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La notte delle inchieste sul «sistema-Emilia»

Articolo di Gianluca Rotondi pubblicato giovedì 8 dicembre 2016 dal Corriere di Bologna.

La notte delle inchieste sul «sistema-Emilia»

Da Di Nicola ad Alfonso, dal dialogo fra palazzi alla linea dura, fino ad Amato e al suo nuovo corso: basta fascicoli dai contorni labili

La sentenza sul People mover spedisce sul binario morto un altro processo eccellente, forse l’ultimo ancora in piedi che metteva nel mirino un intero sistema di potere e le presunte connivenze tra amministrazioni e cooperative. Se non è il crepuscolo delle inchieste «politiche», il sipario su una stagione segnata da scandali e accuse poi naufragate, poco ci manca. È un fatto che, tranne qualche rara eccezione, negli ultimi sette anni le più importanti inchieste sulla pubblica amministrazione siano state azzerate dai giudici. Il rosario da sgranare, tra assoluzioni e prescrizioni, è lungo. Il Civis, il People mover, l’incarico alla storica segretaria di Bersani, Zoia Veronesi, naturalmente Terremerse, versante Vasco Errani, i bandi per i vari Global Service, il sistema regionale degli accreditamenti per le cliniche, l’appalto per la centrale tecnologica del Sant’Orsola, almeno in parte i processi con al centro il Cipea di Gianluca Muratori (che hanno se non altro accertato episodi corruttivi) e da ultimo, e ancor prima di arrivare davanti a un giudice, l’indagine sulla Colata di Idice. Un discorso a parte merita la maxi inchiesta sulle presunte spese pazze dei consiglieri regionali, comune peraltro alle Procure di mezza Italia e per buona parte ancora sottoposta al vaglio dei giudici in dibattimento. Ci sono state assoluzioni ma anche condanne e patteggiamenti decisi da giudici spesso diversi. La sensazione è che con la sentenza di ieri si chiuda dunque una lunga stagione che ha scavato un solco tra magistratura e politica, mai nemmeno sfiorata dagli scandali prima di allora e comunque poco abituata a farsi giudicare. Sette anni di inchieste sulla pubblica amministrazione, indagini infinite, sequestri milionari concessi e poi cassati, costi umani e costi vivi sostenuti per intercettazioni, consulenze e perizie. Indagini avviate principalmente dopo l’arrivo sotto le Due Torri dell’allora procuratore Roberto Alfonso che ha dato un nuovo impulso alle inchieste sui reati contro la pubblica amministrazione, raccogliendo però spesso sonore bocciature dai giudici. Prima d’allora, va detto, processi di questo tipo erano una rarità. La Procura guidata da Enrico Di Nicola non sparava certo cannonate. Nessuno insabbiava, naturalmente, ma l’interlocuzione tra palazzi era una costante. Gli esposti di opposizioni e comitati ci sono sempre stati ma spesso finivano in niente o con archiviazioni che stigmatizzavano certi comportamenti ma poi finiva lì. Proprio nel periodo di passaggio di consegne arrivò il Cinzia-gate, lo scandalo che portò alle dimissioni dell’allora sindaco Flavio Delbono. Un vero spartiacque. Il fascicolo fu avviato all’archiviazione, un gip lo rimandò indietro e venne affidato a un nuovo pm. Il resto, patteggiamento compreso, è storia nota. L’inchiesta su cui la Procura guidata da Alfonso ha forse investito di più è quella che ha coinvolto il governatore Vasco Errani fino a spingerlo alle dimissioni. Un’accusa tenacemente sostenuta dai pm e oggetto di ribaltamenti e sentenze contrastanti. Fino all’assoluzione definitiva che ha fatto (di nuovo) saltare il tappo e salire sulle barricate un’intera classe politica che inorridiva alla sola idea che si potesse processare l’esponente di spicco di un partito che ha governato pressoché ininterrottamente in Regione. La graticola è toccata anche all’ex sindaco Giorgio Guazzaloca con un’accusa di corruzione portata avanti ostinatamente, nonostante le pronunce avverse dei giudici del Riesame, e poi abbandonata strada facendo mentre il processo sul Civis si avviava alla prescrizione. Ora con l’arrivo del procuratore Giuseppe Amato la Procura cambierà di nuovo strada, dicono avvocati eccellenti e addetti ai lavori. Niente più inchieste infinite e dai contorni labili, ma tempi certi e risposte celeri. Un concetto sottolineato a più riprese nel giorno del suo insediamento e ribadito nei fatti proprio con la richiesta di archiviazione per le presunte pressioni alla sindaca Isabella Conti. È un fatto che le inchieste di questi anni abbiano se non altro avuto il merito di far emergere anomalie, storture, irregolarità amministrative, se non vere e proprie connivenze tra poteri. Ma si sono quasi sempre sfaldate alla prova dei fatti e spesso, particolare non secondario, dopo un tempo infinito. I casi Civis (con i mezzi sostituiti dopo l’inchiesta) e People mover (con i patti parasociali cambiati in corso d’opera) stanno lì a dimostrarlo. Le assoluzioni, direbbe qualche magistrato, fanno parte della fisiologia del processo. I pm indagano e se del caso archiviano, i collegi giudicano e se lo ritengono assolvono. È il segno che il sistema funziona. Il fatto è che spesso, al netto di organici carenti e personale mancante, tutto ciò avviene con tempi intollerabili.

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Udienza preliminare per l’ipotesi di abuso d’ufficio e turbativa d’asta nel bando sul People mover

In data 9 gennaio 2015 si è svolta l’udienza preliminare per le ipotesi di abuso d’ufficio e turbativa d’asta nella gara per l’assegnazione della concessione del People Mover. I pubblici ministeri Antonella Scandellari e Giuseppe Di Giorgio (che hanno seguito l’inchiesta con la supervisione del procuratore capo Roberto Alfonso e del suo vice Valter Giovannini) hanno rinnovato la richiesta di rinvio a giudizio per gli otto indagati (l’ex sindaco Flavio Delbono, il presidente Ccc Piero Collina, l’ex presidente di Atc Francesco Sutti, l’ex assessore al Bilancio Villiam Rossi, i tecnici comunali Patrizia Bartolini, Cleto Carlini, Francesca Bruni e Giulia Carestia, quest’ultima dell’Avvocatura di Palazzo d’Accursio). Si attenda ora la decisione del GUP Rita Chierici.

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Interviste a Delbono e Collina dopo il rinvio a giudizio (dal Corriere di Bologna di sabato 12 luglio)

A seguire la riproduzione integrale di tre articoli pubblicati sabato 12 luglio 2014 dal Corriere di Bologna. Tra questi anche due interviste, rispettivamente realizzate da Gianluca Rotondi e Daniela Corneo, all’ex sindaco Flavio Delbono e al presidente del Ccc Piero Collina.

Comune e Tper vengono indicate dalla Procura come parti offese. Si accettano fin d’ora scommesse sul fatto che decidano di costituirsi come parti civili nel processo…

People mover, verso il processo Delbono e altri 7

Chiesto il giudizio per le presunte irregolarità post aggiudicazione. L’avvocato del Comune risponde di false informazioni al pm. Abuso d’ufficio e turbativa d’asta: coinvolti Collina (Ccc), Sutti (ex Atc) e l’ex assessore Rossi

di Gianluca Rotondi

Con qualche sostanziale aggiustamento in corsa il People mover, la controversa monorotaia soprelevata pensata per collegare aeroporto e stazione, magari un giorno vedrà la luce ma intanto rischiano di andare a processo otto tra ex amministratori, manager, tecnici comunali che hanno seguito l’iter dell’opera e il numero uno del Consorzio cooperative costruzioni, già coinvolto nell’inchiesta sul Civis. Interrogatori e memorie difensive non hanno cambiato le cose. La Procura tira dritto e chiede di mandare a giudizio l’ex sindaco Flavio Delbono, l’ex assessore al bilancio Villiam Rossi, l’ex numero uno di Atc Francesco Sutti, il presidente del Ccc Piero Collina, oltre a dirigenti e tecnici comunali. La richiesta di rinvio a giudizio riguarda anche la dirigente del settore avvocatura del Comune Giulia Carestia che deve rispondere di false informazioni al pm per essersi rifiutata di rispondere alle domande dei magistrati adducendo il segreto professionale, «insussistente» per la Procura. Tutti, tranne l’avvocato Carestia, sono accusati a vario titolo di abuso d’ufficio e turbativa d’asta nell’inchiesta dei pm Antonella Scandellari e Giuseppe Di Giorgio, coordinati dai procuratori Roberto Alfonso e Valter Giovannini, nata dall’esposto dell’allora consigliere guazzalochiano Daniele Corticelli. Il nodo dell’inchiesta è sempre lo stesso da allora. I patti parasociali sottoscritti nel 2010 da Ccc e Atc in base ai quali l’azienda di trasporto cittadina avrebbe acquisito il 75% della società di progetto Marconi Express, assumendo così gran parte degli oneri e dei rìschi finanziari della gestione.  E ciò nonostante la gara per l’appalto da 95 milioni di euro fosse stata bandita nel 2008 in  project financing, una procedura che prevede che il Comune affidi costruzione e gestione dell’opera al privato senza tirare fuori un euro. Secondo la Procura la gara è stata piegata agli interessi di Collina e Sutti che avrebbero indotto funzionari e tecnici a favorire Ccc. Per questo i pm hanno chiesto il processo per gli ex direttori del settore comunale Lavori pubblici e Mobilità, Patrizia Bartolini e Cleto Carlini, accusati tra l’altro di aver predisposto il bando senza prevedere nulla circa le cessioni delle quote della società da parte dell’aggiudicatario e senza prevedere la partecipazione alla gara e alla società di progetto di una partecipata della stazione appaltante, cioè del Comune, violando così il principio dì parità dì trattamento dei concorrenti. Sutti e Collina sono finiti nei guaì anche per l’accordo occulto stipulato il 2 ottobre del 2008 attraverso il quale veniva stabilita una partnership esclusiva in vista della partecipazione congiunta alla gara, con Ccc nel ruolo di mandataria, inibendo così ad Atc la partecipazione singola o in un’associazione temporanea d’impresa, «prevedendo un reciproco scambio di informazioni relative alla gara». Con la partecipazione «segreta» dì Atc al bando, Ccc, secondo i pm potè «presentare una offerta economica apparentemente più conveniente del concorrente, ma che sì reggeva sugli accordi occulti con Atc in vista del riversamento a quest’ultima dei rischi di gestione». Le contestazioni a Delbono e Rossi riguardano le delìbere di giunta con le quali si dava mandato di approvare la costituzione della società di progetto autorizzando il presidente ad assumere gli atti necessari, compresa la sottoscrizione dei famosi patti parasociali. Dall’inchiesta, che vede Comune e Tper parti offese e quindi possibili parti civili anche se al momento nessuno si è voluto sbilanciare, sono invece usciti la presidente della Provìncia Beatrice Draghetti, il vice Giacomo Venturi e l’assessore al Bilancio Maria Bernardetta Chiusoli. Palazzo Malvezzi segnalò infatti in una nota delle perplessità sui patti parasociali.

L’ex sindaco: “Iniziativa temeraria ma i giudici argineranno i pm”

Delbono risponde anche del mega danno erariale. Appena si comincia a progettare una nuova infrastruttura aprono fascicoli che non portano a nulla, come per il Civis

di Gianluca Rotondi

In pochi giorni ha incassato l’astronomica richiesta di danni dalla Procura presso la Corte dei Conti e la richiesta di rinvio a giudizio da quella ordinaria per il pasticcio del People mover. Almeno la seconda era ampiamente prevista, anche se, dice l’ex sindaco Flavio Delbono, «ancora non riesco a capire cosa vogliano da me».

C’è una delibera della sua giunta e quel paracadute concesso a Ccc con l’affiancamento di Atc. La storia dei rischi scaricati sul pubblico.

«La richiesta di rinvio a giudizio non mi sorprende ma resto esterrefatto oggi come quando ricevetti l’avviso di fine indagine. Non ho mai parlato di questa vicenda con Atc e Ccc, nessuno mi tira in ballo e i patti parasociali non li ho neanche letti. Pensavo si trattasse di un adempimento della gara fatta in precedenza dalla giunta Cofferati. Così non era ma l’ho scoperto dopo. C’è poi un’altra cosa bizzarra in questa vicenda».

Quale?

«Quei patti parasociali sono stati modificati e non produrranno effetti. Si vuole fare un processo a quasi sei anni dai fatti su qualcosa che è stato totalmente cambiato».

Ma Ccc s’era impegnato a costituire una società di progetto per la gestione. E certo Atc ha dato una bella mano…

«Non si capisce perché non avremmo dovuto fidarci di Atc, il migliore interlocutore possibile vista la materia. Anche la favola dei rischi è sorprendente. Se Atc si è proposta per gestire l’opera avrà avuto i suoi buoni motivi, avrà fatto un piano economico-finanziario di profittabilità. Questo si potrà valutare tra dieci anni, invece i presunti rischi diventano perdite. Vengo accusato di aver orchestrato patti parasociali dolosamente ma non ho mai parlato con Atc e Ccc. Ho letto le 15mila pagine dell’inchiesta; c’è solo un revisore dei conti di Atc che immagina che Sutti ne avesse discusso con me. O i magistrati sono in grado di dimostrare che qualcuno ha avuto dei vantaggi con quella delibera, che poi è stata cambiata, oppure parliamo di niente».

Dopo il Cinzia-gate e le dimissioni che effetto le fa dover affrontare un eventuale processo?

«Dopo quello che ho passato parliamo di niente. Non ho dubbi sull’esito dell’udienza anche perché fortunatamente esistono i giudici che arginano le iniziative dei pm. Massima fiducia nei giudici quindi, molto meno nella Procura. Dovrebbe far riflettere tutti il fatto che in questa città quando si comincia a progettare un’infrastruttura si apre subito un fascicolo che poi non porta a nulla. Intanto però si fermano le opere».

Sembra di sentire il presidente di Legacoop Bologna Gianpiero Calzolari. E almeno nel caso di Civis e People Mover non si può dire che le inchieste non abbiano portato a nulla.

«Mah, l’inchiesta sul Civis è partita in modo roboante con accuse di corruzione e il coinvolgimento di Guazzaloca, poi cosa è rimasto? Vedremo che succederà col People mover ma almeno nel mio caso e in quello dei dirigenti coinvolti, quella dei pm è un’iniziativa temeraria. Ho fiducia nei giudici e sono certo che verrà dimostrato».

Mister Ccc: “Siamo i più grandi, per questo ci indagano sempre”

Collina rischia il processo anche per l’affaire Civis. Con tutti questi stop alla fine pagano quelli che lavorano, perché si ferma tutto e gli operai vanno in cassa integrazione

di Daniela Corneo

Dopo la richiesta di rinvio a giudizio per l’inchiesta sul Civis, adesso per il presidente del Ccc Piero Collina è arrivata anche quella per l’inchiesta sulla gara d’appalto per il People mover, la navetta che dovrà collegare la stazione all’aeroporto Marconi, «sbloccata» solo un paio di mesi fa dopo la modifica dei patti parasociali e il via libera del nuovo piano economico-finanziario da parte di Palazzo d’Accursio.

Collina, a distanza di un anno e mezzo dalla richiesta di rinvio a giudizio per il Civis, ora quella per il People mover. Se l’aspettava?

«Da come era impostata l’inchiesta era prevedìbile si arrivasse alla richiesta di rinvio a giudizio, mi auguro a questo punto non si vada oltre. Non saprei che altro dire in realtà, tutto quello che c’era da dire l’ho detto ai pm, la documentazione che dovevo presentare l’ho presentata, le risposte che ritenevo di dover dare le ho date. Io sono tranquillo».

I lavori per il People mover dovevano partire ormai qualche anno fa. Tra intoppi burocratici e lo stop arrivato l’anno scorso dall’Autorità di vigilanza sui contratti e gli appalti pubblici, non si è ancora fatto nulla. Qualche giorno fa la notizia che sul «trenino» sta indagando anche la Procura della Corte dei Conti. Crede che l’inchiesta avrà conseguenze sul progetto della navetta?

«Spero che tutti sappiano valutare che gli ostacoli che potevano esserci per il proseguimento del progetto, ovvero i problemi relativi alla gara e alle modalità di partecipazione, nel frattempo sono stati superati. Tutto il resto riguarda la prosecuzione di un’indagine giudiziaria che si va a concludere e che coinvolge diverse persone. lo da parte mia spero di risolvere tutto in fretta, perché ho già portato gli argomenti che possono chiarire la situazione».

Collina, secondo i pm lei e l’ex presidente di Atc Francesco Sutti eravate d’accordo con i tecnici comunali per far assicurare a Ccc l’aggiudicazione della concessione senza farle assumere i rischi connessi alla gestione del servizio, addossandoli su Atc.

«Bisogna capire che il project financing è uno strumento per fare opere infrastrutturali. Il costruttore avvia l’operazione e individua il gestore che poi fa quello che gli compete, ovvero gestire quello che è stato costruito. Il costruttore, finita l’opera, poi esce, è così da quando esiste il project financing. È un modo per dare il via a investimenti che il pubblico non ha le risorse per fare».

Ma alla fine, Collina, tra un’inchiesta e l’altra, il Ccc è sempre in mezzo. Come lo spiega?

«Succede perché esistiamo, abbiamo un fatturato di 1,2 miliardi, siamo una realtà ben radicata soprattutto in Emilia, la nostra sede è a Bologna. In città altre imprese così grandi non ce ne sono e noi abbiamo a cuore il nostro territorio. Anche lo slancio per realizzare il People mover è nato dal fatto che abbiamo le cooperative che hanno bisogno dì lavorare. E invece con tutti questi stop alla fine chi paga sono quelli che lavorano, perché si ferma tutto e gli operai vanno in cassa integrazione».

 

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People mover alla sbarra: “Delbono, Sutti, Collina e cinque dirigenti a processo”

Articolo di Luigi Spezia pubblicato sabato 12 luglio 2014 da Repubblica – Bologna.

Le richieste della procura anche per l’ex assessore Rossi. L’accusa è di abuso d’ufficio e turbativa d’asta per l’opera

People mover, la procura chiede il processo per otto tra amministratori e tecnici, pubblici e privati, anche se gli accordi sotto accusa tra Comune, Atc e Ccc sono cambiati da quando fece l’esposto il consigliere comunale Daniele Corticelli de La Tua Bologna. I pm Giuseppe Di Giorgio e Antonella Scandellari, in una inchiesta supervisionata dal procuratore Roberto Alfonso e dall’aggiunto Valter Giovannini, ritengono che nella procedura, prima e dopo l’assegnazione del sistema sopraelevato di trasporto veloce ferrovia-aeroporto, siano nascosti due reati, l’abuso di ufficio e la turbativa d’asta. Per il primo, sono indagati l’ex sindaco di Bologna Flavio Delbono, il suo assessore al Bilancio Villiam Rossi, la capo area affari istituzionali Francesca Bruni, il direttore del settore mobilità Cleto Carlini, l’ex presidente ATC Francesco Sutti e il presidente del Ccc Piero Collina. Il punto centrale dell’inchiesta è la costituzione della società di progetto Marconi Express: si parte dalla assemblea dei soci Atc del 22 dicembre 2009, dove è in maggioranza il Comune di Bologna, che approva la nuova società. In seguito, il 13 gennaio 2010, venivano firmati patti parasociali tra Atc e Ccc in virtù dei quali Atc si obbligava a acquisire la Marconi Express e quindi, da società pubblica che sostituiva una privata, «finiva per assumere su di sé il rischio della gestione dell’opera» in modo che veniva quindi vanificato il vantaggio dell’offerta presentata da Ccc. Tutto questo succedeva «su istigazione di Sutti e Collina» e il risultato era «un ingiusto vantaggio patrimoniale» per Ccc. L’altro aspetto è quello della gara. Qui sono indagati Patrizia Bartolini, direttore del settore Lavori Pubblici, Carlini, Collina e Sutti. Per i pm, hanno predisposto tutta la procedura allo scopo di far vincere la gara a Ccc, che non aveva i requisiti previsti nel bando e ponendo le condizioni per poi far trasferire i rischi da Ccc a Atc. Rischia infine il processo anche l’avvocatessa Giulia Carestia, dirigente dell’ufficio legale del Comune, che si è rifiutata di rispondere a domande dei pm opponendo un segreto professionale secondo l’accusa insussistente.

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People Mover, inchiesta sulla gara d’appalto: rinviato a giudizio Delbono

http://www.bolognatoday.it/politica/people-mover-rinvio-giudizio-delbono-inchiesta.html

La Procura di Bologna chiede il processo per otto tra amministratori dell’epoca e tecnici, tra cui l’ex sindaco. “Quanto ancora si vuole portare avanti questa agonia? La storia di un progetto nato male, proseguito peggio e in attesa di un epilogo ancora piu’ triste”. Così affondano i 5 Stelle

Era nell’aria da tempo e due giorni fa sono arrivate le richieste di rinvio a giudizio per l’inchiesta sulla gara d’appalto per il People mover. La Procura di Bologna chiede il processo per otto tra amministratori dell’epoca e tecnici, tra cui l’ex sindaco Flavio Delbono, il presidente Ccc Piero Collina e l’ex presidente di Atc Francesco Sutti. I reati ipotizzati dai pm Antonella Scandellari e Giuseppe Di Giorgio (che hanno seguito l’inchiesta con la supervisione del procuratore capo Roberto Alfonso e del suo vice Valter Giovannini) sono abuso d’ufficio e turbativa d’asta. La richiesta di rinvio a giudizio è stata notificata anche all’ex assessore al Bilancio Villiam Rossi, e ai tecnici comunali Patrizia Bartolini, Cleto Carlini, Francesca Bruni e Giulia Carestia (quest’ultima dell’Avvocatura di Palazzo d’Accursio). Erano invece già usciti di scena la presidente della Provincia, Beatrice Draghetti, il suo vice Giacomo Venturi e l’assessore al Bilancio di Palazzo Malvezzi Maria Benedetta Chiusoli.

Gli avvisi di garanzia furono spediti a fine 2012 e circa un anno dopo sono arrivati gli avvisi di fine indagine. L’inchiesta partì dopo un esposto dell’ex deputato Enzo Raisi e dell’ex consigliere comunale Daniele Corticelli. Secondo l’accusa Sutti e Collina, in ”combutta” coi tecnici comunali, volevano far assicurare a Ccc l’aggiudicazione della concessione senza farle assumere i rischi connessi alla gestione del servizio, addossandoli su Atc. Dunque per la Procura è stato procurato a Ccc un ingiusto vantaggio patrimoniale, “di rilevante gravità”, di poter usufruire di consistenti finanziamenti, trasferendo però ad altri il rischio della gestione del People mover. Il disegno, messo nero su bianco nei patti parasociali della società di gestione del People mover, la Marconi express, sarebbe stato poi avallato da Delbono e dal suo assessore Rossi, rappresentanti del Comune che era il socio di maggioranza di Atc. Comune e Atc, oggi Tper, che vengono indicate come parti offese. Sul trenino che dovrebbe collegare la stazione con l’aeroporto sta ”scavando” anche la Procura della Corte dei conti: Delbono, i suoi ex assessori e Bruni sono chiamati a restituire 14 milioni in tutto.

“Io non so quanto ancora si voglia portare avanti questa agonia: la storia di un progetto nato male, proseguito peggio e in attesa di un epilogo ancora piu’ triste”. Così Massimo Bugani, capogruppo M5s al Comune di Bologna, commenta la notizia delle richieste di rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta sul People mover. “Forse- scrive in una nota- dovrei essere felice, ma non lo sono. Osservo tutto con grande amarezza e con lo sconforto di chi aveva già previsto tutto ed e” stato trattato da disfattista”, conclude Bugani.

Anche l’Osservatorio Europaviva21 chiede un cambio di rotta: “Con i costi che superano i 100 milioni di euro, i guai già annunciati che si stanno manifestando e i tempi di realizzazione che si prospettano per opere come queste è opportuno avere almeno qualche perplessità”. E rilancia il collegamento ferroviario già esistente.

fonte Agenzia Dire

 

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People mover, chiesto rinvio a giudizio per ex sindaco Pd Delbono e il capo Coop Ccc

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/07/11/people-mover-chiesto-rinvio-a-giudizio-per-ex-sindaco-pd-delbono-e-capo-della-coop-ccc/1056971/

La Procura di Bologna ha chiesto il processo per otto persone nell’ambito dell’inchiesta sulla gara per il progetto di monorotaia sopraelevata per collegare aeroporto e stazione. Tra gli otto c’è l’ex sindaco della città, l’assessore al bilancio della sua giunta, Villiam Rossi, il presidente del Consorzio cooperative costruzioni Piero Collina e l’ex presidente dell’azienda di trasporti Atc

di David Marceddu

Sullo scandalo People mover la Procura di Bologna tira dritto e chiede il processo per i vertici della politica e dell’economia cittadina di alcuni anni fa. La richiesta di rinvio a giudizio è infatti partita per l’ex sindaco Pd, Flavio Delbono, per l’ex assessore al bilancio Villiam Rossi, per l’ex numero uno di Atc (l’Azienda comunale dei trasporti) Francesco Sutti, per diversi massimi dirigenti del Comune e per Piero Collina, numero uno del Ccc, il Consorzio cooperative costruzioni, la più importante delle cooperative rosse nel settore edilizio. La mossa dei magistrati, da tempo annunciata, arriva per coincidenza pochi giorni dopo le dichiarazioni del presidente di Legacoop Bologna, Giampiero Calzolari, sulle continue inchieste giudiziarie che stanno colpendo il mondo cooperativo: “Qui appena uno alza un dito si apre un fascicolo: non va bene”. Le parole erano arrivate proprio durante una assemblea di Coop costruzioni, una delle consorziate del Ccc.

Nel 2008 il Comune di Bologna aveva bandito una gara in project financing per la costruzione della navetta monorotaia Stazione-Aeroporto. Questo sistema di appalto prevede che il Comune, senza mettere un soldo di tasca propria, affidi a un’azienda privata la costruzione e la gestione dell’impianto. La società concessionaria, oltre a costruire, gestirà per 35 anni l’opera recuperando le spese di costruzione con gli incassi dei biglietti.

Secondo i pm Antonella Scandellari e Francesco Di Giorgio (coordinati dal procuratore capo Roberto Alfonso e dall’aggiunto Valter Giovannini), nel 2008, prima della gara d’appalto, i direttori del settore comunale Lavori pubblici e della Mobilità, Patrizia Bartolini e Cleto Carlini, avrebbero cucito addosso al Ccc il bando di gara. Questo avvenne sia, per esempio, non inserendo nel bando requisiti tecnici che il Ccc non poteva avere (perché ‘di mestiere’ non gestiva trasporti); sia permettendo alla coop rossa, dopo la vittoria nella gara (che vide la partecipazione come concorrente anche di un gruppo di imprese spagnole), di costituire una società di progetto con Atc: la Marconi Express. Attraverso questa, una volta finiti i lavori di costruzione delle rotaie del People mover, Ccc avrebbe potuto scaricare tutte le sue iniziali azioni (75%) della Marconi express, e dunque i rischi della gestione, su Atc.

Per questo motivo Bartolini e Carlini sono accusati di turbativa d’asta assieme a Piero Collina e Francesco Sutti. Questi ultimi (considerati dai pm istigatori di molti dei reati che sarebbero stati commessi nella vicenda ) durante la gara stipularono un accordo scritto il 2 ottobre 2008, rimasto “occulto” per molti anni, che poi sarebbe sfociato, secondo i magistrati, nella creazione di Marconi Express. Nei patti segreti le parti – secondo i pm – “stabilivano una partnership esclusiva in vista della partecipazione ‘congiunta’ alla gara, con Ccc nel ruolo di mandataria, inibendo ad Atc la partecipazione singola o in Ati con altre imprese, prevedendo un reciproco scambio di informazioni attinenti alla gara”. Con la partecipazione ‘segreta’ di Atc al bando, Ccc, secondo i pm poté “presentare una offerta economica apparentemente più conveniente del concorrente, ma che si reggeva sugli accordi occulti con Atc in vista del riversamento a quest’ultima dei rischi di gestione”.

Secondo l’accusa, tanto era chiara l’intenzione del Ccc di sfilarsi dal People mover una volta finiti i lavori, che la dirigente comunale Patrizia Bartolini è accusata dai pm anche di non avere rilevato che in un contratto finanziario con Unipol Merchant Bank, risalente al dicembre 2008 e riguardante il People mover, Ccc non aveva firmato per tutto il periodo di gestione della monorotaia (previsto in 35 anni dal momento dell’inizio dell’esercizio), ma solo “fino alla data di emissione del certificato di collaudo dei lavori di realizzazione del People mover o alla data di cessazione della partecipazione del Concorrente al capitale sociale della società di progetto”.

Oltre al reato di turbativa d’asta, Bartolini Carlini, Sutti e Collina sono imputati anche del reato di abuso d’ufficio. Per questo reato, assieme a loro andranno anche a processo i vertici politici del Comune di allora. Nonostante l’opera sia stata voluta dalla precedente giunta guidata da Sergio Cofferati (i fatti che riguardano l’inchiesta penale si sono verificati in gran parte durante l’amministrazione del ‘Cinese’), la giunta che votò l’ingresso di Atc dentro la società Marconi Express (come da accordi segreti Sutti-Collina del 2008) era quella guidata da Flavio Delbono. Lo stesso sindaco che pochi mesi dopo quella firma sarà costretto alle dimissioni per il caso Cinziagate.

La richiesta di rinvio a giudizio sul People mover (i cui cantieri non sono ancora partiti) riguarda anche la dirigente comunale Francesca Bruni, accusata di abuso d’ufficio, e l’avvocato Giulia Carestia, allora a capo dell’avvocatura comunale, accusata di false informazioni al pubblico ministero.

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