Costruito tra il 2002 e il 2008, sotto la direzione artistica dell’architetto di fama mondiale Jean Nouvel, mentre la città era guidata dal sindaco Ds Renato Locchi, il Minimetrò è l’unico esempio in Italia di metropolitana leggera che viaggia su binari situati quasi integralmente al di sopra del livello stradale. Si tratta di un sistema di trasporto automatico a trazione a fune, detto anche people mover, che copre un tragitto di 3 km, con sette fermate: porta da Pian di Massiano, nella periferia della città, al centro storico, passando per la stazione ferroviaria. In realtà avrebbe dovuto servire una zona più ampia, ma la seconda tratta, seppure prevista, non è mai stata costruita, tanto che il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti l’ha inserito nell’anagrafe delle opere incompiute.

Nel suo complesso il mezzo è costato 103 milioni di euro, circa 32 in più di quanto stimato all’approvazione del progetto. Una cifra coperta al 60% da contributi pubblici a fondo perduto e per la restante parte dal finanziamento di Metrò Perugia Scarl, il socio privato, e da mutui bancari alla Minimetrò Spa, la società partecipata che lo gestisce, garantiti dal Comune, che si estingueranno il 31 dicembre 2036. Da sei anni il Minimetrò grava sulle spese correnti dell’amministrazione della città: nel 2014 sono stati pagati 7 milioni 950mila euro per il servizio, come previsto dal contratto con la società di gestione, a cui andrà a sommarsi una cifra come forfait per i minori incassi da bigliettazione, ancora in fase di definizione, che per il 2013 è stata pari a 1 milione 802mila euro. Tutto ciò per coprire, tra gli altri, gli alti costi di gestione e manutenzione che i ricavi da traffico non bastano a pagare: 3milioni e 820mila euro nel 2014, una cifra che si prevede aumenterà gradualmente fino ad arrivare, fra cinque anni, a circa 4 milioni e 116mila euro. Stessa storia per le parti di ricambio, il cui costo passerà da 445mila a 537mila euro.

A crescere a fatica è invece il numero di passeggeri, nonostante l’Istituto Piepoli abbia certificato un grado di soddisfazione fra quelli che lo usano del 97 per cento e il mezzo di trasporto nel 2013 abbia effettuato il 99,95 per cento delle ore programmate. Secondo le stime presentate durante la fase di approvazione, il Minimetrò avrebbe dovuto essere utilizzato da una media di 15mila persone al giorno. A sei anni dalla sua entrata in funzione però non ne ha raggiunte neanche la metà: nel 2013 la media delle validazioni giornaliere è stata di circa 7mila, una cifra comprensiva anche dei picchi di 40mila utenti al giorno rilevati durante eventi quali Eurochocolate e Umbria JazzL’ultimo rapporto di Euromobility assegna a Perugia il terzo posto nella classifica delle città italiane sopra i 100mila abitanti con più automobili pro capite, con un tasso di motorizzazione di 69,5 auto ogni 100 abitanti, contro la media europea che è di 48 vetture e quella italiana di 58,4 in diminuzione.

“Il problema non è tanto il Minimetrò come mezzo, ma la sua funzionalità in una città come Perugia”, spiega Cristina Rosetti, consigliere comunale del Movimento 5 Stelle e candidato sindaco alle ultime elezioni. “Essendo un’opera di per sé monca, serve una porzione molto ristretta della città e non è integrata con il resto del trasporto regionale. La sua messa in funzione, con gli enormi costi che comporta, ha poi di fatto coinciso con una riduzione degli autobus, peggiorando la qualità del servizio in intere zone e costringendo i cittadini a usare l’automobile”. Critico anche l’assessore Francesco Calabrese alla guida della commissione spending review della giunta del sindaco di Forza Italia Andrea Romizi. “La somma che paghiamo ogni anno”, commenta, “è enorme, soprattutto se si considera che per tutte le politiche sociali l’amministrazione spende 8 milioni. Ed è poco comprensibile per un mezzo di trasporto senza conducente che copre un così breve percorso. Fermarlo non è un’opzione, ma è necessario un importante intervento economico da parte della Regione e una profonda e radicale revisione dei costi di esercizio, quasi quasi non costa così neanche una centrale nucleare”.

@gabriprinc

Riceviamo e pubblichiamo da Minimetrò Spa

“L’importo di 10 milioni di euro (comprensivo di IVA), che peraltro per il 2014 sarà inferiore, copre, per la parte prevalente, circa il 60% del costo dell’infrastruttura, mentre il residuo 40% è imputabile ai costi operativi. Sulla base di tali chiarimenti si precisa che gli incassi diretti da bigliettazione coprono circa il 40% dei costi di gestione e manutenzione, collocando la Società al di sopra della media nazionale del settore dei trasporti”.