover, tutti assolti

Escono puliti dal processo i sette imputati per la gara del maxi appalto della monorotaia sopraelevata. Fra questi Delbono, Sutti (Atc) e Collina (Ccc). Le accuse erano abuso d’ufficio e turbativa d’asta

Un applauso contenuto, poi l’abbraccio liberatorio con amici e colleghi alla lettura della sentenza. Finisce un incubo per amministratori e dirigenti comunali imputati nel processo per il People Mover. Una gioia a cui fa da contraltare la delusione dei tanti esponenti del comitato Primavera urbana, ieri presenti in aula, che da sempre si battono contro l’opera. Finisce dunque azzerata l’inchiesta della Procura sulla gara della monorotaia che dovrà collegare aeroporto e stazione. Dopo cinque anni di indagini, sedici mesi di dibattimento e decine di udienze, il collegio presieduto dalla giudice Luisa Raimondi ha assolto i sette imputati perché il fatto non sussiste dalle accuse, a vario titolo, di turbativa d’asta e abuso d’ufficio. Tirano un sospiro di sollievo l’ex sindaco Flavio Delbono, l’ex assessore Villiam Rossi, gli ex presidenti di Ccc e Atc, Piero Collina e Francesco Sutti, e i dirigenti comunali Francesca Bruni, Cleto Carlini e Patrizia Bartolini. Una sconfitta su tutta la linea per l’accusa sostenuta dai pm Giuseppe Di Giorgio e Antonella Scandellari che avevano chiesto condanne a pene tra 12 e 18 mesi (e l’assoluzione per Carlini e Bartolini) per una gara ritenuta pilotata e cucita addosso al Consorzio cooperative di costruzione, anche grazie al patto occulto stretto con Atc, l’allora azienda di trasporti, che sarebbe entrata in partita dopo l’aggiudicazione nel 2008 del bando attraverso la creazione della società di progetto Marconi Express. Un accordo che avrebbe consentito al colosso cooperativo di uscire progressivamente dall’opera addossando tutti i rischi alla società di trasporti a capitale pubblico. Un’operazione che per i pm ebbe l’avallo politico del Comune. Accuse naufragate davanti ai giudici che hanno assolto tutti, seppure con la formula della vecchia insufficienza di prove. Significa che non è stata raggiunta o è risultata mancante la prova a fondamento dell’inchiesta. Un passaggio che fa dire al procuratore Giuseppe Amato che «il processo poteva e doveva essere assolutamente fatto». Del resto, ha spiegato, difendo il lavoro dell’ufficio, «c’è stato non solo il vaglio del giudice dell’udienza preliminare ma un dibattimento importante, dove ci sono state anche situazioni fattuali che hanno indiscutibilmente portato elementi forti, che evidentemente il giudice poi non ha ritenuto soddisfattivi, ma forti, a supporto dell’impostazione accusatoria». Detto questo, la Procura aspetta di leggere le motivazioni ma difficilmente farà appello visto l’incombere della prescrizione. Soddisfatto il sindaco Virginio Merola: «Si chiude positivamente una lunga e tormentata vicenda. Il doveroso rispetto dell’azione della magistratura si è sempre accompagnato alla fiducia nell’operato dei nostri dirigenti comunali». Restano invece con un pugno di mosche in mano le parti civili, i vertici di Acciona-Ghella, le imprese che formavano la cordata esclusa dal bando, e il comitato No People mover. La delusione del presidente Lorenzo Alberghini è palpabile: «Siamo sorpresi perché durante il dibattimento sono emersi fatti gravissimi che questa sentenza non spiega. Aspettiamo le motivazioni, poi decideremo come proseguire nella ricerca di una giustizia che oggi manca».

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People mover, il giudice boccia i pm

Articolo di Valerio Varesi pubblicato giovedì 8 dicembre 2016 da la Repubblica – Bologna.

People mover, il giudice boccia i pm

Dopo 5 anni e 30mila pagine di inchiesta, assolti Delbono, Sutti, Collina e gli altri imputati: “Il fatto non sussiste”. L’ex sindaco: “Una sentenza che si commenta da sé”. Merola: “Si chiude bene una vicenda molto tormentata”

«Il fatto non sussiste». Quattro parole polverizzano l’inchiesta della Procura riguardante il “People mover”, la sopraelevata in fase di costruzione che collegherà l’aeroporto con la stazione Centrale passando dal Lazzaretto. Quattro parole che danno sollievo all’ex sindaco Flavio Delbono, all’assessore al Bilancio di allora Villiam Rossi, ai funzionari Patrizia Bartolini, Cleto Carlini e Francesca Bruni oltre che agli ex presidenti di Atc Francesco Sutti e del Consorzio cooperativo costruzioni (Ccc) Piero Collina. Tutti assolti con formula piena dopo cinque anni d’inchiesta, 30mila pagine di istruttoria e una gigantesca macchina giudiziaria che ha rischiato di stritolare i protagonisti tenuti a lungo sulla graticola. Sutti e Collina erano accusati di turbativa d’asta, istigazione a delinquere e concorso in abuso d’ufficio. L’ex sindaco Delbono di abuso d’ufficio assieme al suo assessore Rossi, mentre due dei tre funzionari, Carlini e Bartolini (per i quali i Pm Antonella Scandellari e Giuseppe Di Giorgio avevano chiesto il proscioglimento un anno fa), erano accusati rispettivamente di abuso d’ufficio e turbativa d’asta il primo e di semplice turbativa d’asta la seconda. Abuso d’ufficio pure a carico di Bruni. Per tutti gli accusati la sentenza è anche la pietra tombale sulla vicenda giudiziaria visto che il procuratore Giuseppe Amato, in considerazione della prossima prescrizione dei reati, ha allontanato la possibilità di impugnare il verdetto in appello. Anche se aggiunge: «Le sentenze vanno lette e poi ci si determina se impugnarle o meno». «La sentenza si commenta da sé» si è limitato a dire Delbono sottolineando implicitamente la sua evidenza lapidaria, mentre Collina lamenta la lentezza di un iter che l’ha tenuto sub judice per troppo tempo. «Comunque una motivazione perfetta che mi mette al riparo di tanti dispiaceri. Ora che sono in pensione non mi sarebbe proprio piaciuto essere indicato come un condannato mentre porto a spasso il cane». Soddisfatti anche i difensori degli altri imputati. L’avvocato Guido Magnisi, difensore di Carlini, riadatta a commento della vicenda una celebre frase di Francisco Goya sul sonno della ragione: «Quando c’è un vuoto della politica si generano mostri giudiziari». La vicenda risale al dicembre 2009 data in cui la giunta Delbono unitamente a quella provinciale retta da Beatrice Draghetti (in un primo tempo fu coinvolto anche palazzo Malvezzi, poi prosciolto), in qualità di soci maggioritari, varano una delibera in cui l’allora Atc sarebbe stata coinvolta nella gestione della “Marconi express” la società operativa mista incaricata di costruire il “People mover” dopo l’appalto vinto dal “Ccc”. L’anno dopo, il consigliere comunale Daniele Corticelli presentò un esposto paventando gravi rovesci per l’erario se la gestione fosse stata negativa. L’inchiesta parte nel 2012 e coinvolge anche i funzionari. Carlini come dirigente del settore Mobilità, la Bruni in qualità di direttrice delle partecipazioni societarie e Bartolini in quanto direttrice del settore gare. L’ipotesi accusatoria della Procura era che esistesse un patto occulto tra Ccc e Atc per scaricare i rischi gestionali sull’azienda trasporti mettendo così al riparo le cooperative. Tale patto, per Ccc un semplice e routinario «accordo preliminare», venne poi spazzato via da un riassetto societario in “Marconi express” col quale il Consorzio cooperativo riassumeva la quasi totalità dei rischi gestionali. «Si conclude una vicenda lunga e tormentata» commenta il sindaco Virginio Merola.

 

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People mover, chieste 5 condanne: «Da Delbono copertura politica»

Articolo di Gianluca Rotondi pubblicato sabato 22 ottobre 2016 dal Corriere di Bologna.

People mover, chieste 5 condanne: «Da Delbono copertura politica»

Pene da 18 mesi per Sutti e Collina. I pm: «Patto collusivo per pilotare la gara»

Il processo sul People mover arriva a un punto di svolta. A 5 anni dall’inizio dell’inchiesta, dopo 16 mesi di dibattimento e decine di udienze, e con la scure della prescrizione dietro l’angolo, i pm Giuseppe Di Giorgio e Antonella Scandellari hanno consegnato ai giudici le loro conclusioni sulla gara ritenuta pilotata e aggiudicata nel 2009 al Consorzio di cooperative di costruzione (Ccc) per la costruzione e la gestione della monorotaia che dovrà collegare aeroporto e stazione. Un progetto accompagnato da forti polemiche che solo ora sta muovendo i primi passi. Al termine di una requisitoria fiume durata oltre sei ore, i pm hanno chiesto cinque condanne e due assoluzioni per i reati, contestati a vario titolo, di abuso d’ufficio e turbativa d’asta. La richiesta più alta, 1 anno e 6 mesi, è arrivata per Francesco Sutti e Piero Collina, ex presidenti di Atc e Ccc, protagonisti del presunto patto occulto secondo cui la societa di trasporto pubblico non avrebbe partecipato alla gara per poi formare con Ccc, nel gennaio 2010, la società di progetto Marconi Express. L’accusa ha chiesto invece 16 mesi per l’ex sindaco Flavio Delbono e l’ex assessore al Bilancio del Comune Villiam Rossi, e un anno per la dirigente Francesca Bruni, il cosiddetto livello politico dell’inchiesta. L’assoluzione è stata invece avanzata con la vecchia formula dell’insufficienza di prove per altri due dirigenti, Cleto Carlini e Patrizia Bartolini. Ieri in aula il pm Di Giorgio ha ripercorso l’iter per l’assegnazione dell’appalto in project financing da 100 milioni, concentrandosi in particolare «sull’accordo collusivo e segreto teso a pilotare l’esito della gara» tra Sutti e Ccc e sui famosi patti parasociali (modificati dopo l’inchiesta) che avrebbero consentito al colosso cooperativo di sfilarsi dalla gestione dell’opera trasferendo tutti i rischi su Atc, azienda a partecipazione totalmente pubblica con il Comune maggiore azionista. «Una dinamica fraudolenta ma raffinata che ha portato allo sviamento della gara e allo stravolgimento dello spirito della concessione», ha detto il pm che ha chiesto ai giudici di spostare la commissione della turbativa d’asta al gennaio 2010, data della costituzione di Marconi Express, per allungare i tempi di prescrizione. Una richiesta fortemente contrastata dalle difese. Secondo la pm Scandellari «il patto occulto ha consentito a Ccc di presentare un’offerta economica schiacciata ai minimi perché poteva contare sull’ingresso di Atc: sapeva che una volta costruito non si sarebbe accollata i rischi di gestione». Poi i pm hanno affrontato le posizioni degli amministratori, con «il Comune che ha garantito la copertura dell’operazione e gestito la vicenda in modo compiacente», nonostante le criticità rilevate da una dipendente dell’ufficio gare del Comune: «Si rifiutò di firmare ma sindaco, assessore e tecnici rimasero sordi ai suoi rilievi, l’unica risposta fu il suo trasferimento». Il via libera sulla regolarità dell’operazione la diede secondo l’accusa la Bruni, «che si è prestata a decretarne la regolarità». Di qui la richiesta di condanna. Per i magistrati l’ex sindaco Delbono, che si è sempre difeso sostenendo di aver ereditato il progetto dalla giunta Cofferati e di non aver avuto alcun peso decisionale, «aveva una responsabilità politica e nella sua veste ha dato il placet al progetto, perché questa operazione non poteva non avere copertura politica». Dopo la requisitoria sono iniziate le arringhe delle difese. Ha parlato il legale di Carlini, avvocato Guido Magnisi, che ha chiesto l’assoluzione perché il fatto non sussiste o per non aver commesso il fatto, sostenendo che a carico del dirigente «ci sono solo opinioni ». Mercoledì toccherà alle parti civili (avvocato Domenico Morace) e ai legali degli altri imputati (avvocati Trombetti, Insolera, Giampaolo).

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Appalto People mover, la procura chiede cinque condanne

Articolo di Giuseppe Baldessarro pubblicato sabato 22 ottobre 2016 da la Repubblica – Bologna.

Appalto People mover, la procura chiede cinque condanne

Pene da un anno a 18 mesi per l’ex sindaco Delbono, l’ex assessore Rossi, la dirigente Bruni, Sutti e Collina

«C’era un patto occulto tra Ccc e Atc. Un accordo che ha consentito al Consorzio cooperative costruzioni e all’azienda municipale dei trasporti (oggi Tper) di mettere le mani sull’appalto per il “People Mover”, con la connivenza dell’amministrazione comunale». Lo hanno sostenuto ieri in aula i pm Giuseppe Di Giorgio e Antonella Scandellari. La «gara per realizzare e gestire l’opera venne cucita su misura». Per questo i pm hanno chiesto condanne da un anno a 18 mesi per cinque dei sette imputati al processo sul progetto della monorotaia che dovrà collegare la stazione all’aereporto. Ieri, a conclusione di cinque ore di requisitoria, i magistrati hanno chiesto che a essere puniti siano l’ex sindaco Flavio Delbono e l’assessore al Bilancio Villiam Rossi, accusati di abuso d’ufficio. Pene a un anno e sei mesi sono invece state chieste per l’ex presidente di Ccc Piero Collina, e per l’ex presidente di Atc Francesco Sutti, imputati di turbativa d’asta e abuso d’ufficio. Infine un anno è stato sollecitato per la dirigente comunale Francesca Bruni, sempre per abuso d’ufficio, mentre per gli altri due funzionari comunali Cleto Carlini e Patrizia Bartolini è stata chiesta l’assoluzione sia dall’accusa di abuso d’ufficio che da quella di turbativa d’asta. Una sentenza sulla quale incombe tuttavia la prescrizione prevista per dicembre. Non a caso, sempre ieri, il pm Di Giorgio ha chiesto ai giudici della corte di valutare il «patto occulto tra Ccc e Atc, che avrebbe trovato il proprio compimento nella costituzione della società Marconi Express, il 13 gennaio 2010», nel tentativo di dilatare proprio i tempi di prescrizione. Il pm ha parlato di una «distorsione delle regole che ha favorito Ccc, consentendole di presentare una domanda vincente», nella prospettiva poi di congiungersi in sede di società di progetto con Atc, «l’unica che avrebbe consentito di reggere». Il Comune dal canto suo sarebbe stato «compiacente» e avrebbe dato «copertura politica» all’operazione. Quella del People mover è una storia lunga oltre dieci anni. Con alla base un investimento da 100 milioni di euro per collegare stazione centrale e aeroporto Marconi in otto minuti. Il primo bando risale a fine 2007. Si tratta di un appalto in project financing, nel quale l’impresa vincitrice mette i soldi e costruisce l’opera che poi gestirà per 35 anni, ripagandosi le spese. Nonostante le attese, però, il primo bando va deserto. Così nel secondo le condizioni per l’aggiudicatario vengono economicamente migliorate con finanziamenti pubblici. In corsa due cordate. Una è formata dagli spagnoli di Acciona e dall’impresa di costruzioni Ghella. La seconda cordata è di Ccc di Bologna, il Consorzio cooperative costruzioni che si presenta da solo. L’offerta tecnica migliore è quella degli spagnoli, ma quella di Ccc è economicamente più vantaggiosa. A giugno 2009 viene firmata la concessione a favore di Ccc. A gennaio del 2010 Ccc presenta la sua società di gestione per il People mover. Una società, prevista dal bando. Si chiama “Marconi express” e come socio al 25% ha Atc, l’azienda pubblica dei trasporti, di proprietà di Comune e Provincia. A quel punto è il consigliere di opposizione Daniele Corticelli a fare denuncia alla Corte dei conti e in procura. Ed è da qui che parte un’inchiesta. Si scoprirà poi che i patti interni tra Atc e Ccc prevedono che una volta costruita la monorotaia, nel giro di alcuni anni le azioni della Marconi express debbano passare ad Atc. Ccc dopo avere vinto la gara si sarebbe dunque ritirata lasciando oneri e rischi di impresa alla azienda pubblica. Da qui il processo iniziato ad aprile 2015 e che con le richieste di ieri è arrivato alle battute finali. Nel pomeriggio, dopo i pm, ha preso la parola l’avvocato Guido Magnisi, difensore di Carlini, che ha chiesto per il proprio assistito l’assoluzione perché il fatto non sussiste oppure con la formula per non aver commesso il fatto. La sentenza è prevista entro la fine di novembre.

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