Articoli con tag Procura di Bologna

La spagnola Acciona: «Valutiamo la causa civile»

Articolo pubblicato venerdì 9 dicembre 2016 da il Resto del Carlino – Bologna.

La spagnola Acciona: «Valutiamo la causa civile»

Il primo round, quello penale, è finito con una schiacciante vittoria degli imputati, tutti assolti. Ma la partita giudiziaria del People mover è tutt’altro che finita. Restano infatti aperte sia la strada della Corte dei conti sia quella (eventuale) dei risarcimenti civili, al netto del possibile ricorso in sede penale della Procura che però appare difficile vista l’imminente prescrizione. I pm contabili aprirono un fascicolo nel lontano 2014 a carico della giunta Delbono e ora il processo è entrato nelle fasi decisive: dall’iniziale richiesta di 15 milioni di euro di danno erariale, si è passati a 5 milioni e la sentenza è attesa nei primi mesi del prossimo anno. Quanto al processo civile, l’assoluzione penale non impedisce alla società spagnola Acciona, perdente nella gara d’appalto contestata, di citare Ccc e Tper per ottenere i danni. In sede penale avevano chiesto 1,4 milioni. «Valuteremo se fare causa – dice Fernando Minguez, direttore per l’Europa di Acciona – dopo aver letto le motivazioni dell’assoluzione. Non lo escludo, ma per ora non abbiamo deciso».

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L’ex presidente del Ccc, Collina: «Tutte le indagini sulle grandi opere sono finite in niente»

Intervista di Simone Arminio pubblicata venerdì 9 dicembre 2016 da il Resto del Carlino – Bologna.

L’ex presidente del Ccc, Collina: «Tutte le indagini sulle grandi opere sono finite in niente»

«Oggi non posso che essere felice, perché dopo diverse indagini e tanti anni duri, di attesa, l’esito è sempre lo stesso. Il migliore di tutti: assolto, perché il fatto non sussiste». Ha festeggiato, ieri, Piero Collina, cooperatore di lungo corso, fino al 2015 presidente del Consorzio Ccc, indagato e assolto due volte: sul Civis e, mercoledì, sul People Mover.

Collina, se l’aspettava?

«Ero fiducioso di avere agito nel giusto, perciò mi aspettavo una soluzione positiva. Ero comunque pronto anche a formule meno piene, per questo sono molto felice».

Oltre alla felicità c’è chi fa di più: lei pensa ci fossero i presupposti per indagarla?

«Non mi piacciono le dietrologie. Posso solo registrare che ci sono stati anni in cui tutto ciò che avesse a che fare con i trasporti, in questa città, è stato investito da indagini, tutte finite in nulla».

Sotto accusa c’era anche un certo rapporto con la politica.

«L’unico punto di contatto con la politica, nel mio caso, fu l’esposto su nostre presunte irregolarità nell’appalto per il People Mover, presentato dall’allora consigliere comunale Corticelli. La procura ha indagato per anni e accertato che tutto si svolse in maniera regolare. Certo, se non ci fosse stato quell’esposto avremmo perso meno tempo. Ma non importa».

E dell’inchiesta sulla Colata di Idice cosa pensa?

«È una storia che conosco poco. L’ho letta sui giornali. Una vicenda complessa e – se le assoluzioni verranno ufficializzate – probabilmente un po’ esagerata».

Tutti assolti: le coop potranno rialzare la testa.

«Guardi che le coop la testa l’hanno sempre tenuta alta».

Nonostante le indagini?

«Quando si è molto bravi e perciò competitivi sul mercato, difficoltà di questo genere si mettono in conto».

Competitivi o privilegiati?

«Il nostro livello consortile permette alle singole unità di rafforzarsi molto e meglio di altri. Un sistema lecito, che a volte qualcuno interpreta male. Da qui le inchieste. E le assoluzioni».

Fare lobby all’americana, come ha fatto Legacoop, insomma, è lecito.

«Vorrei ben vedere: la Lega è il nostro organismo di rappresntanza. Se non difendesse gli interessi delle proprie iscritte, rispettando le leggi, sarebbe un problema».

Assoluzioni a parte, il danno di immagine rimane?

«Sono stati anni molto difficili per noi. Ma ci rialzeremo in fretta: una reputazione che si fonda sui giudizi del tribunale, d’altronde, ha basi molto più solide».

 

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«Il vuoto della politica ha creato un mostro»

Articolo di Gilberto Dondi pubblicato giovedì 8 dicembre 2016 da il Resto del Carlino – Bologna.

«Il vuoto della politica ha creato un mostro»

«Quando c’è un vuoto della politica si generano mostri giudiziari». Per commentare l’esito del processo l’avvocato Guido Magnisi, legale di Cleto Carlini, cita Goya, riadattando la famosa frase alla situazione della giustizia bolognese. Un citazione colta, che non nasconde la durezza dell’attacco alla Procura: «L’errore storico-politico è quello di partire dall’ambiente, dal contesto socio-politico, per costruire i reati». Magnisi ha difeso, nel corso degli anni, l’ex sindaco Giorgio Guazzaloca, l’ex assessore Luisa Lazzaroni (giunta Delbono) e ora Carlini. «Io non giudico la Procura, guardo i risultati. Ed è ben curioso – conclude – che lo stesso risultato ci sia stato per tre amministrazioni di colore diverso, che hanno subito anni di sofferenza, costi umani, sociali e politici». L’avvocato Gaetano Insolera, difensore di Delbono, ha invece risposto piccato ai giornalisti, che chiedevano un commento sulla formula della vecchia insufficienza di prove della sentenza, definendoli «chaperon dei pm», poi si è allontanato. Gli altri avvocati, big del foro come NicolaMazzacuva, Paolo Trombetti, Filippo Sgubbi e Gino Bottiglioni hanno sottolineato i «costi umani e le sofferenze patite in questi anni dagli imputati». «La formula con cui si è concluso, giustifica ampiamente che il processo doveva essere fatto – commenta il procuratore capo Giuseppe Amato –. Del resto c’era stato già il vaglio del giudice dell’udienza preliminare. Se faremo appello? Dovremo tener conto dell’imminente prescrizione». Infine il comitato No People Mover, assistito dall’avvocato Domenico Morace: «Sono emersi fatti gravissimi – dice il presidente Lorenzo Alberghini – che questo verdetto non spiega».

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People Mover: il fatto non sussiste. Assolti dopo tre anni tutti gli imputati

Articolo di Gilberto Dondi pubblicato giovedì 8 dicembre 2016 da il Resto del Carlino – Bologna.

People Mover: il fatto non sussiste. Assolti dopo tre anni tutti gli imputati

Delusi i contrari all’opera. Delbono: «La sentenza si commenta da sé»

Finisce con gli abbracci degli imputati e la delusione degli attivisti anti-People Mover, arrivati in tribunale per assistere al tanto atteso verdetto. Una sentenza che segna l’ennesima sconfitta della Procura nei processi su appalti e politica. Si è infatti concluso con un’assoluzione generale il processo che vedeva sette persone, fra cui l’ex sindaco Flavio Delbono, accusate (a vario titolo) di turbativa d’asta e abuso d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta dei pm Antonella Scandellari e Giuseppe Di Giorgio sulla monorotaia che collegherà la stazione all’aeroporto. Per l’accusa, quel bando fu pilotato per far vincere la cordata formata dal Ccc, il Consorzio cooperative costruzioni, e l’Atc (ora Tper), con l’avallo del Comune. Un patto occulto a scapito dei concorrenti spagnoli di Acciona. Ma questa tesi non ha retto e ieri mattina, a 5 anni dall’inizio dell’inchiesta e dopo decine di udienze, il collegio dei giudici presieduto da Luisa Raimondi ha assolto tutti perché il fatto non sussiste, con la formula della vecchia insufficienza di prove. Assolti, dunque, Delbono e l’ex assessore Villiam Rossi (per i quali i pm avevano chiesto un anno e 4 mesi), gli ex presidenti di Ccc eAtc, Piero Collina e Francesco Sutti (un anno e sei mesi), e i dirigenti comunali Francesca Bruni (un anno), Cleto Carlini e Patrizia Bartolini (per loro i pm avevano chiesto l’assoluzione). Dopo il verdetto è partito un piccolo applauso, con abbracci fra gli imputati e i loro parenti e colleghi presenti in aula. Grande sconforto, invece, fra i 15 attivisti del comitato No People Mover. Ora la palla torna alla Procura, che valuterà se fare appello, ma fra pochi giorni scatterà comunque la prescrizione dei reati. Resta poi aperta l’inchiesta bis sulla prosecuzione dei lavori nonostante il processo, ma ora anche quella pare avviata verso un binario morto. «Una sentenza che si commenta da sola – dice Delbono, dimessosi nel 2010 per il Cinzia-gate –. Se dopo tre anni di indagine e uno e mezzo di processo, decine di testimoni e migliaia di carte, il fatto non sussiste per nessuno… Fate voi… Mi sarei sentito più risarcito se il processo non ci fosse mai stato, dato che non c’erano elementi per farlo». Soddisfatto anche il sindaco Virginio Merola: «Questa sentenza chiude positivamente una tormentata vicenda».

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La notte delle inchieste sul «sistema-Emilia»

Articolo di Gianluca Rotondi pubblicato giovedì 8 dicembre 2016 dal Corriere di Bologna.

La notte delle inchieste sul «sistema-Emilia»

Da Di Nicola ad Alfonso, dal dialogo fra palazzi alla linea dura, fino ad Amato e al suo nuovo corso: basta fascicoli dai contorni labili

La sentenza sul People mover spedisce sul binario morto un altro processo eccellente, forse l’ultimo ancora in piedi che metteva nel mirino un intero sistema di potere e le presunte connivenze tra amministrazioni e cooperative. Se non è il crepuscolo delle inchieste «politiche», il sipario su una stagione segnata da scandali e accuse poi naufragate, poco ci manca. È un fatto che, tranne qualche rara eccezione, negli ultimi sette anni le più importanti inchieste sulla pubblica amministrazione siano state azzerate dai giudici. Il rosario da sgranare, tra assoluzioni e prescrizioni, è lungo. Il Civis, il People mover, l’incarico alla storica segretaria di Bersani, Zoia Veronesi, naturalmente Terremerse, versante Vasco Errani, i bandi per i vari Global Service, il sistema regionale degli accreditamenti per le cliniche, l’appalto per la centrale tecnologica del Sant’Orsola, almeno in parte i processi con al centro il Cipea di Gianluca Muratori (che hanno se non altro accertato episodi corruttivi) e da ultimo, e ancor prima di arrivare davanti a un giudice, l’indagine sulla Colata di Idice. Un discorso a parte merita la maxi inchiesta sulle presunte spese pazze dei consiglieri regionali, comune peraltro alle Procure di mezza Italia e per buona parte ancora sottoposta al vaglio dei giudici in dibattimento. Ci sono state assoluzioni ma anche condanne e patteggiamenti decisi da giudici spesso diversi. La sensazione è che con la sentenza di ieri si chiuda dunque una lunga stagione che ha scavato un solco tra magistratura e politica, mai nemmeno sfiorata dagli scandali prima di allora e comunque poco abituata a farsi giudicare. Sette anni di inchieste sulla pubblica amministrazione, indagini infinite, sequestri milionari concessi e poi cassati, costi umani e costi vivi sostenuti per intercettazioni, consulenze e perizie. Indagini avviate principalmente dopo l’arrivo sotto le Due Torri dell’allora procuratore Roberto Alfonso che ha dato un nuovo impulso alle inchieste sui reati contro la pubblica amministrazione, raccogliendo però spesso sonore bocciature dai giudici. Prima d’allora, va detto, processi di questo tipo erano una rarità. La Procura guidata da Enrico Di Nicola non sparava certo cannonate. Nessuno insabbiava, naturalmente, ma l’interlocuzione tra palazzi era una costante. Gli esposti di opposizioni e comitati ci sono sempre stati ma spesso finivano in niente o con archiviazioni che stigmatizzavano certi comportamenti ma poi finiva lì. Proprio nel periodo di passaggio di consegne arrivò il Cinzia-gate, lo scandalo che portò alle dimissioni dell’allora sindaco Flavio Delbono. Un vero spartiacque. Il fascicolo fu avviato all’archiviazione, un gip lo rimandò indietro e venne affidato a un nuovo pm. Il resto, patteggiamento compreso, è storia nota. L’inchiesta su cui la Procura guidata da Alfonso ha forse investito di più è quella che ha coinvolto il governatore Vasco Errani fino a spingerlo alle dimissioni. Un’accusa tenacemente sostenuta dai pm e oggetto di ribaltamenti e sentenze contrastanti. Fino all’assoluzione definitiva che ha fatto (di nuovo) saltare il tappo e salire sulle barricate un’intera classe politica che inorridiva alla sola idea che si potesse processare l’esponente di spicco di un partito che ha governato pressoché ininterrottamente in Regione. La graticola è toccata anche all’ex sindaco Giorgio Guazzaloca con un’accusa di corruzione portata avanti ostinatamente, nonostante le pronunce avverse dei giudici del Riesame, e poi abbandonata strada facendo mentre il processo sul Civis si avviava alla prescrizione. Ora con l’arrivo del procuratore Giuseppe Amato la Procura cambierà di nuovo strada, dicono avvocati eccellenti e addetti ai lavori. Niente più inchieste infinite e dai contorni labili, ma tempi certi e risposte celeri. Un concetto sottolineato a più riprese nel giorno del suo insediamento e ribadito nei fatti proprio con la richiesta di archiviazione per le presunte pressioni alla sindaca Isabella Conti. È un fatto che le inchieste di questi anni abbiano se non altro avuto il merito di far emergere anomalie, storture, irregolarità amministrative, se non vere e proprie connivenze tra poteri. Ma si sono quasi sempre sfaldate alla prova dei fatti e spesso, particolare non secondario, dopo un tempo infinito. I casi Civis (con i mezzi sostituiti dopo l’inchiesta) e People mover (con i patti parasociali cambiati in corso d’opera) stanno lì a dimostrarlo. Le assoluzioni, direbbe qualche magistrato, fanno parte della fisiologia del processo. I pm indagano e se del caso archiviano, i collegi giudicano e se lo ritengono assolvono. È il segno che il sistema funziona. Il fatto è che spesso, al netto di organici carenti e personale mancante, tutto ciò avviene con tempi intollerabili.

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L’offensiva dei penalisti: «Si cercano reati ad ogni costo»

Articolo di Gianluca Rotondi pubblicato giovedì 8 dicembre 2016 dal Corriere di Bologna.

L’offensiva dei penalisti: «Si cercano reati ad ogni costo»

L’offensiva degli avvocati, alcuni tra i più influenti e noti del foro bolognese, parte pochi minuti dopo la lettura della sentenza. E mette nel mirino la Procura, non solo per il processo per il People mover che «non andava nemmeno iniziato» o per gli «enormi costi umani» sostenuti dagli imputati rimasti sulla graticola per anni. Ne fanno una questione di metodo e non solo di merito. Il più agguerrito è senz’altro l’avvocato Guido Magnisi, tra i più presenti nei processi per i reati contro la pubblica amministrazione. Ha appena ricevuto il ringraziamento del dirigente Cleto Carlini, che pure aveva incassato la richiesta di assoluzione dei pm. Il discorso è più generale, tocca corde delicate e si dipana su tre diversi casi «politici» che hanno coinvolto amministratori diversi: «Carlini mi ha appena detto “mi hanno restituito quattro anni di vita”, la stessa cosa me la disse l’ex sindaco Guazzaloca e poi ancora la Lazzaroni (ex assessore al Welfare coinvolta e poi assolta per il caso Cinzia-gate, ndr), tre persone che lavoravano in amministrazioni diverse. Questo per dire che non è un problema di colore politico. Dico, citando Goya, che quando c’è un vuoto della politica si generano dei mostri giudiziari. Mi sembra che anziché trovare il reato e poi ricostruire il contesto socio-politico, si parta dal contesto socio-politico per tentare di ricostruire i reati». Per il legale se ci sono i reati vanno ovviamente colpiti ma negli anni si è commesso «l’errore storico e politico di partire dall’ambiente per poi trovare i reati. Non entro sul lavoro della Procura ma sui risultati: è curioso che tre amministrazioni diverse abbiano subito dei costi umani e politici non indifferenti. Perché vengono descritti all’elettorato come gaglioffi ma i fatti dimostrano che non lo sono». Meno dura ma altrettanto decisa la reazione dei legali degli altri imputati: «Il processo non poteva che concludersi in questo modo. Il secondo comma? È una interpretazione su cui giocate voi giornalisti, accompagnatori dei pm», dice stizzito l’avvocato Gaetano Insolera per cui «il secondo comma non è insufficienza di prove». Gli fa eco l’avvocato Nicola Mazzacuva, legale della Bartolini per la quale lo stesso pm aveva chiesto l’assoluzione: «Siamo in linea con altri processi sulla pubblica amministrazione che forse durano troppo, ci sono persone che soffrono e il processo incide sulla loro dignità. Si discute della possibilità di bloccare prima i processi quando non ci sono elementi». Soddisfatto e lontano dalle polemiche l’avvocato Paolo Trombetti, difensore di Collina: «Ci siamo battuti molto e il risultato ci soddisfa. Il collegio di giudici è stato puntuale e diligente nello svolgere l’istruttoria dibattimentale». Per l’avvocato Gino Bottiglioni, difensore dell’ex assessore Rossi e della dirigente Bruni, «l’ipotesi d’accusa era radicalmente infondata, come abbiamo detto dall’inizio. È una sentenza che ci lascia felici dopo anni difficili».

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Il sollievo dell’ex sindaco: «La sentenza? Era scontata»

Articolo di Pierpaolo Velonà pubblicato giovedì 8 dicembre 2016 dal Corriere di Bologna.

Il sollievo dell’ex sindaco: «La sentenza? Era scontata»

Dal 17 febbraio del 2010, Flavio Delbono non è più sindaco di Bologna. Ora, con l’assoluzione «perché il fatto non sussiste» dall’accusa di abuso d’ufficio nell’inchiesta sul People mover, si recide l’ultimo filo che lo teneva legato a quella brevissima esperienza a palazzo d’Accursio. L’ex sindaco può tirare un sospiro di sollievo. «È una sentenza scontata, che si commenta da sola — dice a caldo Delbono — Ci sono voluti tre anni di indagine, due anni di processo, migliaia di carte, in definitiva quello sul People mover era un processo che non si doveva neanche fare, lo dicono pure gli avvocati». E poi: «Come sindaco ne esco pulito — aggiunge Delbono — era l’unica indagine che mi riguardava come primo cittadino. I miei rapporti con la Procura di Bologna ? Meglio non commentare, ho già dato». Quest’ultimo riferimento è all’inchiesta sui viaggi a spese della Regione — di cui Delbono era stato vicepresidente dal 2003 al 2009 — che sono costati all’ex esponente del Pd un patteggiamento a 19 mesi e 10 giorni per peculato, truffa aggravata, intralcio alla giustizia e induzione a rilasciare false dichiarazioni per le pressioni sulla sua ex compagna Cinzia Cracchi affinché tacesse sulle risorse pubbliche (21.000 euro) utilizzate per viaggi privati. Era stata questa inchiesta a portare Delbono alle dimissioni da sindaco, dopo soli sette mesi. Nel 2012 un’altra tegola, l’iscrizione nel registro degli indagati per il bando del People Mover vinto da Ccc. Da ieri, anche questa pagina si è chiusa.

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Sulla navetta per il Marconi resta aperto solo un fascicolo della Corte dei conti

Articolo pubblicato giovedì 8 dicembre 2016 da la Repubblica – Bologna.

Sulla navetta per il Marconi resta aperto solo un fascicolo della Corte dei conti

Dopo il pronunciamento dei giudici sulla vicenda penale del “People mover”, resta in piedi un’altra inchiesta che stavolta interessa la Corte dei conti, alla quale si era rivolto lo stesso autore dell’esposto alla Procura penale, vale a dire l’ex consigliere comunale Daniele Corticelli. I magistrati contabili devono valutare se ci sia stato un danno erariale e per farlo hanno indagato gran parte della ex giunta comunale retta da Flavio Delbono più la direttrice delle partecipazioni societarie Francesca Bruni. L’indagine partì nel 2014, due anni dopo rispetto a quella penale e formulò una prima richiesta di danno erariale di 15 milioni. I difensori eccepirono e i magistrati contabili ridussero poi tale richiesta a soli 5 milioni nel corso di una seconda udienza del procedimento che si è tenuta nel febbraio scorso. Contemporaneamente il tribunale presso la Corte dei conti ordinò un supplemento di indagine alla Procura contabile. Secondo le previsioni il pronunciamento definitivo della Corte dovrebbe aversi nel prossimo febbraio. La sentenza penale che ha escluso il reato dovrebbe pesare sul giudizio, benché le due magistrature siano indipendenti.

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People mover, il giudice boccia i pm

Articolo di Valerio Varesi pubblicato giovedì 8 dicembre 2016 da la Repubblica – Bologna.

People mover, il giudice boccia i pm

Dopo 5 anni e 30mila pagine di inchiesta, assolti Delbono, Sutti, Collina e gli altri imputati: “Il fatto non sussiste”. L’ex sindaco: “Una sentenza che si commenta da sé”. Merola: “Si chiude bene una vicenda molto tormentata”

«Il fatto non sussiste». Quattro parole polverizzano l’inchiesta della Procura riguardante il “People mover”, la sopraelevata in fase di costruzione che collegherà l’aeroporto con la stazione Centrale passando dal Lazzaretto. Quattro parole che danno sollievo all’ex sindaco Flavio Delbono, all’assessore al Bilancio di allora Villiam Rossi, ai funzionari Patrizia Bartolini, Cleto Carlini e Francesca Bruni oltre che agli ex presidenti di Atc Francesco Sutti e del Consorzio cooperativo costruzioni (Ccc) Piero Collina. Tutti assolti con formula piena dopo cinque anni d’inchiesta, 30mila pagine di istruttoria e una gigantesca macchina giudiziaria che ha rischiato di stritolare i protagonisti tenuti a lungo sulla graticola. Sutti e Collina erano accusati di turbativa d’asta, istigazione a delinquere e concorso in abuso d’ufficio. L’ex sindaco Delbono di abuso d’ufficio assieme al suo assessore Rossi, mentre due dei tre funzionari, Carlini e Bartolini (per i quali i Pm Antonella Scandellari e Giuseppe Di Giorgio avevano chiesto il proscioglimento un anno fa), erano accusati rispettivamente di abuso d’ufficio e turbativa d’asta il primo e di semplice turbativa d’asta la seconda. Abuso d’ufficio pure a carico di Bruni. Per tutti gli accusati la sentenza è anche la pietra tombale sulla vicenda giudiziaria visto che il procuratore Giuseppe Amato, in considerazione della prossima prescrizione dei reati, ha allontanato la possibilità di impugnare il verdetto in appello. Anche se aggiunge: «Le sentenze vanno lette e poi ci si determina se impugnarle o meno». «La sentenza si commenta da sé» si è limitato a dire Delbono sottolineando implicitamente la sua evidenza lapidaria, mentre Collina lamenta la lentezza di un iter che l’ha tenuto sub judice per troppo tempo. «Comunque una motivazione perfetta che mi mette al riparo di tanti dispiaceri. Ora che sono in pensione non mi sarebbe proprio piaciuto essere indicato come un condannato mentre porto a spasso il cane». Soddisfatti anche i difensori degli altri imputati. L’avvocato Guido Magnisi, difensore di Carlini, riadatta a commento della vicenda una celebre frase di Francisco Goya sul sonno della ragione: «Quando c’è un vuoto della politica si generano mostri giudiziari». La vicenda risale al dicembre 2009 data in cui la giunta Delbono unitamente a quella provinciale retta da Beatrice Draghetti (in un primo tempo fu coinvolto anche palazzo Malvezzi, poi prosciolto), in qualità di soci maggioritari, varano una delibera in cui l’allora Atc sarebbe stata coinvolta nella gestione della “Marconi express” la società operativa mista incaricata di costruire il “People mover” dopo l’appalto vinto dal “Ccc”. L’anno dopo, il consigliere comunale Daniele Corticelli presentò un esposto paventando gravi rovesci per l’erario se la gestione fosse stata negativa. L’inchiesta parte nel 2012 e coinvolge anche i funzionari. Carlini come dirigente del settore Mobilità, la Bruni in qualità di direttrice delle partecipazioni societarie e Bartolini in quanto direttrice del settore gare. L’ipotesi accusatoria della Procura era che esistesse un patto occulto tra Ccc e Atc per scaricare i rischi gestionali sull’azienda trasporti mettendo così al riparo le cooperative. Tale patto, per Ccc un semplice e routinario «accordo preliminare», venne poi spazzato via da un riassetto societario in “Marconi express” col quale il Consorzio cooperativo riassumeva la quasi totalità dei rischi gestionali. «Si conclude una vicenda lunga e tormentata» commenta il sindaco Virginio Merola.

 

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«Accordo occulto sul People Mover». La procura chiede cinque condanne

Articolo di Cristina DegliEsposti pubblicato sabato 22 ottobre 2016 da il Resto del Carlino – Bologna.

«Accordo occulto sul People Mover». La procura chiede cinque condanne

Un anno e quattro mesi per l’ex sindaco Delbono. «Lui sapeva»

Un «accordo occulto», «un’associazione temporanea d’impresa tra Atc e il consorzio Ccc» di fatto costituita prima del bando per il People Mover, la monorotaia che collegherà l’aeroporto alla stazione. E di quel patto il sindaco «era pienamente a conoscenza». Questi i punti fermi dell’accusa nel processo per turbativa d’asta e abuso d’ufficio nell’appalto per la maxi infrastruttura, vinto da Ccc, adesso alle battute finali. Ieri, al termine di una requisitoria di oltre sei ore, i pm Giuseppe Di Giorgio e Antonella Scandellari hanno chiesto cinque condanne per i sette imputati: un anno e quattro mesi per abuso d’ufficio per l’ex sindaco Flavio Delbono e l’ex assessore comunale al Bilancio Villiam Rossi; un anno e sei più 800 euro di multa per turbativa e abuso d’ufficio per l’ex presidente di Ccc Piero Collina e di Atc Francesco Sutti; un anno per la dirigente comunale alle Partecipazioni Francesca Bruni per abuso d’ufficio; chiesta l’assoluzione, invece, per Patrizia Bartolini, all’epoca direttore del settore Lavori e opere pubbliche e presidente dell’autorità di gara del bando e Cleto Carlini, direttore del settore Mobilità urbana. Secondo il pm Di Giorgio, «Atc di fatto finanzia fin da subito il 25% dell’operazione, neutralizzando così i rischi d’impresa di Ccc» e «stravolgendo lo spirito della concessione». Come? «Attraverso un accordo di riservatezza, sottoscritto nell’ottobre 2008» che sanciva di fatto la nascita di «un’Ati occulta». In sostanza, per la procura non avrebbe mai potuto vincere un soggetto diverso da Ccc che poteva contare su «un insider, Atc» in grado di avvantaggiarlo rispetto ad altri concorrenti, come gli spagnoli di Acciona (parte civile insieme con Primavera urbana). Il fatto che Atc, alla fine, non abbia partecipato alla gara è stata «solo una dissimulazione». Il patto c’era e per Di Giorgio si perfeziona il 13 gennaio 2010 con la nascita di Marconi Express, motivo per cui il pm ha chiesto al collegio di tener conto dell’estensione del reato oltre i termini dell’imputazione, sollevando la protesta delle difese. «L’offerta economica di Ccc è ‘schiacciata’ sui minimi proprio in virtù di quell’accordo – ha detto la Scandellari – altrimenti non sarebbe stata realistica», perché con una redditività troppo bassa. E in Comune «Delbono era pienamente a conoscenza dei fatti, così come Rossi» perché «avevano avuto modo di interloquire con Sutti», ha aggiunto Di Giorgio. Dopo i pm ha preso la parola l’avvocato Guido Magnisi, difensore di Carlini, chiedendo per l’assistito l’assoluzione perché il fatto non sussiste, sostenendo che a carico del dirigente «ci sono solo opinioni».

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