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People Mover: il fatto non sussiste. Assolti dopo tre anni tutti gli imputati

Articolo di Gilberto Dondi pubblicato giovedì 8 dicembre 2016 da il Resto del Carlino – Bologna.

People Mover: il fatto non sussiste. Assolti dopo tre anni tutti gli imputati

Delusi i contrari all’opera. Delbono: «La sentenza si commenta da sé»

Finisce con gli abbracci degli imputati e la delusione degli attivisti anti-People Mover, arrivati in tribunale per assistere al tanto atteso verdetto. Una sentenza che segna l’ennesima sconfitta della Procura nei processi su appalti e politica. Si è infatti concluso con un’assoluzione generale il processo che vedeva sette persone, fra cui l’ex sindaco Flavio Delbono, accusate (a vario titolo) di turbativa d’asta e abuso d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta dei pm Antonella Scandellari e Giuseppe Di Giorgio sulla monorotaia che collegherà la stazione all’aeroporto. Per l’accusa, quel bando fu pilotato per far vincere la cordata formata dal Ccc, il Consorzio cooperative costruzioni, e l’Atc (ora Tper), con l’avallo del Comune. Un patto occulto a scapito dei concorrenti spagnoli di Acciona. Ma questa tesi non ha retto e ieri mattina, a 5 anni dall’inizio dell’inchiesta e dopo decine di udienze, il collegio dei giudici presieduto da Luisa Raimondi ha assolto tutti perché il fatto non sussiste, con la formula della vecchia insufficienza di prove. Assolti, dunque, Delbono e l’ex assessore Villiam Rossi (per i quali i pm avevano chiesto un anno e 4 mesi), gli ex presidenti di Ccc eAtc, Piero Collina e Francesco Sutti (un anno e sei mesi), e i dirigenti comunali Francesca Bruni (un anno), Cleto Carlini e Patrizia Bartolini (per loro i pm avevano chiesto l’assoluzione). Dopo il verdetto è partito un piccolo applauso, con abbracci fra gli imputati e i loro parenti e colleghi presenti in aula. Grande sconforto, invece, fra i 15 attivisti del comitato No People Mover. Ora la palla torna alla Procura, che valuterà se fare appello, ma fra pochi giorni scatterà comunque la prescrizione dei reati. Resta poi aperta l’inchiesta bis sulla prosecuzione dei lavori nonostante il processo, ma ora anche quella pare avviata verso un binario morto. «Una sentenza che si commenta da sola – dice Delbono, dimessosi nel 2010 per il Cinzia-gate –. Se dopo tre anni di indagine e uno e mezzo di processo, decine di testimoni e migliaia di carte, il fatto non sussiste per nessuno… Fate voi… Mi sarei sentito più risarcito se il processo non ci fosse mai stato, dato che non c’erano elementi per farlo». Soddisfatto anche il sindaco Virginio Merola: «Questa sentenza chiude positivamente una tormentata vicenda».

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People mover, tutti assolti

Articolo di Gianluca Rotondi pubblicato giovedì 8 dicembre 2016 dal Corriere di Bologna.

People mover, tutti assolti

Escono puliti dal processo i sette imputati per la gara del maxi appalto della monorotaia sopraelevata. Fra questi Delbono, Sutti (Atc) e Collina (Ccc). Le accuse erano abuso d’ufficio e turbativa d’asta

Un applauso contenuto, poi l’abbraccio liberatorio con amici e colleghi alla lettura della sentenza. Finisce un incubo per amministratori e dirigenti comunali imputati nel processo per il People Mover. Una gioia a cui fa da contraltare la delusione dei tanti esponenti del comitato Primavera urbana, ieri presenti in aula, che da sempre si battono contro l’opera. Finisce dunque azzerata l’inchiesta della Procura sulla gara della monorotaia che dovrà collegare aeroporto e stazione. Dopo cinque anni di indagini, sedici mesi di dibattimento e decine di udienze, il collegio presieduto dalla giudice Luisa Raimondi ha assolto i sette imputati perché il fatto non sussiste dalle accuse, a vario titolo, di turbativa d’asta e abuso d’ufficio. Tirano un sospiro di sollievo l’ex sindaco Flavio Delbono, l’ex assessore Villiam Rossi, gli ex presidenti di Ccc e Atc, Piero Collina e Francesco Sutti, e i dirigenti comunali Francesca Bruni, Cleto Carlini e Patrizia Bartolini. Una sconfitta su tutta la linea per l’accusa sostenuta dai pm Giuseppe Di Giorgio e Antonella Scandellari che avevano chiesto condanne a pene tra 12 e 18 mesi (e l’assoluzione per Carlini e Bartolini) per una gara ritenuta pilotata e cucita addosso al Consorzio cooperative di costruzione, anche grazie al patto occulto stretto con Atc, l’allora azienda di trasporti, che sarebbe entrata in partita dopo l’aggiudicazione nel 2008 del bando attraverso la creazione della società di progetto Marconi Express. Un accordo che avrebbe consentito al colosso cooperativo di uscire progressivamente dall’opera addossando tutti i rischi alla società di trasporti a capitale pubblico. Un’operazione che per i pm ebbe l’avallo politico del Comune. Accuse naufragate davanti ai giudici che hanno assolto tutti, seppure con la formula della vecchia insufficienza di prove. Significa che non è stata raggiunta o è risultata mancante la prova a fondamento dell’inchiesta. Un passaggio che fa dire al procuratore Giuseppe Amato che «il processo poteva e doveva essere assolutamente fatto». Del resto, ha spiegato, difendo il lavoro dell’ufficio, «c’è stato non solo il vaglio del giudice dell’udienza preliminare ma un dibattimento importante, dove ci sono state anche situazioni fattuali che hanno indiscutibilmente portato elementi forti, che evidentemente il giudice poi non ha ritenuto soddisfattivi, ma forti, a supporto dell’impostazione accusatoria». Detto questo, la Procura aspetta di leggere le motivazioni ma difficilmente farà appello visto l’incombere della prescrizione. Soddisfatto il sindaco Virginio Merola: «Si chiude positivamente una lunga e tormentata vicenda. Il doveroso rispetto dell’azione della magistratura si è sempre accompagnato alla fiducia nell’operato dei nostri dirigenti comunali». Restano invece con un pugno di mosche in mano le parti civili, i vertici di Acciona-Ghella, le imprese che formavano la cordata esclusa dal bando, e il comitato No People mover. La delusione del presidente Lorenzo Alberghini è palpabile: «Siamo sorpresi perché durante il dibattimento sono emersi fatti gravissimi che questa sentenza non spiega. Aspettiamo le motivazioni, poi decideremo come proseguire nella ricerca di una giustizia che oggi manca».

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People mover, il giudice boccia i pm

Articolo di Valerio Varesi pubblicato giovedì 8 dicembre 2016 da la Repubblica – Bologna.

People mover, il giudice boccia i pm

Dopo 5 anni e 30mila pagine di inchiesta, assolti Delbono, Sutti, Collina e gli altri imputati: “Il fatto non sussiste”. L’ex sindaco: “Una sentenza che si commenta da sé”. Merola: “Si chiude bene una vicenda molto tormentata”

«Il fatto non sussiste». Quattro parole polverizzano l’inchiesta della Procura riguardante il “People mover”, la sopraelevata in fase di costruzione che collegherà l’aeroporto con la stazione Centrale passando dal Lazzaretto. Quattro parole che danno sollievo all’ex sindaco Flavio Delbono, all’assessore al Bilancio di allora Villiam Rossi, ai funzionari Patrizia Bartolini, Cleto Carlini e Francesca Bruni oltre che agli ex presidenti di Atc Francesco Sutti e del Consorzio cooperativo costruzioni (Ccc) Piero Collina. Tutti assolti con formula piena dopo cinque anni d’inchiesta, 30mila pagine di istruttoria e una gigantesca macchina giudiziaria che ha rischiato di stritolare i protagonisti tenuti a lungo sulla graticola. Sutti e Collina erano accusati di turbativa d’asta, istigazione a delinquere e concorso in abuso d’ufficio. L’ex sindaco Delbono di abuso d’ufficio assieme al suo assessore Rossi, mentre due dei tre funzionari, Carlini e Bartolini (per i quali i Pm Antonella Scandellari e Giuseppe Di Giorgio avevano chiesto il proscioglimento un anno fa), erano accusati rispettivamente di abuso d’ufficio e turbativa d’asta il primo e di semplice turbativa d’asta la seconda. Abuso d’ufficio pure a carico di Bruni. Per tutti gli accusati la sentenza è anche la pietra tombale sulla vicenda giudiziaria visto che il procuratore Giuseppe Amato, in considerazione della prossima prescrizione dei reati, ha allontanato la possibilità di impugnare il verdetto in appello. Anche se aggiunge: «Le sentenze vanno lette e poi ci si determina se impugnarle o meno». «La sentenza si commenta da sé» si è limitato a dire Delbono sottolineando implicitamente la sua evidenza lapidaria, mentre Collina lamenta la lentezza di un iter che l’ha tenuto sub judice per troppo tempo. «Comunque una motivazione perfetta che mi mette al riparo di tanti dispiaceri. Ora che sono in pensione non mi sarebbe proprio piaciuto essere indicato come un condannato mentre porto a spasso il cane». Soddisfatti anche i difensori degli altri imputati. L’avvocato Guido Magnisi, difensore di Carlini, riadatta a commento della vicenda una celebre frase di Francisco Goya sul sonno della ragione: «Quando c’è un vuoto della politica si generano mostri giudiziari». La vicenda risale al dicembre 2009 data in cui la giunta Delbono unitamente a quella provinciale retta da Beatrice Draghetti (in un primo tempo fu coinvolto anche palazzo Malvezzi, poi prosciolto), in qualità di soci maggioritari, varano una delibera in cui l’allora Atc sarebbe stata coinvolta nella gestione della “Marconi express” la società operativa mista incaricata di costruire il “People mover” dopo l’appalto vinto dal “Ccc”. L’anno dopo, il consigliere comunale Daniele Corticelli presentò un esposto paventando gravi rovesci per l’erario se la gestione fosse stata negativa. L’inchiesta parte nel 2012 e coinvolge anche i funzionari. Carlini come dirigente del settore Mobilità, la Bruni in qualità di direttrice delle partecipazioni societarie e Bartolini in quanto direttrice del settore gare. L’ipotesi accusatoria della Procura era che esistesse un patto occulto tra Ccc e Atc per scaricare i rischi gestionali sull’azienda trasporti mettendo così al riparo le cooperative. Tale patto, per Ccc un semplice e routinario «accordo preliminare», venne poi spazzato via da un riassetto societario in “Marconi express” col quale il Consorzio cooperativo riassumeva la quasi totalità dei rischi gestionali. «Si conclude una vicenda lunga e tormentata» commenta il sindaco Virginio Merola.

 

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People mover: tutti assolti. Il procuratore Amato: ”La prescrizione è vicina”

http://www.radiocittadelcapo.it/archives/people-mover-tutti-assolti-il-procuratore-amatola-prescrizione-e-vicina-178154/

People mover: tutti assolti. Il procuratore Amato: ”La prescrizione è vicina”

Bologna, 7 dic – Il Tribunale di Bologna ha assolto oggi tutti gli imputati del processo sul People mover, da tutti i reati ipotizzati, “perché il fatto non sussiste”. Sia per l’ex sindaco Flavio Delbono che per l’ex assessore Villiam Rossi (entrambi accusati abuso d’ufficio) i pm Giuseppe Di Giorgio e Antonella Scandellari avevano chiesto una condanna ad un anno e quattro mesi con sospensione condizionale della pena.

La Procura aveva poi chiesto un anno e sei mesi, oltre ad una multa di 800 euro a testa, per Piero Collina (ex presidente di Ccc, il Consorzio cooperative costruzioni) e Francesco Sutti (ex presidente di Atc), imputati per turbativa d’asta e abuso d’ufficio. Per la dirigente comunale Francesca Bruni la pena richiesta era stata invece di un anno, sempre per abuso d’ufficio, mentre per altri due dirigenti di Palazzo D’Accursio (Cleto Carlini e Patrizia Bartolini) era stata chiesta l”assoluzione sia per l’abuso d’ufficio che per la di turbativa d’asta.

Secondo l’accusa, il bando di gara per la realizzazione della monorotaia tra stazione e aeroporto (i lavori sono intanto iniziati) fu ‘cucito addosso’ al Ccc anche grazie a un accordo occulto tra lo consorzio e l’azienda di trasporto pubblico Atc (poi confluita in Tper).

Il processo sul People mover “non poteva che concludersi così”. E’ il commento dell’avvocato dell”ex sindaco di Bologna, Flavio Delbono. Il collegio giudicante ha assolto tutti gli imputati perché il fatto non sussiste, in base al comma 2 dell’articolo 530 del Codice di procedura penale, che dà al giudice la possibilità di pronunciare una sentenza di assoluzione anche quando manca, è insufficiente o è contraddittoria la prova.

“La formula con cui si è concluso giustifica ampiamente che il processo doveva essere fatto” dice il procuratore di Bologna, Giuseppe Amato. Ci sarà appello? “Tutte le sentenze – ha risposto Amato – vanno lette, e poi ci si determina se impugnarle o meno. Qui il tema che ci si dovrà porre, visto che ragioniamo in termini di processo penale, è quello della tempistica. I tempi di prescrizione del reato sono prossimi”.

Oggi l’ex sindaco Delbono non era in aula ad attendere l’esito del processo. C’erano invece Piero Collina (ex presidente del Ccc), Cleto Carlini e Francesca Bruni (dirigenti del Comune di Bologna). In aula anche diversi rappresentanti del comitato No People mover, parte civile nel processo, i cittadini contrari alla realizzazione dell’opera.

Per il comitato No People mover è il giorno della grande delusione: “Non ci spieghiamo il perché di una sentenza a nostro parere illogica”. Lorenzo Alberghini, portavoce del comitato, a caldo commenta così le sette assoluzioni arrivate oggi. “Durante il dibattimento sono emersi dei fatti gravissimi, che questa sentenza non spiega. Quindi- afferma Alberghini, lasciando il Tribunale- aspettiamo le motivazioni per decidere come proseguire nella nostra battaglia, che crediamo essere sacrosanta. Ci sono documenti. Esiste un contratto, che la Procura ha definito occulto, che è servito per spiazzare la concorrenza di Acciona-Ghella e che ha aiutato Ccc a vincere il bando”

(Dire)

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People mover, assolti i 7 imputati perché il fatto non sussiste. Tra loro anche l’ex sindaco Pd Flavio Delbono

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/12/07/people-mover-assolti-i-7-imputati-perche-fatto-non-sussiste-tra-loro-anche-lex-sindaco-pd-flavio-delbono/3244385/

People mover, assolti i 7 imputati perché il fatto non sussiste. Tra loro anche l’ex sindaco Pd Flavio Delbono

I pm Giuseppe Di Giorgio e Antonella Scandellari avevano chiesto un anno e sei mesi per Collina e Sutti, un anno e quattro mesi per Delbono e Rossi; un anno per la dirigente comunale Francesca Bruni. Mentre l’assoluzione era stata chiesta per Carlini e Bartolini. L’inchiesta per la costruzione della monorotaia che unirà la stazione con l’aeroporto era partita nel 2010

di David Marceddu

Il fatto non sussiste: il Tribunale di Bologna ha assolto tutti gli imputati per il processo sul People mover, la navetta monorotaia che dovrà collegare la stazione ferroviaria all’aeroporto del capoluogo emiliano. Gli imputati erano l’ex sindaco di Bologna del Partito democratico Flavio Delbono e il suo assessore Villiam Rossi, l’ex capo del Consorzio cooperative costruzioni Piero Collina, tre funzionari comunali, Cleto Carlini, Patrizia Bartolini e Francesca Bruni, e l’ex capo di Atc (l’azienda comunale dei trasporti) Francesco Sutti. Delbono e Rossi rispondevano della sola accusa di abuso d’ufficio, mentre gli altri imputati anche di quella di turbativa d’asta. I pm Giuseppe Di Giorgio e Antonella Scandellari avevano chiesto un anno e sei mesi per Collina e Sutti, un anno e quattro mesi per Delbono e Rossi; un anno per la dirigente comunale Francesca Bruni. Mentre l’assoluzione era stata chiesta per Carlini e Bartolini. La formula utilizzata dal Tribunale per l’assoluzione è quella prevista dall’articolo 530 comma due del codice di procedura penale, “quando manca, è insufficiente o è contraddittoria la prova che il fatto sussiste”.

Una vicenda lunga quasi 10 anni quella della navetta monorotaia. Progettata nella seconda metà del decennio scorso da un’idea della giunta di Sergio Cofferati, i cittadini hanno visto partire i cantieri della grande opera solo pochi mesi fa. Il People mover sarà costruito in project financing: in pratica la Marconi express, la società di progetto che sta costruendo, formata dal Ccc e da Tper (società pubblica di trasporti erede di Atc), dopo averla costruita terrà l’opera in concessione per 40 anni e con gli 8 euro del biglietto si ripagherà dei costi sostenuti. Ci sono però anche soldi pubblici in ballo visto che la Regione Emilia-Romagna ha stanziato per il mezzo di trasporto 27 milioni di euro.

L’inchiesta della procura della Repubblica di Bologna era partita nel lontano 2010, dopo un esposto dell’allora consigliere comunale Daniele Corticelli. A risultare anomala, secondo la denuncia, era infatti la partecipazione di Atc, azienda comunale, nella Marconi Express. Il Comune aveva infatti emanato un bando di gara in project financing, proprio al fine di evitare costi per le casse pubbliche. Tuttavia, dopo la vittoria del bando di gara da parte di Ccc, quest’ultima veniva affiancata da Atc e il Comune sarebbe comunque rientrato dalla finestra (con una sua partecipata) in un affare che in molti in città ritenevano poco conveniente e molto rischioso dal punto di vista economico.

Secondo i pm, prima della partecipazione al bando di gara, il 2 ottobre 2008 Francesco Sutti, numero uno di Atc e Piero Collina, numero uno di Ccc, avrebbero stipulato un “accordo segreto” su una “partnership esclusiva” per il People mover. Un accordo che, secondo l’accusa, avrebbe favorito Ccc nell’aggiudicarsi l’affare, visto che avrebbe poi potuto contare sull’appoggio dell’azienda dei trasporti cittadina. Ma l’accusa non ha tenuto e i giudici hanno deciso di assolvere tutti gli imputati. Le motivazioni che spiegheranno la decisione dovrebbero arrivare in poche settimane.

Tra le parti civili ammesse al processo, oltre al Comitato No People Mover, difeso dall’avvocato Domenico Morace, c’era anche la società spagnola Acciona, che perse la gara contro il Ccc. Gli imputati erano difesi dagli avvocati Guido Magnisi, Gaetano Insolera, Gino Bottiglioni, Guido Magnisi, Pietro Giampaolo e Nicola Mazzacuva.

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People mover, tutti assolti

http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/cronaca/2016/7-dicembre-2016/people-mover-tutti-assolti–2401114770778.shtml

People mover, tutti assolti

A giudizio per abuso d’ufficio e turbativa d’asta c’erano Francesco Sutti e Piero Collina, ex presidenti di Atc e Ccc, l’ex sindaco Flavio Delbono e l’ex assessore Villiam Rossi

BOLOGNA – Tutti assolti perchè il fatto non sussiste, con la formula della vecchia insufficienza di prove, nel processo sul People mover. Secondo l’accusa la gara per la costruzione e la gestione della monorotaia che collegherà aeroporto e stazione, aggiudicata nel 2009 al Ccc (Consorzio di cooperative di costruzione), sarebbe stata pilotata. E dal Comune sarebbe arrivato un avallo politico all’operazione.

L’ACCUSA – A 5 anni dall’inizio dell’inchiesta, dopo 16 mesi di dibattimento e decine di udienze, poco più di un mese fa i pm Giuseppe Di Giorgio e Antonella Scandellari avevano chiesto cinque condanne e due assoluzioni per i reati, contestati a vario titolo, di abuso d’ufficio e turbativa d’asta. La richiesta più alta, 1 anno e 6 mesi, era stata per Francesco Sutti e Piero Collina, ex presidenti di Atc e Ccc, ritenuti dall’accusa protagonisti del presunto patto occulto secondo cui la società di trasporto pubblico non avrebbe partecipato alla gara per poi formare con Ccc, nel gennaio 2010, la società di progetto Marconi Express. L’accusa aveva chiesto invece 16 mesi per l’ex sindaco Flavio Delbono e l’ex assessore al Bilancio del Comune William Rossi, e un anno per la dirigente Francesca Bruni, il cosiddetto livello politico dell’inchiesta. Richiesta di assoluzione era stata invece avanzata per insufficienza di prove per altri due dirigenti, Cleto Carlini e Patrizia Bartolini.

LA SENTENZA – Tutti assolti, come detto, dal collegio del tribunale presieduto dal giudice Luisa Raimondi. Alla lettura della sentenza, dalla sala è partito un applauso. Presenti anche delle colleghe delle dirigenti comunali, che si sono salutate con abbracci commossi. Commentano gli avvocati della difesa: «Questo processo non doveva neanche iniziare».

IL PROCURATORE: «IL PROCESSO ANDAVA FATTO» – «La formula con cui si è concluso giustifica ampiamente che il processo doveva essere fatto». È il commento del procuratore di Bologna, Giuseppe Amato. Il procuratore ha detto anche di aver condiviso l’impostazione dell’accusa, «del resto c’è stato non solo il vaglio del giudice dell’udienza preliminare, ma un dibattimento importante dove ci sono state anche situazioni fattuali che hanno indiscutibilmente portato elementi forti, che evidentemente il giudice non ha ritenuto satisfattivi, ma forti, a supporto dell’impostazione accusatoria». Inoltre, il fatto che nella vicenda fosse coinvolta Atc, «nel senso che poteva esserne derivato un pregiudizio per gli interessi pubblici» è, secondo il procuratore, «la migliore prova della necessaria attenzione che si dovesse avere su questa vicenda». Ci sarà appello? «Tutte le sentenze – ha risposto Amato – vanno lette, e poi ci si determina se impugnarle o meno. Qui il tema che ci si dovrà porre, visto che ragioniamo in termini di processo penale, è quello della tempistica. I tempi di prescrizione del reato sono prossimi».

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People mover, la cordata sconfitta chiede 1,4 milioni

Articolo di Enrico Miele pubblicato martedì 8 novembre 2016 da la Repubblica – Bologna.

People mover, la cordata sconfitta chiede 1,4 milioni

I legali delle società Acciona e Ghella presentano il risarcimento danni: accordo occulto tra i vincitori

Nonostante i cantieri del People mover siano partiti da più di un anno, restano accesi i riflettori sul bando pubblico fatto a suo tempo per assegnare l’opera. A battere cassa è la cordata delle ditte sconfitte, formata dagli spagnoli di Acciona e dalla romana Ghella, che chiedono 1,4 milioni di euro come risarcimento delle spese sostenute per partecipare alla gara d’appalto. La richiesta è stata fatta ai giudici del tribunale di Bologna, che devono giudicare sette imputati, tra cui Piero Collina, ex numero uno del Consorzio cooperative costruzioni (Ccc) e Francesco Sutti, che allora guidava l’azienda di trasporti Atc (oggi Tper). Non sembra esserci pace per il progetto della monorotaia sopraelevata che tra un paio d’anni, se tutto andrà liscio, collegherà l’aeroporto Marconi e la stazione. Ad avanzare ieri in udienza la richiesta di risarcimento è stato l’avvocato Giuseppe Bellomo, che rappresenta la cordata perdente come parte civile sul reato di turbativa d’asta. In aula è intervenuto anche il comitato “No People mover” attraverso l’avvocato Domenico Morace, che ha chiesto ai giudici di «quantificare il danno con metodo equitativo» (cioè assegnando al comitato, in quanto parte civile, la somma che i giudici riterranno opportuna). Entrambi i legali si sono accodati alle richieste di pena, avanzate nella scorsa udienza, dai pm Giuseppe Di Giorgio e Antonella Scandellari: un anno e quattro mesi per l’ex sindaco Flavio Delbono e l’ex assessore al Bilancio Villiam Rossi, accusati di abuso d’ufficio; un anno e sei mesi, oltre a una multa di 800 euro a testa, per Collina e Sutti, imputati anche di turbativa d’asta e un anno, sempre per abuso d’ufficio, alla dirigente comunale Francesca Bruni (chiesta, invece, l’assoluzione per gli altri due dirigenti Cleto Carlini e Patrizia Bartolini). Entro fine mese è attesa la sentenza. Dopo l’aggiudicazione dell’appalto, Ccc e Atc costituirono la società Marconi Express. Parte da qui l’avvocato Bellomo per spiegare come durante il processo «sia emerso un palese accordo occulto tra le due società». Se Acciona e Ghella avessero saputo prima del bando che Ccc si sarebbe alleata con Atc, è il suo ragionamento, non avrebbero partecipato alla gara. «Siamo qui per tutelare l’interesse pubblico, vista l’assenza del Comune e Tper, che la procura aveva indicato come persone offese nella richiesta di rinvio a giudizio» aggiunge Morace.

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People Mover: il 7 Novembre è importante esserci

http://www.coalizionecivica.it/people-mover-il-7-novembre-e-importante-esserci/

People Mover: il 7 Novembre è importante esserci

“Sutti e Collina hanno commesso turbativa d’asta con la sponda dell’amministrazione comunale”. Così è cominciata l’arringa del Pubblico Ministero durante l’ultima udienza del processo penale in corso nei loro confronti, oltre che dell’ex Sindaco Delbono.

Le prove a sostegno di questa tesi sono state prodotte durante il dibattimento, e quindi con ogni probabilità si avvicina la sentenza di condanna di primo grado per i principali protagonisti di questa triste vicenda.

Durante l’udienza di lunedì prossimo 7 novembre, parleranno le Parti Civili: l’impresa Acciona-Ghella che perse il bando e l’Associazione Primavera Urbana in rappresentanza del Comitato No People Mover.

L’appuntamento del 7 novembre non può essere disertato: non basta la solidarietà virtuale, occorre la presenza dei cittadini per far sentire la nostra voce.

Sarà dunque un’occasione importante che tutti i bolognesi avranno per dimostrare “fisicamente” ai giudici, che esiste una città diversa che si è sempre opposta a questa grande opera, paradigma di un sistema economico e politico perverso, un opaco intreccio di interessi ben lontani dal bene comune.

Diremo tutti insieme che esistono le prove del reato!

Piero Collina di CCC e Francesco Sutti (ATC oggi TPER) conclusero un accordo occulto che tagliava fuori la società competitor Acciona-Ghella dalla gara per l’assegnazione della costruzione e gestione del People Mover. Inoltre, tale accordo di fatto condannava ATC a sobbarcarsi interamenti tutti i costi di costruzione del People Mover, oltre che i rischi di gestione connessi: si parla di una spesa complessiva di 130 milioni di euro di denaro pubblico alla quale si aggiunge un buco milionario che peserà per i prossimi 40 anni sul Comune di Bologna.

Niente male per un’amministrazione strozzata dai vincoli di finanza pubblica e che non risolverà i bisogni di un collegamento veloce tra Aeroporto e Stazione Centrale.

Francesco Sutti e Piero Collina agirono spalleggiati dal Sindaco Delbono – ricordiamo però che la genesi del progetto è da addebitare a Sergio Cofferati – con l’aiuto di alcuni dirigenti comunali compiacenti.

L’unica dirigente che “dimostrò competenza” fu Sonia Bellini – a capo dell’ufficio Aziende Partecipate del Comune di Bologna – che per iscritto evidenziò gli articoli di legge che si stavano violando nell’iter burocratico e si rifiutò di firmare il via libera al People Mover.

Sonia Bellini fu trasferita al Quartiere San Donato dalla giunta Delbono neo eletta, non di certo una promozione, e la sua sostituta non ebbe problemi a firmare un documento che a parere della Bellini -e della Procura- era illegale.

Altro protagnista di questa triste storia è l’Ing. Cleto Carlini capo del Settore Mobilità del Comune di Bologna. L’arringa del suo difensore si è basata su una tesi a dir poco imbarazzante: “Carlini è un ingegnere chimico quindi non poteva essere né consapevole né competente in quella materia”.

La domanda che sorge spontanea è questa: se lo stesso avvocato difensore sostiene l’ignoranza di Carlini, cosa ci fa ancora il suo assistito a capo del settore Mobilità?

E’ arrivato il momento di andare oltre l’indignazione urlata o anche solo pensata. Ognuno di noi dovrebbe uscire di casa, prendersi un permesso dal lavoro o comunque trovare il modo di essere presente alla prossima udienza, dove per legge avremo finalmente modo di dire che questo sistema è malato e va condannato perché da impuniti questi signori rifaranno gli stessi errori.

Vi aspetto LUNEDì 7 NOVEMBRE ore 9.00 presso il Tribunale di Bologna in Via Farini – Aula 11 secondo piano.

Lorenzo Alberghini

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«Accordo occulto sul People Mover». La procura chiede cinque condanne

Articolo di Cristina DegliEsposti pubblicato sabato 22 ottobre 2016 da il Resto del Carlino – Bologna.

«Accordo occulto sul People Mover». La procura chiede cinque condanne

Un anno e quattro mesi per l’ex sindaco Delbono. «Lui sapeva»

Un «accordo occulto», «un’associazione temporanea d’impresa tra Atc e il consorzio Ccc» di fatto costituita prima del bando per il People Mover, la monorotaia che collegherà l’aeroporto alla stazione. E di quel patto il sindaco «era pienamente a conoscenza». Questi i punti fermi dell’accusa nel processo per turbativa d’asta e abuso d’ufficio nell’appalto per la maxi infrastruttura, vinto da Ccc, adesso alle battute finali. Ieri, al termine di una requisitoria di oltre sei ore, i pm Giuseppe Di Giorgio e Antonella Scandellari hanno chiesto cinque condanne per i sette imputati: un anno e quattro mesi per abuso d’ufficio per l’ex sindaco Flavio Delbono e l’ex assessore comunale al Bilancio Villiam Rossi; un anno e sei più 800 euro di multa per turbativa e abuso d’ufficio per l’ex presidente di Ccc Piero Collina e di Atc Francesco Sutti; un anno per la dirigente comunale alle Partecipazioni Francesca Bruni per abuso d’ufficio; chiesta l’assoluzione, invece, per Patrizia Bartolini, all’epoca direttore del settore Lavori e opere pubbliche e presidente dell’autorità di gara del bando e Cleto Carlini, direttore del settore Mobilità urbana. Secondo il pm Di Giorgio, «Atc di fatto finanzia fin da subito il 25% dell’operazione, neutralizzando così i rischi d’impresa di Ccc» e «stravolgendo lo spirito della concessione». Come? «Attraverso un accordo di riservatezza, sottoscritto nell’ottobre 2008» che sanciva di fatto la nascita di «un’Ati occulta». In sostanza, per la procura non avrebbe mai potuto vincere un soggetto diverso da Ccc che poteva contare su «un insider, Atc» in grado di avvantaggiarlo rispetto ad altri concorrenti, come gli spagnoli di Acciona (parte civile insieme con Primavera urbana). Il fatto che Atc, alla fine, non abbia partecipato alla gara è stata «solo una dissimulazione». Il patto c’era e per Di Giorgio si perfeziona il 13 gennaio 2010 con la nascita di Marconi Express, motivo per cui il pm ha chiesto al collegio di tener conto dell’estensione del reato oltre i termini dell’imputazione, sollevando la protesta delle difese. «L’offerta economica di Ccc è ‘schiacciata’ sui minimi proprio in virtù di quell’accordo – ha detto la Scandellari – altrimenti non sarebbe stata realistica», perché con una redditività troppo bassa. E in Comune «Delbono era pienamente a conoscenza dei fatti, così come Rossi» perché «avevano avuto modo di interloquire con Sutti», ha aggiunto Di Giorgio. Dopo i pm ha preso la parola l’avvocato Guido Magnisi, difensore di Carlini, chiedendo per l’assistito l’assoluzione perché il fatto non sussiste, sostenendo che a carico del dirigente «ci sono solo opinioni».

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People mover, chieste 5 condanne: «Da Delbono copertura politica»

Articolo di Gianluca Rotondi pubblicato sabato 22 ottobre 2016 dal Corriere di Bologna.

People mover, chieste 5 condanne: «Da Delbono copertura politica»

Pene da 18 mesi per Sutti e Collina. I pm: «Patto collusivo per pilotare la gara»

Il processo sul People mover arriva a un punto di svolta. A 5 anni dall’inizio dell’inchiesta, dopo 16 mesi di dibattimento e decine di udienze, e con la scure della prescrizione dietro l’angolo, i pm Giuseppe Di Giorgio e Antonella Scandellari hanno consegnato ai giudici le loro conclusioni sulla gara ritenuta pilotata e aggiudicata nel 2009 al Consorzio di cooperative di costruzione (Ccc) per la costruzione e la gestione della monorotaia che dovrà collegare aeroporto e stazione. Un progetto accompagnato da forti polemiche che solo ora sta muovendo i primi passi. Al termine di una requisitoria fiume durata oltre sei ore, i pm hanno chiesto cinque condanne e due assoluzioni per i reati, contestati a vario titolo, di abuso d’ufficio e turbativa d’asta. La richiesta più alta, 1 anno e 6 mesi, è arrivata per Francesco Sutti e Piero Collina, ex presidenti di Atc e Ccc, protagonisti del presunto patto occulto secondo cui la societa di trasporto pubblico non avrebbe partecipato alla gara per poi formare con Ccc, nel gennaio 2010, la società di progetto Marconi Express. L’accusa ha chiesto invece 16 mesi per l’ex sindaco Flavio Delbono e l’ex assessore al Bilancio del Comune Villiam Rossi, e un anno per la dirigente Francesca Bruni, il cosiddetto livello politico dell’inchiesta. L’assoluzione è stata invece avanzata con la vecchia formula dell’insufficienza di prove per altri due dirigenti, Cleto Carlini e Patrizia Bartolini. Ieri in aula il pm Di Giorgio ha ripercorso l’iter per l’assegnazione dell’appalto in project financing da 100 milioni, concentrandosi in particolare «sull’accordo collusivo e segreto teso a pilotare l’esito della gara» tra Sutti e Ccc e sui famosi patti parasociali (modificati dopo l’inchiesta) che avrebbero consentito al colosso cooperativo di sfilarsi dalla gestione dell’opera trasferendo tutti i rischi su Atc, azienda a partecipazione totalmente pubblica con il Comune maggiore azionista. «Una dinamica fraudolenta ma raffinata che ha portato allo sviamento della gara e allo stravolgimento dello spirito della concessione», ha detto il pm che ha chiesto ai giudici di spostare la commissione della turbativa d’asta al gennaio 2010, data della costituzione di Marconi Express, per allungare i tempi di prescrizione. Una richiesta fortemente contrastata dalle difese. Secondo la pm Scandellari «il patto occulto ha consentito a Ccc di presentare un’offerta economica schiacciata ai minimi perché poteva contare sull’ingresso di Atc: sapeva che una volta costruito non si sarebbe accollata i rischi di gestione». Poi i pm hanno affrontato le posizioni degli amministratori, con «il Comune che ha garantito la copertura dell’operazione e gestito la vicenda in modo compiacente», nonostante le criticità rilevate da una dipendente dell’ufficio gare del Comune: «Si rifiutò di firmare ma sindaco, assessore e tecnici rimasero sordi ai suoi rilievi, l’unica risposta fu il suo trasferimento». Il via libera sulla regolarità dell’operazione la diede secondo l’accusa la Bruni, «che si è prestata a decretarne la regolarità». Di qui la richiesta di condanna. Per i magistrati l’ex sindaco Delbono, che si è sempre difeso sostenendo di aver ereditato il progetto dalla giunta Cofferati e di non aver avuto alcun peso decisionale, «aveva una responsabilità politica e nella sua veste ha dato il placet al progetto, perché questa operazione non poteva non avere copertura politica». Dopo la requisitoria sono iniziate le arringhe delle difese. Ha parlato il legale di Carlini, avvocato Guido Magnisi, che ha chiesto l’assoluzione perché il fatto non sussiste o per non aver commesso il fatto, sostenendo che a carico del dirigente «ci sono solo opinioni ». Mercoledì toccherà alle parti civili (avvocato Domenico Morace) e ai legali degli altri imputati (avvocati Trombetti, Insolera, Giampaolo).

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