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La notte delle inchieste sul «sistema-Emilia»

Articolo di Gianluca Rotondi pubblicato giovedì 8 dicembre 2016 dal Corriere di Bologna.

La notte delle inchieste sul «sistema-Emilia»

Da Di Nicola ad Alfonso, dal dialogo fra palazzi alla linea dura, fino ad Amato e al suo nuovo corso: basta fascicoli dai contorni labili

La sentenza sul People mover spedisce sul binario morto un altro processo eccellente, forse l’ultimo ancora in piedi che metteva nel mirino un intero sistema di potere e le presunte connivenze tra amministrazioni e cooperative. Se non è il crepuscolo delle inchieste «politiche», il sipario su una stagione segnata da scandali e accuse poi naufragate, poco ci manca. È un fatto che, tranne qualche rara eccezione, negli ultimi sette anni le più importanti inchieste sulla pubblica amministrazione siano state azzerate dai giudici. Il rosario da sgranare, tra assoluzioni e prescrizioni, è lungo. Il Civis, il People mover, l’incarico alla storica segretaria di Bersani, Zoia Veronesi, naturalmente Terremerse, versante Vasco Errani, i bandi per i vari Global Service, il sistema regionale degli accreditamenti per le cliniche, l’appalto per la centrale tecnologica del Sant’Orsola, almeno in parte i processi con al centro il Cipea di Gianluca Muratori (che hanno se non altro accertato episodi corruttivi) e da ultimo, e ancor prima di arrivare davanti a un giudice, l’indagine sulla Colata di Idice. Un discorso a parte merita la maxi inchiesta sulle presunte spese pazze dei consiglieri regionali, comune peraltro alle Procure di mezza Italia e per buona parte ancora sottoposta al vaglio dei giudici in dibattimento. Ci sono state assoluzioni ma anche condanne e patteggiamenti decisi da giudici spesso diversi. La sensazione è che con la sentenza di ieri si chiuda dunque una lunga stagione che ha scavato un solco tra magistratura e politica, mai nemmeno sfiorata dagli scandali prima di allora e comunque poco abituata a farsi giudicare. Sette anni di inchieste sulla pubblica amministrazione, indagini infinite, sequestri milionari concessi e poi cassati, costi umani e costi vivi sostenuti per intercettazioni, consulenze e perizie. Indagini avviate principalmente dopo l’arrivo sotto le Due Torri dell’allora procuratore Roberto Alfonso che ha dato un nuovo impulso alle inchieste sui reati contro la pubblica amministrazione, raccogliendo però spesso sonore bocciature dai giudici. Prima d’allora, va detto, processi di questo tipo erano una rarità. La Procura guidata da Enrico Di Nicola non sparava certo cannonate. Nessuno insabbiava, naturalmente, ma l’interlocuzione tra palazzi era una costante. Gli esposti di opposizioni e comitati ci sono sempre stati ma spesso finivano in niente o con archiviazioni che stigmatizzavano certi comportamenti ma poi finiva lì. Proprio nel periodo di passaggio di consegne arrivò il Cinzia-gate, lo scandalo che portò alle dimissioni dell’allora sindaco Flavio Delbono. Un vero spartiacque. Il fascicolo fu avviato all’archiviazione, un gip lo rimandò indietro e venne affidato a un nuovo pm. Il resto, patteggiamento compreso, è storia nota. L’inchiesta su cui la Procura guidata da Alfonso ha forse investito di più è quella che ha coinvolto il governatore Vasco Errani fino a spingerlo alle dimissioni. Un’accusa tenacemente sostenuta dai pm e oggetto di ribaltamenti e sentenze contrastanti. Fino all’assoluzione definitiva che ha fatto (di nuovo) saltare il tappo e salire sulle barricate un’intera classe politica che inorridiva alla sola idea che si potesse processare l’esponente di spicco di un partito che ha governato pressoché ininterrottamente in Regione. La graticola è toccata anche all’ex sindaco Giorgio Guazzaloca con un’accusa di corruzione portata avanti ostinatamente, nonostante le pronunce avverse dei giudici del Riesame, e poi abbandonata strada facendo mentre il processo sul Civis si avviava alla prescrizione. Ora con l’arrivo del procuratore Giuseppe Amato la Procura cambierà di nuovo strada, dicono avvocati eccellenti e addetti ai lavori. Niente più inchieste infinite e dai contorni labili, ma tempi certi e risposte celeri. Un concetto sottolineato a più riprese nel giorno del suo insediamento e ribadito nei fatti proprio con la richiesta di archiviazione per le presunte pressioni alla sindaca Isabella Conti. È un fatto che le inchieste di questi anni abbiano se non altro avuto il merito di far emergere anomalie, storture, irregolarità amministrative, se non vere e proprie connivenze tra poteri. Ma si sono quasi sempre sfaldate alla prova dei fatti e spesso, particolare non secondario, dopo un tempo infinito. I casi Civis (con i mezzi sostituiti dopo l’inchiesta) e People mover (con i patti parasociali cambiati in corso d’opera) stanno lì a dimostrarlo. Le assoluzioni, direbbe qualche magistrato, fanno parte della fisiologia del processo. I pm indagano e se del caso archiviano, i collegi giudicano e se lo ritengono assolvono. È il segno che il sistema funziona. Il fatto è che spesso, al netto di organici carenti e personale mancante, tutto ciò avviene con tempi intollerabili.

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People mover, al via processo a Bologna. Ma la Regione finanzia ancora la navetta

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/04/07/bologna-via-processo-people-mover-regione-finanzia-navetta/1569788/

People mover, al via processo a Bologna. Ma la Regione finanzia ancora la navetta

Secondo i pm la gara d’appalto comunale per la navetta su monorotaia che dovrebbe collegare la stazione con l’aeroporto fu pilotata. Tra gli imputati anche l’ex sindaco Delbono. Intanto il presidente Bonaccini ha appena stanziato 20 milioni per l’opera mai iniziata

di David Marceddu

Il processo inizierà il 9 aprile: secondo i pm la gara d’appalto comunale fu pilotata. Nonostante ciò il neo-governatore Pd Stefano Bonaccini ha appena stanziato per la “grande opera” di Bologna, mai iniziata, 20 milioni di euro freschi freschi nel bilancio 2015. Questa che vi racconteremo è la storia del People mover, la navetta su monorotaia da oltre 100 milioni di euro che dovrebbe collegare stazione centrale e aeroporto Marconi in otto minuti e che, come livrea, porterà idealmente la scritta Partito democratico. Nelle ultime settimane se ne torna a parlare insistentemente. E non solo per i milioni messi dalla Regione o perché il sindaco Pd Virginio Merola ha annunciato (per l’ennesima volta) che presto i cantieri partiranno. Sono le vicende giudiziarie del trenino mai nato a tenere banco: a processo andranno infatti l’ex sindaco Pd Flavio Delbono e il capo della coop rossa Ccc, Piero Collina e molti altri nomi grossi in città. Ma ripercorriamo la vicenda.

2004-2006. Tutto inizia 11 anni fa quando a Bologna arriva Sergio Cofferati. La sua giunta comunale annuncia il progetto di un sistema di trasporto automatico (5 chilometri, tutti in sopraelevata), che con un biglietto da 7 euro dovrebbe trasportare i passeggeri che arrivano in aereo e hanno fretta di prendere il loro treno o viceversa. Poche migliaia di passeggeri al giorno insomma, si pensa soprattutto ai viaggiatori d’affari. E gli altri passeggeri più “lenti”? Per loro c’è il bus (il BLQ, tuttora in funzione) o il taxi. Qualcuno fa notare all’assessore Maurizio Zamboni che vicino alla pista di decollo passa già la linea ferroviaria Bologna-Verona: con una diramazione dei binari o con un piccolo bus o ancora con un sistema di tapis roulant (si parla di poco più di un chilometro) la gente arriverebbe in aeroporto al costo di un euro o poco più. Troppo semplice: con l’annuncio del People mover quell’idea viene abbandonata. Intanto le coop rosse edilizie drizzano le orecchie: “Siamo interessati al People mover”, spiega Paolo Cattabiani allora presidente regionale di Legacoop.

2007-2009, i due bandi di gara. A fine 2007 è finalmente pronto il bando: a sentire Zamboni le aziende sono in fila per partecipare. È un appalto in project financing: l’impresa che vince mette i soldi e costruisce l’opera che poi gestirà per 35 anni, ripagandosi le spese. Nonostante le attese però il primo bando va deserto. Troppo rischioso, secondo le aziende. Ma la giunta Cofferati non accetta la figuraccia e ci riprova. Così nel secondo bando le condizioni per l’aggiudicatario vengono migliorate: se nell’anno non si raggiungerà un minimo di passeggeri (850 mila) il Comune dovrà mettere sino a 1,5 milioni di euro l’anno per diversi anni. E per chi vincerà ci sono i 27 milioni di euro della Regione a fondo perduto e i tre milioni stanziati dall’Aeroporto: tutti soldi pubblici. Si presentano due cordate. Una è formata dagli spagnoli di Acciona e dall’impresa romana di costruzioni Ghella. La seconda offerta è quella del Ccc di Bologna, il Consorzio cooperative costruzioni, colosso delle coop rosse edilizie, che si presenta da solo. L’offerta tecnica migliore è quella degli spagnoli, ma il Ccc fa una offerta economica considerata irresistibile. Che cosa, secondo la Procura di Bologna, ci sia dietro questa offerta lo vedremo poco più avanti. Ma intanto il 4 giugno 2009 viene firmata la Concessione a favore di Ccc: il People mover è suo.

2010. È gennaio. Pochi giorni prima che la giunta di Flavio Delbono cada per lo scandalo Cinziagate, Ccc presenta la sua società di gestione per il People mover: una società, prevista dal bando, che diventerà l’unica titolare dei contratti, dei mutui e degli obblighi della concessione. Si chiama Marconi Express, come presidente ha la manager del Ccc Rita Finzi. E qui arriva la sorpresa: come socio al 25% c’è Atc, l’azienda pubblica dei trasporti, di proprietà di Comune e Provincia. “Ma come? – obietta il consigliere di opposizione Daniele Corticelli – non doveva essere un bando in project financing, dove i soldi li mettevano i privati e il comune stava fuori?”. Corticelli va alla Corte dei conti e in Procura della Repubblica a denunciare. Quest’ultima fa partire una inchiesta.

2011. I lavori invece non partono ancora. La giunta regionale di Errani sborsa la prima tranche di 8 milioni di euro. Il sindaco Pd Virginio Merola a maggio vince le elezioni promettendo di fare la navetta, ma subito le opposizioni (su tutti il Movimento 5 stelle) e gli alleati di Sel e Idv vogliono vederci più chiaro. Non c’è infatti solo quel 25% di azioni di Atc. Peggio: i patti parasociali tra Atc e Ccc prevedono che una volta costruita la monorotaia, nel giro di pochi anni il 100% delle azioni della Marconi express passi ad Atc. Insomma il Ccc, dopo avere vinto la gara, nel giro di sei anni si sarebbe sfilato lasciando oneri e rischi di impresa alla azienda pubblica. Inoltre, secondo alcuni studi, il rischio è anche che la navetta viaggi spesso semi-vuota e che, allo stesso tempo, non riesca a smaltire i picchi nelle ore di punta. “Quali picchi?”, chiedono i cittadini. “Non ci sarà anche il BLQ per caricare i passeggeri?” Eh no. Nella concessione del People mover è infatti esplicitamente previsto che il giorno in cui la navetta partirà, il bus sia dismesso: non potrà fare concorrenza al People mover (ma qualunque azienda privata potrà metterci i suoi autobus). La città è in rivolta. Nasce un comitato No People mover.

2012. L’inchiesta dei pm Antonella Scandellari e Giuseppe Di Giorgio a fine anno porta a una decina di indagati per la vicenda dell’appalto. Nell’atto di conclusione indagini c’è la ricostruzione dei pm: il 2 ottobre 2008 Francesco Sutti, numero uno di Atc e Piero Collina, numero uno di Ccc, avrebbero stipulato un “accordo segreto” su una “partnership esclusiva” per il People mover. Per favorire questo accordo, secondo i magistrati, due funzionari comunali avrebbero predisposto un bando di gara che dava più importanza all’aspetto economico che a quello tecnico, “così consentendo a Ccc di presentare l’offerta economica apparentemente più conveniente del concorrente (Acciona-Ghella), ma reggentesi sugli accordi occulti con Atc spa”. Poi i due funzionari al momento di preparare la concessione non avrebbero posto alcun divieto o limite all’ingresso nella società di progetto per le aziende del Comune. “Atc chiedeva di entrare e prima dell’aggiudicazione della gara fissammo la quota che Atc, in caso di una nostra vittoria, avrebbe avuto nella società di gestione: il 25%. Anche noi avevamo comunque interesse ad assicurarci una società competente come Atc”, spiega Collina ai giornali. Eppure alla gara d’appalto aveva partecipato solo Ccc: nessuno sapeva dell’accordo con Atc. Ora a processo Collina e Sutti risponderanno di turbativa d’asta e abuso d’ufficio. L’ex sindaco Pd Flavio Delbono e il suo assessore al bilancio Villiam Rossi sono accusati invece solo del secondo reato per avere dato l’ok alla sottoscrizione di quei patti parasociali tra Atc e Ccc.

2013-2015. Si arriva ai giorni nostri. Il Pd vuole il People mover nonostante l’appalto sia sotto processo. Del resto alcune anomalie sembrano risolte: Ccc si è impegnata a rimanere per tutto il tempo della concessione dentro Marconi Express, mentre Atc (nel frattempo diventata Tper e partecipata in maggioranza dalla Regione) non dovrebbe superare il 25% di azioni. Ma intanto alcune condizioni sono peggiorate: per fare tornare i conti la Marconi Express ha detto che il biglietto costerà da subito 8 euro e ha ottenuto dal Comune un allungamento della concessione a 40 anni. E poi ci sono le banche: mentre scriviamo non hanno ancora dato l’ok e senza i loro soldi non se ne fa niente. Merola però preme e freme perché partano le ruspe e il governatore Bonaccini gli dà una mano con la seconda tranche di quasi 20 milioni di euro: “È una questione di competitività”. E intanto quei binari già pronti della ferrovia metropolitana sono sempre lì, a pochi metri dall’aeroporto.

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People mover, il sì mai così vicino: banche in campo per l’ok al credito

http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/cronaca/2015/25-marzo-2015/people-mover-si-mai-cosi-vicino-banche-campo-l-ok-credito-2301161521878.shtml

People mover, il sì mai così vicino: banche in campo per l’ok al credito
 
La Regione ha stanziato 20 milioni. Roversi Monaco: «Segnale positivo»
di Olivio Romanini

Se stessimo parlando di un’altra opera, di qualsiasi altra opera, si potrebbe affermare con un certo grado di sicurezza che ogni tassello del puzzle sembra ormai essere andato al suo posto e che dunque si può finalmente partire. Ma visto che stiamo scrivendo del People mover, la navetta destinata a collegare la stazione all’aeroporto, un’opera maledetta ferma sulla casella del via da dieci anni, qualche prudenza in più è d’obbligo. L’ex assessore comunale Maurizio Zamboni, il primo a lavorarci (sembra da prima che Romano Prodi lanciasse l’idea) traduceva scherzosamente il nome dell’infrastruttura in «avanti popolo», ricordando la sua fede politica ma anche la fatica di andare avanti con la missione. Ora però sembra che si sia arrivati vicini alla partenza dei cantieri.

Qualche giorno fa la Regione ha confermato a bilancio uno stanziamento di circa 20 milioni che si vanno aggiungere ad altri 8 già erogati per la monorotaia. Che cosa è successo? Una parte del finanziamento originario disposto anni fa dalla giunta Errani era legato a fondi strutturali europei che potevano essere spesi solo se i lavori dell’opera fossero finiti entro il 2017. Diciamo che era un po’ rischioso visto che devono ancora cominciare. Di fatto quei soldi sono stati persi perché l’opera, per svariate ragioni, è rimasta impantanata per anni e la Regione ha dovuto tirarne fuori di propri che ora potranno essere spesi senza scadenze di termine. Questo intervento, certo non sbandierato ai quattro venti, pare aver di fatto sbloccato la situazione e avere dato la sufficiente tranquillità al pool di banche che deve finanziare l’opera che ha un costo che si aggira intorno ai 110 milioni di euro.

Non è un caso che proprio tra questa e la prossima settimana le tre banche coinvolte nel finanziamento, e cioè Intesa, Unipol e Unicredit, abbiano convocato i loro comitati crediti che saranno chiamati a decidere se approvare le delibere con le quali si stanzia il finanziamento. Siamo dunque alla stretta finale. I comitati crediti sono sovrani nella decisione, ma la sensazione è che siamo prossimi alla fumata bianca. Lo stanziamento di viale Aldo Moro, ha spiegato ieri Fabio Roversi Monaco, presidente di Banca Imi, la banca d’investimenti del gruppo Intesa-SanPaolo «è un segno molto positivo per la città e e per il suo aeroporto» Alla Marconi Express, la società che deve realizzare e gestire l’infrastruttura, vogliono prima incassare il risultato e non si sbilanciano. Che siamo agli ultimi cento metri lo conferma anche la decisione del sindaco Merola di convocare quello che si spera sia il vertice risolutivo a Palazzo d’Accursio tra il primo aprile e il giorno successivo (verrebbe da consigliare di aspettare il 2) per far partire il progetto.

L’amministrazione comunale in queste ore ha con il People mover il rapporto che i genitori hanno con i figli grandi che se la devono cavare da soli. Da un lato tifa perché si parta per davvero (i cantieri aperti prima del voto amministrativo del 2015 sarebbero un buon spot per il sindaco) e dall’altra aspetta alla finestra che Marconi Express produca tutta la documentazione necessaria per partire, consapevole che quello che doveva fare il Comune è già stato fatto. Il People mover, cinque chilometri di monorotaia sopraelevata che avrà il compito di portare in 7 minuti chi arriva alla stazione centrale e vuole andare in aeroporto, con fermata intermedia al Lazzaretto, è un’opera sfortunata che è finita anche nel mirino della Procura che ha contestato i reati di turbativa d’asta e di abuso d’ufficio per la gara bandita in project financing nel 2008. Tra l’altro il processo, che riguarda altri anche l’ex sindaco di Bologna Flavio Delbono (accusato solo di abuso d’ufficio), prenderà il via proprio nei primi giorni di aprile.

Insomma, dall’amministrazione vogliono evitare altri pasticci e in queste ultime settimane si sono dimostrati inflessibili: senza tutta la documentazione necessaria non si parte. L’amministrazione comunale vuole le massime garanzie anche perché è naturalmente preoccupata dell’impatto che potranno avere i cantieri. Il vero incubo per Palazzo d’Accursio è quello di iniziare i lavori e, per qualsiasi motivo, doverli poi sospendere. Ma una volta ottenuto il via libera delle banche non sarà difficile avere tutte le carte in regola.

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Pd, il de profundis della classe dirigente: la condanna di Errani e Delbono indagato

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/07/13/pd-il-de-profundis-della-classe-dirigente-la-condanna-di-errani-e-delbono-indagato/1059066/

Con le dimissioni del presidente della Regione e le accuse all’ex sindaco di Bologna, tramontano le figure politiche cresciute intorno a Bersani e Prodi. E ora che arrivano le primarie, Renzi vorrà un suo ‘uomo’ dietro la scrivania di viale Aldo Moro

di David Marceddu

È stata una settimana horribilis quella del Partito democratico in Emilia Romagna. Il de profundis di quella classe politica che intorno alle figure di Pierluigi Bersani e Romano Prodi aveva messo su i suoi dirigenti, che dalla fine degli anni Novanta hanno amministrato la terra più rossa d’Italia. La condanna in appello per il governatore bersaniano Vasco Errani nel caso Terremerse, le otto richieste di rinvio a giudizio per il caso People mover, con un ex sindaco prodiano, Flavio Delbono e un ex assessore imputati assieme al numero uno della coop rossa Ccc, hanno messo sottosopra la regione rossa, l’ultima Stalingrado ancora non renziana. Stavolta il lavoro per il premier che fu ‘rottamatore’ lo ha involontariamente fatto la giustizia. E ora via con le primarie: che si tratti di Stefano Bonaccini, del suo fedelissimo della prima ora Matteo Richetti, del sindaco di Imola Daniele Manca o di quello di Forlì Roberto Balzani, Matteo Renzi metterà un suo uomo anche dietro la scrivania di viale Aldo Moro. E il modello emiliano ammainerà definitivamente la sua bandiera per lasciare il posto a quello fiorentino.

La prima bomba scoppia martedì 8 luglio. È un tranquillo pomeriggio estivo e Bologna è ormai una città proiettata verso le ferie d’agosto. Sono le 14 e 52 quando si conclude la seduta a porte chiuse del processo d’appello contro il presidente Vasco Errani e due funzionari della Regione da lui guidata da 15 anni. “Il mio assistito è stato condannato a un anno con la sospensione condizionale. È una sentenza sconcertante e faremo ricorso in Cassazione”, comunica, scuro in volto, l’avvocato del politico Alessandro Gamberini. Nessuno se lo aspettava. In molti neppure si ricordavano più del caso Terremerse dal quale Errani era stato assolto nel novembre 2012. Allora il governatore di Massa Lombarda era al culmine della sua carriera politica: braccio destro di Pierluigi Bersani nella corsa a Palazzo Chigi, era pronto a diventare quello che oggi è Graziano Delrio per Matteo Renzi. L’assoluzione in primo grado, con rito abbreviato, fu veloce. Appena due giorni e via. La vittoria giudiziaria di Errani rese ancora più trionfale quella di Bersani alle primarie contro Renzi di pochi giorni dopo. Poi il tracollo. La sconfitta dell’ex segretario del Pd alle elezioni politiche del febbraio 2013 arriva come un fulmine a ciel sereno. Per Errani, che avrebbe dovuto terminare definitivamente il suo mandato a marzo 2015, la “non vittoria” di Bersani è una condanna politica. Lui, da uomo di partito quale è sempre stato, scompare dalla scena e sceglie il basso profilo. Continua a reggere la Regione, l’emergenza terremoto, la conferenza delle Regioni, ma lo fa lontano il più possibile dalle telecamere e dai taccuini.

Unico tra la vecchia guardia democratica in Emilia Romagna, Vasco non si accoda ai cosiddetti “renziani del 27 febbraio”: il segretario regionale Stefano Bonaccini, il sindaco di Bologna Virginio Merola, il segretario di Ferrara Paolo Calvano, solo per citarne alcuni, da bersaniani di ferro passano dalla parte di Renzi appena l’ex segretario cade in disgrazia politica. Errani invece gli resta vicino anche nelle ore più difficili, al capezzale di Parma nei giorni dell’ictus. Un fiero Sancho Panza a fianco al suo don Chisciotte dolorante, proprio mentre tutti abbracciano la nuova linea che viene da Firenze. La questione Terremerse intanto rimane lì in attesa del secondo grado: col ricorso in appello i pm della procura di Bologna spiegano già a febbraio 2013 di credere ancora nella colpevolezza di Errani, accusato di falso ideologico. A metà giugno 2014 l’udienza e la richiesta del sostituto procuratore generale in aula: due anni per il governatore.

Poi la sentenza, pesante come un macigno, e quelle dimissioni, arrivate così in fretta (36 minuti dopo) che è come se quelle poche righe di comunicato fossero già state scritte. Scritte e tenute nel cassetto, come fa un generale con la sua pistola. “A tutti, ancora grazie e un augurio di buon lavoro”. La seconda bomba arriva venerdì. I pm Francesco Di Giorgio e Antonella Scandellari (la stessa che indagò su Errani e Terremerse) hanno infatti chiesto il processo per otto persone nella vicenda del People mover, che del Pd è stato uno dei cavalli di battaglia in tutte le amministrazioni comunali degli ultimi 10 anni sino a quella attuale, guidata da Virginio Merola. Davanti al giudice per le udienze preliminari andranno tra gli altri Flavio Delbono, ex sindaco del Pd, Piero Collina, numero uno del Consorzio cooperative costruttori e Francesco Sutti, fino a pochi anni fa presidente di Atc, l’azienda dei trasporti bolognese.

Delbono è stato il sindaco del Cinziagate, dimessosi dalla carica dopo appena sei mesi, nel gennaio 2010. Cavallo di razza del Partito democratico emiliano, professore di economia della scuola di Romano Prodi che lo promuove per la candidatura a Palazzo d’Accursio, per anni vice proprio di Vasco Errani nella giunta regionale, Delbono è accusato ora di abuso d’ufficio. Una firma messa su un documento lo inguaia: “Non ho mai parlato di questa vicenda con Atc e Ccc, nessuno mi tira in ballo e i patti parasociali non li ho neanche letti. Pensavo si trattasse di un adempimento della gara fatta in precedenza dalla giunta Cofferati. Così non era ma l’ho scoperto dopo”, ammette lo stesso Delbono in una intervista al Corriere di Bologna.

E in effetti Delbono in questa vicenda arriva per ultimo: i padrini politici del People mover, coloro che fortemente lo vollero, furono proprio il predecessore Sergio Cofferati e il suo assessore Maurizio Zamboni. Non è stata una bella settimana neppure per le coop rosse, superpotenza economica in Emilia Romagna, ora passate ora armi e bagagli nel governo Renzi col ministro Giuliano Poletti. La stessa cooperativa Terremerse faceva parte della galassia Legacoop, mentre nel caso People mover i pm puntano tutta la loro ricostruzione sulla figura di Piero Collina. Secondo l’accusa, assieme al presidente dell’Atc, il numero uno del Ccc avrebbe istigato diversi funzionari comunali a mettere su un bando che permettesse al suo consorzio di ottenere l’appalto per poi riuscire a sfilarsi dalla gestione del People mover scaricando i costi su Atc, cioè sul pubblico. Pochi giorni prima il presidente di Legacoop Bologna, Giampiero Calzolari, aveva commentato le notizie che vedono le coop rosse coinvolte in molte importanti inchieste giudiziarie sui fatti avvenuti negli ultimi anni: Italferr, Città della salute, Mose, e a Bologna anche il Civis: “Qui appena uno alza un dito si apre un fascicolo: non va bene”, aveva commentato. Un ragionamento che, accoppiato a quello dell’assessore regionale Massimo Mezzetti (“Quella contro Errani è una sentenza viziata da un pregiudizio politico”), racconta di una classe politica ed economica dell’Emilia Romagna forse non più così “diversa”.

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