“Quel referendum non s’ha da fare”

di Paolo Soglia

Quanto è costato alla collettività il Civis, una scelta di mobilità politicamente dissennata che ha accompagnato diverse amministrazioni, compresa quella in cui era presente come assessore l’attuale Sindaco, e che è stata abbandonata solo dopo che a furor di popolo (e di inchieste giornalistiche…) Merola e l’attuale Giunta hanno compreso che procedere era un suicidio?
Qualcuno ha forse chiesto scusa per i soldi spesi in progettazioni, opere inutili, tram da cambiare e via discorrendo? Macchè. Sono i costi della politica: a volte ci si prende e a volte (troppe..) la si sbaglia.

Nessuno però che abbia mai fatto ammenda per i soldi, i disagi e il tempo buttato via inseguendo un’idea di mobilità balzana, che prevedeva per una città di quattrocentomila abitanti ben tre sistemi di mobilità differenti (Civis, Metrò e People Mover) tutti rigorosamente diversi tra loro, con tecnologie non intercambiabili, che se fossero stati portati a termine avrebbero avuto lievitazioni di costi di gestione significative da far pagare ogni anno, ovviamente, ai cittadini bolognesi.
Ebbene, a fronte di questi disastri che denotano la mediocrità di una classe politica orientata solo a cogliere l’opportunità del momento o a inseguire un fantomatico finanziamento statale per la “grande opera”, suona piuttosto strano che a diventare pietra dello scandalo sia il Referendum consultivo sul finanziamento pubblico alle scuole private, che i promotori hanno proposto e ottenutoseguendo scrupolosamente le regole, raccogliendo molte più firme del necessario e chiedendo addirittura che per risparmiare venisse accorpato alle politiche.

Le dichiarazioni del Sindaco Merola sui costi eccessivi, oltre che inopportune e lesive del diritto dei cittadini di utilizzare uno strumento previsto dallo Statuto comunale, denotano però un nervosismoche dipende anche da un incartamento politico.
Con la situazione che si è creata e con i nuovi equilibri elettorali che pendono decisamente verso un possibile successo dell’iniziativa referendaria il Pd è nel pallone e il Sindaco non sa più che pesci pigliare.

Perché va detta una cosa, e i lettori è bene che lo sappiano: la questione del sistema integrato pubblico/privato dei finanziamenti alle scuole private, in gran parte cattoliche, non è solo una questione economica e di merito. E’ parte integrante del patto fondativo del Pd, consacrato dalla fusione della componente erede del Pci (Pds/Ds) con la galassia post democristiana (Popolari, Asinello, Margherita, etc).
Il tutto sancito, ai tempi, sotto lo sguardo protettore di Romano Prodi.
Se salta quel patto vanno in pezzi anche molti già precari equilibri all’interno del partito. Per molti dirigenti democratici locali la cui capacità di visione politica e di lettura della società si è “brillantemente” manifestata anche nell’ultima tornata elettorale, quindi, sarebbe semplicemente meglio rimuovere il problema: non avendo risposte politiche preferiscono ripetere come un mantra che “quel referendum non s’ha da fare”.

http://paolosoglia.wordpress.com/2013/03/15/quel-referendum-non-sha-da-fare/

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